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01/17/2022
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IL DISORDINE ECONOMICO HA UNA SOLUZIONE?

Economia & Finanza                     

di Mario Travaglini

Buona parte dei problemi economici attuali sono dovuti ad un mercato del lavoro che da più tempo risulta, per dirla con un eufemismo, quantomeno perturbato. La soluzione più semplice sarebbe quella di mettere fine all’interventismo dello Stato. Mi rendo conto che è facile a dirsi ma estremamente difficile da attuare. 

Partiamo da una banale considerazione preliminare: i provvedimenti adottati a causa della pandemia così come altre restrizioni ad essa connaturate hanno nociuto in modo considerevole alla nostra economia ed a quella mondiale in genere. C’è una molteplicità di fattori che potremmo  evocare ma, nella maggior parte dei casi, i lavoratori salariati non sono più disposti a rendersi disponibili ovvero  a conformarsi alle restrizioni sanitarie. Ecco perché i cargo attendono di essere scaricati e quelli vuoti non partono perché non sono riempiti, ecco perché non ci sono  camionisti in numero sufficiente per la consegna delle merci, ecco ancora perché gli articoli non arrivano sugli scaffali ovvero sulle catene di produzione. Una parte importante del problema risiede nelle restrizioni e nelle sovvenzioni adottate nel mercato del lavoro i cui dispositivi, come la cassa integrazione o il reddito di cittadinanza, hanno reso più profittevole l’inattività rispetto al lavoro. Il corollario di questa anomala situazione è dato poi dall’enorme tempo libero  di cui possono approfittare coloro che decidono di vivere di aiuti pubblici, lavorando spesso in nero o dedicandosi ad attività border line.

Trovare del personale che faccia riparazioni e assistenza dopo vendita è pressoché impossibile; cosi come difficile  è diventato per gli artigiani dello stesso settore trovare degli addetti capaci di mandare avanti il lavoro e di consegnarlo finito nei tempi contrattualmente previsti.  Non avevo bisogno di conferme ma qualche giorno addietro, parlando con alcuni dirigenti di piccole imprese, ho potuto constatare come la loro prostrazione fosse vera e reale non riuscendo a svolgere in modo produttivo la loro attività a causa della scarsità del personale. Per chi non si occupa di questioni economiche e di processi industriali potrebbe essere facile liquidare la faccenda  assumendo semplicemente un atteggiamento di indifferenza; ma chi ,invece, quei processi li studia o li descrive sui giornali economici non può girarsi dall’altra parte e far finta di niente. Secondo la teoria classica, infatti, una impresa che non riesce ad utilizzare al meglio i fattori della produzione è destinata a soccombere proprio perché i ricavi, essendo sottodimensionati rispetto alle potenzialità, non riusciranno coprirli in guisa tale da  remunerare la proprietà con profitti adeguati al rischio d’impresa corso. In altri termini e,forse, in maniera brutale : sarebbe come chi vive da solo in un  appartamento di 300 metri quadri per i quale sostiene costi superflui che neppure il piacere del mero possesso potrebbero giustificare; o,ancora, come quel ristoratore che possiede attrezzature tecniche e locali con una capacità ricettiva di 250 posti ma non riesce a fare banchetti perché non ha sufficiente personale.

Ecco perché in certi settori economici i prezzi sono destinati ad aumentare  in modo violento e rapido al fine di ripristinare la canonica legge della domanda e dell’offerta, al cui ritmo  gli imprenditori trovano difficoltà ad adattarsi proprio per l’interventismo statale di sui parlavo all’inizio dell’articolo.

Oggi dovrebbe essere chiaro che la causa di questi nuovi problemi economici, tra i quali  vanno compresi anche quelli derivanti dalle delocalizzazioni, sono la diretta  

conseguenza dell’interventismo sistematico degli stati, compreso,ovviamente, anche il nostro, Non solo ha considerevolmente perturbato gli scambi economici ma ha anche distrutto imprese e la vita di innumerevoli persone. Oggi noi stiamo attraversando una crisi economica  della quale si ha poca percezione e dalla quale usciremo solo quando gli Stati ridaranno dignità al lavoro; le statistiche e i  mercati borsistici, peraltro trainati verso l’alto da tutte quelle imprese che hanno beneficiato della pandemia, hanno mascherato  la reale gravità della situazione.  Per ristabilire la buona e sana economia di mercato occorre, a mio modesto parere, mettere fine alla politica inflazionista della FED e della BCE, stoppare le sovvenzioni  e le restrizioni alla produzione, sollecitare i consumi e, dulcis in fundo, liberare il mercato del lavoro dagli aiuti dello stato che, poi, alla fine, costituiscono il maggior impedimento allo sviluppo.

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