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QUEL FINE GUERRA SENZA COVID E SENZA LO ZAR CON LA STRAORDINARIA STAGIONE DEL BOOM

Attualità & Amarcord /56

QUEL FINE GUERRA SENZA COVID E SENZA LO ZAR

CON LA STRAORDINARIA STAGIONE DEL BOOM

  di Marcello Martelli

Visto che lo zar non si decide a fermare la sua guerra infame, lasciatemi ricordare il fine guerra che ho già vissuto, ora che i catastrofisti tornano addirittura a prospettare fame e tessera annonaria, mentre le nostre vecchie certezze cominciano a vacillare un po’. Impossibile non ricordare la via crucis dei nonni e da noi nipoti benestanti solo sfiorata. Quando, in molte case, non c’era l’acqua e si andava alla fontana pubblica per attingerla. Quando in paese quasi tutti lavoravano in campagna. Quando si mangiava la carne una volta alla settimana con il pranzo della domenica e tutta la famiglia riunita attorno al tavolo. Quando la prima volta mi innamorai di una biondina coetanea e, per timidezza, non seppi mai dirglielo. Quando d’estate, unico fortunato, lasciavo il paesello per una vacanza a Silvi Marina e, appena tornato, i compagni di scuola mi chiedevano com’era il mare che non avevano mai visto. Quando per la Fiat Balilla di mio padre ferma in garage senza gomme requisite dalla guerra, andammo in vacanza con la carrozza del vicino, viaggiando quasi un giorno intero. Quando non c’era il gas di Putin e, per riscaldarci, si accendeva il camino. Quando mia nonna, per farmi saltare dal letto e andare a scuola, metteva davanti alla fiamma i miei vestiti troppo freddi. Quando i più grandi di noi continuavano a partire per la guerra che stava per finire e le mamme, vedendoli andare, piangevano con dolore. Quando molti di quei giovani soldati non li vidi mai più tornare dal fronte. Questa era l’Italia fatta in maggioranza di povera gente, ma la povertà non era una vergogna, anche se non c’era il “reddito di cittadinanza”. Quando, per le feste di Natale, mio padre avvocato ospitava nel palazzo per un giorno tre bravi maestri artigiani in rappresentanza dei mille mestieri ora scomparsi. Quando di notte dai balconi del palazzo vedevamo in lontananza sulla costa adriatica i lampi dei bombardamenti lungo la Linea Gustav. Quando per strada mi trovai davanti alla scena agghiacciante di un pericoloso milite del Battaglione “M” con il mitra puntato contro un malcapitato in ginocchio che miracolosamente ebbe salva la vita. Quando leggevamo il “Segretario galante” per avere consigli su come conquistare il primo amore. Quando in casa dei suoi zii arrivava in paese il mio amichetto Tonino Valerii, poi regista famoso del cinema-western. Un dopoguerra lontano e persino romantico che, nella sbornia consumistica e mondialista di questi anni, eravamo abituati a ricordare persino con nostalgia e rimpianto. Ancora di più nei tempi del Covid e di Putin che, al contrario del dopo-guerra dei nonni, hanno portato un futuro di incognite e niente spazio per sognare.

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