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01/17/2022
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IL TEMPO DELLE VACCHE GRASSE NON E’ PER DOMANI

di Mario Travaglini

In molti avevano predetto una ripresa a “V” e un periodo dorato per l’economia mondiale sin dal momento in cui saremmo usciti dalla pandemia. I commentatori s’erano lasciati confondere dalle migliaia di miliardi gettati al vento o regalati sotto varie forme al sistema ed avevano addirittura pensato ad un eldorado globale come accadde dopo gli anni venti.  Le speranze a mio modo di veder  sono già da tempo evaporate e l’esaltazione della prima ora sta lasciando il passo alle difficoltà che pian piano si palesano all’orizzonte, tanto da poter affermare che le vacche grasse non arriveranno ne domani e neppure dopodomani. Certo, che ci sarebbe stata una fase di grande euforia era scontato in quanto il trogolo era stato riempito a dovere, ma la ripresa,quella vera, non arriverà subito; oggi ci dobbiamo accontentare di una  ripresa corta e altamente speculativa che si spiega con il fatto che la pandemia è una crisi esogena, una crisi arrivata improvvisamente che ha permesso agli organi di potere di introdurre misure monetarie e finanziarie eccezionali che non sarebbero state mai accettate in tempi normali. La pandemia,in sostanza, sotto l’effetto dello shock e della paura, ha fatto saltare  tutte le regole della prudenza ed ha sbloccato i bilanci degli stati attraverso una  esplosione senza precedenti delle spese che, contrariamente a quanto accade in tempi normali, sono state finanziate dalla stampa di carta moneta.  A mio parere la tendenza di lungo termine  resta sempre deflazionista. Niente è cambiato : siamo alla fine di un grande ciclo  iniziato nel 1945 che oggi si prolunga  grazie alla produzione anomala di crediti/debiti purulenti ed allo svilimento conseguenziale della moneta. Ciò che invece è cambiato è il peso della deflazione, ossia la consistenza dei debiti pubblici e privati. La sola possibilità di ritrovare un giorno  un periodo di grande benessere è legata al possibilità di eliminare dal sistema tutti gli strumenti malsani che si sono con il tempo accumulati dalla fine degli sessanta in poi. In questa situazione pensare ad avviare nuovi circoli virtuosi o crescite autoalimentate è pura utopia;  avere tassi di profitto elevati, investimenti consistenti, costanti aumenti del salario reale, il pieno impiego e nel contempo una bassa inflazione è come sognare di ritornare alla fine degli anni cinquanta, quelli, tanto per intenderci, del boom economico.

Il male del sistema è dunque profondo e mi piace riassumerlo nel seguente sintetico  modo :

  • sovra accumulazione di capitale da diversi decenni;
  • tendenza costante al ribasso del rendimento del capitale investito;
  • finanziarizzazione  dell’economia attuata con l’intento di compensare la caduta del rendimento;
  • sviluppo di una economia speculativa spesso legata a valori di borsa irreali;
  • riduzione notevole degli investimenti produttivi;
  • erosione della produttività;
  • stagnazione dei salari;
  • tentativo di impoverire sempre di più salariati e pensionati;
  • perseguimento  diabolico della finanziarizzazione  al di là dei limiti della solvibilità attraverso la monetarizzazione dei debiti degli Stati, del settore immobiliare, delle imprese, etc. etc.     

Ecco dove siamo oggi. Le difficoltà che constatiamo dal lato della offerta non sono  altro che l’effetto del rallentamento della produzione industriale, del commercio internazionale, degli investimenti delle imprese private e della crescita del PIL  reale, fenomeni, questi, già tutti presenti dal 2019 prima, cioé,dello scoppio della pandemia. In altri termini : nel 2019 la situazione economica mondiale era già abbastanza compromessa e vi erano indicatori inequivocabili che segnalavano pericoli sul versante degli investimenti e della crescita, mai cosi bassi, oltre che sul versante della stabilità finanziaria di molti paesi, tra cui l’Italia, che non si erano mai ripresi dalla crisi del 2008. Pensare, dunque, che i prossimi anni saranno in discesa e che appena dopo la pandemia l’economia potrà riprendere un trend di grande sviluppo mi sembra un esercizio inutile e assolutamente fuori dalla realtà.

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