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TRASFORMAZIONI. IL PASSAGGIO DALL’APPRENDIMENTO ALLA CRESCITA

Benessere Psicofisico / 47

di Lorena Menditto

            

Supponiamo che un pittore veda un sentiero in un campo di papaveri e lo dipinga (…) malgrado le differenze tra un campo di papaveri ed una tela, malgrado la trasformazione che l’artista ha effettuato in ciò che ha visto, per fargli assumerne la forma di un quadro, qualcosa è rimasto inalterato. Il riconoscimento dipende da questo qualcosa!”

(R. Bion)

  • La combinazione invariante di variabili: l’affordance di Gibson

Siamo tornati alla mèta, o meglio alla strada per poterla raggiungere.

Quand’è che il pensiero e la percezione smettono di essere tali e diventano movimento? Una simile domanda avanzata permette di sorvolare in maniera trasversale sulle teorie di base dei neuroni specchio canonici descritti dal Hideo Sakata, scienziato illuminato che, mentre studiava il funzionamento di una zona cerebrale specifica del lobo parietale, in quasi simultanea contiguità con il gruppo di ricerca di Parma (Rizzolatti, 2016), è riuscito ad isolare, non soltanto il potenziale elettrico del circuito neuronale, ma anche a comprendere come questi sistemi di scambi facciano parte di un network di collegamenti tra la zona parietale e quella motoria. Per rendere meglio l’idea che qui voglio rappresentare dovete immaginare che i neuroni che si attivano per produrre il movimento di un arto, non sono sufficienti per generare l’atto motorio. La funzionalità del movimento è collegata all’ambiente esterno che ne favorisce e di fatto, ne realizza, la finalità esecutiva. Quindi potremmo dire che i neuroni si muovono sulla base di una mappa genetica predisposta e ben definita e fino a che le vie nervose sono libere, continuano a spingere affinché il movimento avvenga senza ostacoli. Lo vediamo nei bambini piccoli e nelle loro faticose conquiste di crescita: i neuroni attendono che le vie siano pronte e fanno in modo che la spinta non risulti, per questo, vana. Il movimento nello spazio viene qualificato e selezionato da un altro tipo di neuroni, paralleli a quelli pre-motori, che sono appunto i neuroni che decifrano lo spazio che ci circonda e che viene neurologicamente compreso, come attraverso uno scanner. Potremmo anche dire in un altro modo che lo spazio viene pensato e studiato dal cervello prima di essere in qualche modo posseduto, ma questo sconfinerebbe in un campo filosofico che ci allontana, almeno in questa occasione, dal nostro scopo. Dicevamo invece che le reazioni concatenate al movimento, innescate e generate contemporaneamente da un complesso sistema di neuroni, trovano una naturale risoluzione quando l’oggetto –  come nel caso della prensione – viene raggiunto dalla nostra mano. E in questo senso il mondo fisico cospira con quello neurologico:

le qualità intrinseche dell’oggetto anticipano all’individuo la sua utilizzabilità; in altre parole i neuroni canonici modulano l’affordance nel senso che il neurone si accorda con l’oggetto e sceglie la via migliore modalità  di prensione, (ad esempio per la matita; e ancora: le affordances sono gli artefatti osservati, ossia diventano i caratteri sensoriali di un panorama, di un’opera d’arte, che possiedono per natura propria rispettivamente della caratteristiche geo-fisiche o estetiche, ma che si attivano solo in interazione con il soggetto. La percezione e il pensiero diventano movimento quando i neuroni pre-motori, quelli spaziali e quelli canonici, decidono di pensare il movimento; allora accade che il movimento diviene contenitore del pensiero, e viene da esso percepito per essere, infine, definitivamente agito cognitivamente; potremmo pensare ad una Gestalt filogenetica, dove l’aspetto strutturale genera movimenti di pensiero che non si sottraggono alla soggettività e nemmeno all’oggettività, senza per questo essere necessariamente o l’una o l’altra forma.

BONINO, S., LO COCO, A. e TANI, F, Empatia. I processi di condivisione delle emozioni. Firenze, Giunti, 1998, pag.23.

ZAKI J., WAGER T.D., SINGER T., KEYSERS C., GAZZOLA V. The anatomy of suffering: understanding the relationship between nociceptive and empathic pain. Trends Cogn. Sci. 2016

RIZZOLATTI, Giacomo, SINIGAGLIA, Corrado, So quel che fai: il cervello che agisce ei neuroni specchio. R. Cortina ed., 2006.

RIZZOLATTI, Giacomo, GNOLI, Antonio, In te mi specchio, Rizzoli, 2016.

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