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12/09/2021
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L’IGNOTO BATTE NIETZSCHE. Vivere nella paura, morire da eroi

di Pierluigi Palmieri

Noi che ricerchiamo la conoscenza, ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo potuto, un bel giorno trovarci?. (F.W. Nietzsche)

Il 4 novembre appena trascorso, i titoli dei notiziari TV e dei giornali, i documentari storici, i post delle associazioni combattentistiche e, non ultimo, il film “La scelta di Maria”, hanno positivamente impressionato chi scrive, come spero sia stato per tanti altri, perché, questa volta, hanno dato la dovuta centralità all’episodio storico relativo al trasferimento della bara di un soldato italiano caduto sul fronte del Piave dal Friuli Venezia Giulia al Vittoriano di Roma. L’evento di grande spessore educativo e sociale, non è stato rievocato con l’enfasi routinaria del puro evento commemorativo. A cento anni di distanza, soprattutto tramite il film prodotto dalla RAI, l’atto di generosità di una madre giuliana che, contro ogni prassi, è chiamata a cancellare definitivamente la sua speranza di riavere le spoglie del figlio caduto al fronte, ha assunto una valenza nuova, valorizzandone l’aspetto etico.

Il 4 novembre 2021 è arrivato quando le piazze, in particolare quella di Trieste, capoluogo di quella “Venezia Giulia” teatro delle drammatiche vicende della guerra “1915-18”, ospitavano (e continuano) le manifestazioni di protesta verso le prescrizioni del governo centrale sull’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro. La contestazione, come noto, si è estesa poi, per effetto domino, ad altre città importanti come Roma e Milano con l’immancabile degenerazione in violenze e devastazioni da parte di estremisti spregiudicati, molti dei quali peraltro innalzano spudoratamente il vessillo del patriottismo. Il contrasto tra i due fenomeni balza agli occhi e diventa abbagliante quando lo si consideri proprio sotto il profilo etico-comportamentale.

I dialoghi e i monologhi di La scelta di Maria, si caratterizzano come veri e propri ammonimenti per chi oggi mostra gravissime carenze nei rapporti di comunità, eludendo misure di sicurezza e negando l’evidenza emergenziale. Quella che sarà scelta come “la Madre d’Italia”, nella parte iniziale del film manifesta un forte risentimento nei confronti dello Stato Maggiore dell’Esercito che ha voluto la guerra e ha strappato i figli, nel loro pieno vigore giovanile, a centinaia di migliaia di madri. Allo sdegno iniziale e alle battute sarcastiche (“Le madri non contano nulla perché sono donne”.,”Mi ha forse chiesto se ero d’accordo a mandare mio figlio a morire?”, “Ha mai chiesto a sua moglie cosa pensava della guerra o si faceva solo stirare la divisa?) segue la ri-lettura da parte di Maria della lettera di “commiato” di Antonio Bergamas, il figlio amico e compatriota di Nazario Sauro. Dopo l’incontro con le altre madri, selezionate per la scelta dell’unica bara da trasferire a Roma, tra cui quello molto significativo con la Contessa Anna Visentini Ferruglio, che di figli dispersi in guerra ne aveva avuti due, la Bergamas scopre finalmente nella lettera di Antonio il lucido senso del convinto messaggio del patriota che si fa portavoce dei suoi altrettanto eroici commilitoni. Conscio delle conseguenze del suo gesto le scrive così: “Sopporta la morte dell’unico tuo figlio, pensa a quante madri soffriranno come te, lo faccio per difendere tutte le madri, le sorelle, le case nostre”. Appare nitida la metafora del fronte di guerra come  uscio di casa. La casa che l’uomo sposta sulle rocce del Monte Cimone, dove perde la vita dopo aver tranciato con le proprie mani la barriera di filo spinato che impediva il transito del suo plotone intento a ricacciare indietro il nemico invasore. Maria, in seconda lettura, comprende perché suo figlio, precettato dall’esercito austro-ungarico, diserta per arruolarsi come Sottotenente in quello italiano: “ Lo faccio per difendere Gorizia e Trieste”.

