PENSIERI DA RAGAZZI?

Il Dubbio /57

Pensieri da ragazzi?

di Enea Di ianni

Non c’è ottimismo in giro, in questi giorni; proprio no.

Le tensioni belliche e sociali, gli effetti di una pandemia altalenante, l’incertezza occupazionale, il caro bollette e il caro tutto non giocano proprio a favore dell’ottimismo.

Stranamente non viene a mancare, anzi torna a fiorire e a sorprenderci, tra i più giovani, i tanti ragazzi e adolescenti che si sono cimentati nella seconda edizione del Concorso “Natale al Centro”, organizzato già nel Natale 2019 dalla Diocesi di Sulmona-Valva  e tornato a fiorire di vitalità per il Natale del 2021, dopo la forzata pausa per il Covid.

Sono stati davvero tanti i partecipanti e altrettanti gli elaborati prodotti: tante “Letterine a Gesù Bambino” da parte degli alunni della Primaria (ex scuola elementare…!) e tanti elaborati per “Un sogno per il mio Natale” da parte degli alunni della Secondaria di 1° grado (ex Scuola media...!)

Senza volerlo e, sicuramente, del tutto inimmaginata, la proposta concorsuale si è rivelata una pacifica sfida al silenzio provocato e imposto dal Covid, un silenzio pesante e stressante, vigorosamente annullato dalle tantissime “voci” scritte e vivacizzate da coloratissimi disegni inneggianti certamente al Natale e a ciò che, ancora oggi, riesce a suscitare nei più giovani e nei ragazzi, fortemente attenti nell’essere messaggeri puntuali di emozioni autentiche.

In tanti hanno voluto personalizzare non solo il contenuto del messaggio, ma anche il contenente, le buste. Si legge, nelle decorazioni, uno sfogo dirompente di creatività che la DAD ha solo momentaneamente congelato  e che le nuove tecnologie  non riescono a soddisfare.

Il passaggio dalle tastiere dei telefonini, dei tablet e e dei computer alla scrittura con biro non li ha disorientati, però ha accentuato la distanza tra chi non ha mai smesso di usare penna e matita insieme a tastiere digitali e chi, invece, si è lasciato andare troppo al digitale e non sempre per volontà sua. I ragazzi e gli adolescenti amano scrivere manualmente e, quando lo fanno, riescono ad offrire contenuti che mostrano chiarezza di idee, franchezza d’animo, carica affettiva ed emotiva. Offrono anche tanta originalità.

Quando, però, l’adulto  fa capire che, forse, un testo, se scritto al computer, si presenta “meglio” ed è più funzionale ai fini di un progetto di apprendimento che rifugge dal “perder tempo”, il ricorso alla strumentistica digitale di fatto limita le occasioni di “scrittura manuale”, di quella scrittura che si porta dietro anche un “pensare manuale”, fatto non solo di parole, ma di cancellature e strani segni, di sovrascritture, frecce e freccette, di ripensamenti ulteriori, limature stilistiche e lessicali.

Non è stato facile, è vero, imparare a scrivere; è stato difficile e per qualcuno ha significato un dramma serio perché non ha coinciso con il suo essere sinistro, ma con una lunga, vessata forzatura e tante strategie di bassa lega perché usasse la mano destra.

Per vezzo, da insegnante ho favorito la scrittura per “ambi-destri” concordando, con gli alunni, spazi didattici riservati a piccoli esercizi di matematica o di italiano col “cambio mano”, con l’uso della destra per i “sinistri” e della sinistra per i “destri”.  Ci siamo divertiti tanto, me compreso perché anch’io svolgevo, con gli alunni, lo stesso esercizio; abbiamo anche faticato tanto nel farlo però, alla fine, una certa bivalenza manuale  l’abbiamo acquisita e non ci è affatto dispiaciuto.

I ragazzi sono stati schietti e non hanno usato mezzi termini. Il loro è un mondo ricco di valori per cui  sorprendono per la determinazione e per come rifuggono dal fare ricorso a “patinature” che sanno di diplomazia.

Vogliono, e lo dicono, “Capi di Stato onesti…”; desiderano un orologio  capace di essere spostato all’indietro “per tornare a rivivere il passato  e poter apprezzare meglio il presente”.

Sognano “una scala tra cielo e terra” per tornare, almeno una volta all’anno, ad incontrare i nonni  scomparsi e “giocare con essi…!”  Sono innamoratissimi dei nonni, davvero tanto; apprezzano la loro sincerità, la loro disponibilità ad immergersi nel mondo infantile senza limitazioni di sorta.  Li ricordano sorridenti, solari, disponibili sempre e, di sicuro, più dei genitori, indaffaratissimi e seriosi.

Sperano possa esserci amore vero per gli animali, rispetto per l’ambiente e, intanto, chiedono a Gesù “il coraggio di chiedere scusa” e la restituzione di tutti gli abbracci sottratti dal Covid.

Sono convinti i ragazziche, con l’aiuto del Bambinello, possano finire, finalmente, il bullismo, la didattica a distanza, la pandemia e cessare per sempre “i trilli” delle suonerie dei cellulari, “insopportabili segnali di messaggini in arrivo !”

Non mancano, e sorprendono, alcune loro domande, legittime e spontanee, tanto vicine anche alle nostre: “Perché la gente uccide?…” “Come si vive in cielo?…  e, ancora, un dubbio umano: “Sei risorto solo? Chi ti ha aiutato?”

Non è mancato il tormentone di un anno, lo stesso che ha turbato, e turba, per ragioni diverse, il sonno di tanti, italiani e non: “Ma Tu il vaccino lo fai?”

Chiudo con la richiesta di una ragazza di terza Media (Secondaria di 1° grado), vincitrice, una richiesta che faccio mia senza fatica: “L’abolizione di tutte le ingiustizie” perché “…non è colpa dei fuggitivi che scappano dalla legge se la legge è ingiusta!?!”  Sono davvero grandi, i piccoli!

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