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09/18/2021
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AEROPORTI: LA VERGOGNA DELLE CODE PER IL GREEN Q “CODE”

di Pierluigi Palmieri

Metti che un giorno decidi di prendere un aereo per andare all’estero e sei abbastanza scrupoloso da voler rispettare tutte le regole poste per evitare il contagio dal Virus Covid 19 e dalle sue varianti, che non smetterò mai di maledire abbastanza.

Per muoverti dall’Italia devi rispettare una delle tre condizioni stabilite dal nostro Governo in linea con quanto concordato in Europa. 

Bisogna quindi essere vaccinato o aver fatto un tampone molecolare nelle ultime 48 ore ovvero l’ipotesi che, credo,  pesi di più psicologicamente sull’aspirante viaggiatore,  “essere guarito dal Covid”.  Così si può ottenere la Certificazione verde Covid-19, conosciuta come GREN PASS  che ha valore in tutta l’Unione Europea (EU Digital Covid Certificate). 

Questa comprende il cosiddetto Qr CODE che deve necessariamente fare coppia con Fast Control  pass che, altro non è, se non l’omologo straniero del QrCODE italiano; quest’ultimo viene rilasciato dall’autorità sanitaria del paese che si vuole raggiungere.

Ebbene, passo  di seguito a spiegare i motivi di questo lungo preambolo a questo editoriale che, al contrario, per contingenti motivi di forza maggiore,  questa volta sarà abbastanza breve. Racconto  i risvolti assolutamente sorprendenti  del mio fresco viaggio verso la Spagna. 

Sappiamo che “QR” è l’abbreviazione di  Quick Response, che in inglese  significa “risposta rapida”.

Di norma l’aggettivo rapido, che, in termini tecnici,  i miei amici più esperti di tecnologia informatica fanno derivare dalla velocità di “decodifica” del  suo contenuto,  dimostra di attagliarsi bene al Codice.  Quotidianamente lo verifichiamo quando,passando alla cassa del supermercato e, svuotato il carrello con la spesa, ammiriamo l’abilità delle cassiere nel far scorrere le varie confezioni sull’apposito lettore.

Presumendo che negli aeroporti di tutta Europa, la rapidità della decodifica eguagliasse se non migliorasse i record delle Cassiere, ho pensato bene di arrivare in orario a Ciampino per  volare dalla mia “Lupettta” in Spagna. A Roma lunga fila, ma tempi di attesa poco al di sopra della norma per le operazioni d’imbarco, comprendenti, la decodifica del Codice spagnolo che, ripeto, viene rilasciato previa presentazione del Green Pass Italiano.

Nei limiti del tollerabile anche la mezz’ora di ritardo per il decollo.

Due ore di volo e atterraggio a Ibiza dove, come si suol dire, “casca l’asino”. Siamo scesi in circa centocinquanta,Dalla Navetta  tanti credo che siano stati i passeggeri del mio aereo e, al varco di controllo, davanti a noi si staglia una barriera umana, composta da almeno seicento persone provenienti da altri voli, accalcate in maniera indegna. Tutti in attesa di far controllare il QR spagnolo da tre signorine meno “veloci” delle cassiere già citate ( dopo “molto” scoprirò che sono state incaricate di spuntare  manualmente i controllo).

Le famose “distanze” sono state annullate dagli sprovveduti che, presi di sorpresa, cercano di avanzare a tutti i costi di qualche centimetro.

Il gomito a gomito è stato inevitabile e le mascherine abbassate  sotto il naso sono sempre più numerose come pure l’intralcio delle valigie al momento di superare il varco.

Da parte mia, avevo preso ovviamente le distanze dalla calca e avevo conquistato orgogliosamente l’ultima posizione della mia “fila”, anche se di fila o di riga non se ne distingueva ormai nessuna. Anche il “metro” come unità di misura aveva, banalmente, perso il suo vero significato.

L’attesa, in proporzione, è durata più del volo e soprattutto credo che il rischio corso dagli accalcati nella folla abbia annullato tutte le precauzioni  previste dall’uso dei CODE a risposta “veloce”.

Non senza tirare in ballo la solita “Educazione civica”, voglio concludere con la riflessione che ho fatto, una volta fuori dall’Aeroporto, accingendomi, dopo una fila più dignitosa e ordinata, a prendere il Taxi: ma se il Qr per il Fast control è stato decodificato al momento del Ceck in alla partenza, a cosa serve creare l’imbuto per centinaia di passeggeri con tre soli varchi dotati di lettore elettronico e relativa spunta “a mano”? Nonostante la domanda sia chiaramente retorica, voglio prenderla con filosofia e fornire una risposta, tra il serio e il faceto: se al CODE “veloce” nazionale si somma il CODE “fast” straniero ottieni una CODA.

Ma non si tratta solo della differenza di pronuncia della “O” (prima aperta e poi chiusa) il risultato è anche e soprattutto una vergogna!

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