La storia ci parla della decisione dell’allora Ministro Gasparotto di affidare la scelta, tra undici bare di quella da tumulare al Vittoriano, a una delle madri dei tanti caduti e seppelliti senza essere stati identificati sugli undici più cruenti campi di battaglia della Grande Guerra. L’idea centrale è che tutte le madri d’Italia debbano immaginare che al Vittoriano è sepolto il loro figlio. La scena della “scelta”, che si svolge nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921, è la più toccante. Lo diventa ancor più nel momento in cui nella pellicola vengono sovrapposte le immagini delle riprese dal vero trasmesse all’epoca dalla Settimana Incom, con quelle realizzate sul set nel 2021. Ciò ha reso l’IGNOTO, più “vivo” e più pregnante di significati. Paradossalmente tramite lui sono emerse delle verità, sono stati svelati misteri, è stata data voce a sentimenti che travalicano la normalità, anche morale e religiosa, del quotidiano. L’Ignoto/Bergamas rende leggibili i sentimenti nascosti nel cuore di ciascuno, ci dice a chiare lettere di voler salvaguardare senza paura i valori della famiglia, della casa e della comunità, che si condensano nobilemente nella parola Patria. Per sovrastare le deviazioni utilitaristiche e ogni egoismo bisogna gettar via la paura!

Tornano cosi alla mente alcuni passaggi di La genealogia della morale, dove Nietzsche attribuisce alla filosofia occidentale il tentativo di trovare il rimedio alle “paure” degli uomini verso l’ignoto, la morte e il caos. Un ignoto quello di Nietzsche legato alla paura che ha uno sfondo di carattere religioso. “La ragione umana” si spinge al confronto con Dio, con un essere capace solo di azioni altruistiche, invece di misurarsi con i suoi simili. L’uomo teme di non corrispondere alle intenzioni di Dio e sprofonda in un senso di angoscia che nella quotidianità degli avvenimenti anche piccoli pensa di riconoscere la sua collera, le sue minacce. Secondo Nietzsche, come evidenzia R. Parri in un suo recente breve saggio (La paura attravero la Filosofia) “alla naturale paura della morte, legata alla finitezza umana e quindi al senso di fragilità, si sostituisce la paura del giudizio, la paura metafisica della vendetta divina”. In altre parole la paura dell’ignoto. Ne deriva una libertà vigilata, dal cui impiego dipende il momento salvifico. Ma l’Ignoto (con la maiuscola) di cui abbiamo parlato sino ad ora è di tutt’altra specie; l’Ignoto della scelta di Maria esorcizza tutte le paure, e non è blasfemia dire che va oltre la soggezione nietzschiana alle aspettative divine. Appare chiaro come lo spirito dell’Ignoto e la particolarità della scelta di Maria vada ben oltre le paure più o meno naturali legate alla “finitezza umana”. La frase “sopporta la morte dell’unico tuo figlio” è un condensato di altruismo, di affetto filiale e di amor patrio che annulla i pur pregnanti concetti espressi dal filosofo tedesco. Ergo: l’Ignoto (milite) Antonio Bergamas batte l’ignoto di Nietzsche.

Un breve addendum.

Mi sembra che il significato di questa mia ultima affermazione venga sublimato da un dettaglio, non certo trascurabile: del film di Francesco Miccichè.  Maria riceve conferma dal Tenente Tognasso, mutilato in combattimento ad una gamba, della impossibilità di rintracciare le spoglie di Antonio, suo commilitone; dopo essere state ricomposte furono polverizzate da un colpo di cannone del nemico, assieme a quelle di altri caduti. Nello sconcerto e nell’ulteriore rassegnazione quella che è ormai divenuta “la Madre d’Italia”, riferisce all’ufficiale che l’altruismo e lo spirito di solidarietà di Antonio aveva trovato sbocco in tante altre  occasioni. Nel 1913 era sceso a Roma per “convincere la gente a liberare la Capitale  dagli austriaci” e  nel 1915 era stato ad Avezzano con il suo amico Nazario Sauro  dopo il terremoto  che aveva provocato  oltre ventimila vittime ad “aiutare quella povera gente”. Un motivo in più per porre Antonio Bergamas nell’Olimpo degli eroi italiani di tutti i tempi.

Per tutti coloro che fossero interessati allego il link dell’istituto Luce che attraverso ” La settimana INCON” produsse il filmato che racconta il trasporto del Milite Ignoto da Aquileia a Roma e la sua tumulazione nell’Altare della Patria.

https://www.youtube.com/watch?v=P2vOemaTWWw

 

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