HomeCulturaartiCRAZY: LA FOLLIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA IN MOSTRA A ROMA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE

CRAZY: LA FOLLIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA IN MOSTRA A ROMA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE

L’evento è di quelli imperdibili. Forse goliardicamente gli è stato dato il titolo di “CRAZY La follia dell’ arte contemporanea” e, sulla sorta di questa titolazione, la stampa si è scatenata nel trovarne le ragioni e forse, nella tacita speranza di definire o assimilare l’espressione artistica ad una forma di espressività casuale o folle. Al chiostro del Bramante la disposizione delle opere, tutte in armonia fra di loro e in perfetta sintonia con lo spazio architettonico, nonostante tutte le chiacchere sul tempo pre-post pandemia a giustificarne la realizzazione come la celebrazione della fine definitiva del tempo di rigore a cui tutti siamo stati sottoposti, è in realtà il frutto di un progetto ragionato e calcolato a tavolino, prodotto  di integrazione della contemporaneità artistica, perfettamente funzionale, alla già magnifica struttura che le ospitano. Indipendentemente dalla indubbia capacità e valore degli artisti invitati, “Crazi” è un unicum, una intera storia raccontata, da vedere e valutare nella sua interezza e complessità.

 

Il chiostro del Bramante racchiude la mostra come un prezioso contenitore per i gioielli che, nel percorso ideale pensato per il suo allestimento, da Danilo Eccher, di volta in volta si dischiude con sapienza, coniugando l’un l’altro, agli occhi del visitatore. Ventuno artisti di rilievo internazionale, più di undici installazioni specificamente progettate per lo spazio che le contiene e che, per la prima volta, invadono tutti gli spazi, esterni e interni, del Chiostro del Bramante di Roma: Carlos Amorales, Hrafnhildur Arnardуttir / Shoplifter, Massimo Bartolini, Gianni Colombo, Petah Coyne, Ian Davenport, Janet Echelman, Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young, Lucio Fontana, Anne Hardy, Thomas Hirschhorn, Alfredo Jaar, Alfredo Pirri, Gianni Politi, Tobias Rehberger, Anri Sala, Yinka Shonibare, Sissi, Max Streicher, Pascale Marthine Tayou, Sun Yuan & Peng Yu.

Così, ancora una volta, la leadership al femminile e la gestione volitiva e competente della presidente Patrizia de Marco e delle figlie Laura, Giulia e Natalia de Marco, di  Dart – Chiostro del Bramante, spazio già affermato come punto di riferimento per tutti coloro che vogliono scoprire l’arte moderna e contemporanea attraverso mostre di alto valore artistico e culturale, percorsi didattici per ogni fascia d’etа, laboratori e visite guidate, ha prodotto questa importante manifestazione.

La mostra che viene definita : La pazzia, come l’arte, rifiuta gli schemi stabiliti, fugge da ogni rigido inquadramento, si ribella alle costrizioni,,,o ancora …L’arte fuori dagli schemi, ribelle alle costrizioni irrompe….in realtà, pur essendo una mostra bellissima,  è assolutamente dentro gli schemi conosciuti e usati della produzione artistica contemporanea ed anche  in linea con tutte le prescrizione per l’uso da parte della critica titolata, che guarda all’opera , quale che sia, come una produzione che, ai nostri tempi, deve sopratutto stupire lo spettatore con la sua diversità . Nel nostro caso la potenza dell’insieme è l’ invasione e l’appropriazione delle opere di ogni spazio, interno ed esterno,  e la compenetrazione fra le opere medesime e lo spazio architettonico che le contiene nel racconto di una storia infinita, che si diversifica a seconda della posizione e del punto di vista dello sguardo di chi osserva. Un’esposizione che, come da dichiarazione d’intenti, «è un viaggio nei territori della creatività “ — esordisce Eccher — L’obiettivo non è guardare delle opere ma abitarle….«Abbiamo costruito la mostra dal concetto spaziale di Lucio Fontana e la Topoestesia di Gianni Colombo — prosegue — Da un lato Fontana che con la precisione del “taglio” ci obbliga a capire cosa c’è al di là della tela e invita, attraverso il labirinto spaziale, ad andare oltre il confine. Colombo con il lavoro optical, di cattiva percezione, restituisce una realtà che può essere distorta e quello che ci appare diverso»Le opere come territorio di ricerca sono un’esplosione di colori, di forme simboliche realizzate con materiali ricercati, per dare corpo a nuove strutture d’effetto… «Vorrei sottolineare la grazia creata da Petah Coyne. Un’artista di New York quasi settantenne, ma poco conosciuta in Italia, che ha realizzato con la cera nove bouquet di fiori, appesi in un giardino sospeso — conclude — E il duo di Fallen Fruit, formato dagli statunitensi David Allen Burns e Austin Young, che hanno rivestito con stoffe e carta da parati la sala delle Sibille. Per i soggetti si sono ispirati all’iconografia della città: dagli angeli barocchi dipinti nelle chiese alla carne e il pesce del mercato di piazza Vittorio»

Nell’insieme spiccano le colate arcobaleno, simili a una danza, dell’astrattista inglese Ian Davenport sulla scalinata d’ingresso e di uscita; l’epifania colorata delle luci di Massimo Bartolini; i versi letterari al neon di Alfredo Jaar e 15000 farfalle nere di Carlos Amorales che affollano le scale interne. Cambiano i punti di vista, con i grandi fiori sbocciati sopra la testa di Janet Echelman o camminando sugli specchi rotti di Alfredo Pirri che riflettono il cielo. Per entrare, poi, in un bizzarro negozio — pensato da Tobias Rehberger — dagli scaffali sommersi di pesce in scatola e soffermarsi nel loggiato a osservare tre personaggi seduti sui sofà con enormi massi sulla testa. Metafora dello sforzo mentale del processo creativo, e dei pensieri che accalcano la mente dell’artista, secondo la visione di Sun Yuan & Peng Yu. Una narrazione complessa, soggettiva, obliqua; un’atmosfera inclusiva e partecipativa; una distribuzione di opere e spazi isolati e autonomi in tutti i luoghi disponibili.

Per tutti gli interessati, un link che ci farà godere la mostra nel suo farsi

http://“E quindi uscimmo a riveder le stelle.” #chiostrodelbramante #chiostrocrazy

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