HomeLa RivistaLA PAROLA AI GIOVANI DEL FUTURO: Tossicodipendenze e dipendenze affettive

LA PAROLA AI GIOVANI DEL FUTURO: Tossicodipendenze e dipendenze affettive

Benessere Psicofisico / 46

La parola ai giovani del futuro: l’unico vero errore è quello da cui non impariamo nulla

(Henry Ford)

Ospitiamo volentieri l’articolo di due studenti del primo anno di Scienze e tecniche psicologiche della LUMSA – selezionati per noi dalla dott.ssa Lorena Menditto ( è sua la citazione di Ford) che li ospita nella sua sezione Benessere Psicofisico.  L’approfondimento  che riguarda la dipendenza da sostanze tossiche , in particolare dalla cocaina, e la dipendenza affettiva  è stato scritto in totale libertà dagli autori e nel rispetto delle loro singole individualità. Lo abbiamo suddiviso in due parti con i previ e consueti aggiustamenti redazionali per la pubblicazione  nei numeri 46 e 47 di La Rivista della Domenica. (PLP)

Da bambina mi si diceva di leggere, di non perdere tempo con le inutili lusinghe e non fare troppi pasticci. Oggi penso di essere giunta nella fase, più o meno sensata, in cui l’ambizione è stata divorata.

-Introduzione-

Non cerco consensi e neppure troppe lusinghe, forse solo alcune, ma le vorrei solo da alcuni in particolare.

Devo dirvi, invece, alcune cose importanti prima di iniziare, in una sorta di preventiva excusatio non petita.

Ce ne accorgiamo solo dopo un po’ di essere dipendenti da una persona?

Questi racconti domenicali sono lo spunto per una monografia che a breve vedrà la luce e avrà una parola chiave, la mèta, e per farlo ho scelto di lasciare lo spazio – di tanto in tanto – ai giovani studenti che ho avuto il prezioso compito di incontrare sulla mia strada, perché per poter uscire ancora ho ancora bisogno di rientrare.

Ora non mi resta che osservare i primi passi, laddove non sapevo si potesse ancora stare, ossia con i giovani davvero, facendo pensieri pensati senza fretta e senza condizionamenti accademici, sperando che arrivi forte il loro messaggio parola chiave, la mèta, e per farlo ho scelto di lasciare lo spazio – di tanto in tanto – ai giovani studenti che ho avuto il prezioso compito di incontrare sulla mia strada, perché per poter uscire ancora ho ancora bisogno di rientrare.

Dalla prossima settimana riprenderò il cammino della Mèta.

Il tema trattato da Luca e Miriam che leggerete tra poco è trattato con la massima cura.

Buona lettura

Lorena Menditto

 

 

Tossicodipendenze e dipendenze affettive

di Miriam Marcedula e Luca Pitalis*

….Nella nostra esperienza di giovani adolescenti ci capita spesso di sentire parlare di dipendenza affettiva e relazioni tossiche, e molte volte siamo proprio noi i protagonisti di queste vicende. In questo articolo tratteremo il tema della dipendenza affettiva e di come si leghi bene agli effetti che, anche le sostanze stimolanti, come la cocaina, possono provocare al nostro organismo. Non si tratterà solo di portare prove scientifiche e presentare teorie, ma essendo coinvolti in prima persona, vorremmo esporre anche parte delle nostre storie…….  

Durante gli anni dell’adolescenza ci si sente un po’ smarriti, veniamo assaliti dalle incertezze e siamo alla costante scoperta di noi stessi, ma quello che ci salva è la relazione con gli altri, i legami affettivi che creiamo con i nostri amici e partner che ci portano ad una crescita personale, la quale può avere due risvolti: o ci rende migliori o ci sgretola lentamente.

E’ fondamentale riconoscere i primi segnali di una dipendenza, da sostanze o affettiva che sia, per poter porre rimedio il prima possibile.

Noi, ormai ventenni, ci possiamo considerare “sopravvissuti” alla dipendenza affettiva. Perché la nostalgia ti logora, la distanza ti isola nel tuo vuoto interiore e il desiderio rappresenta l’unica luce che penetra nella tua stanza arredata di gelosia, passione e poca fiducia in te stesso. Chi non si riconosce nella dipendenza affettiva non sa di esserne posseduto, chi la riconosce stenta a volerci credere.

A sedici anni non sei abbastanza maturo per poter essere razionale, osservarti allo specchio e capire chi sei.

A diciannove, se ti riconosci come un sopravvissuto, hai perso comunque una battaglia passata, ma sei pronto ad affrontare quelle future.

L’adolescenza può essere immaginata  come una vela spiegata che, con la forza del vento psicoattivo, non può permettersi il giro di boa nel mare delle dipendenze, psicoattive e affettive che siano.Se un tempo era più facile associare la parola “dipendenza” al consumo di sostanze psicotrope, oggi risulta necessario e indispensabile precisare a quale tipologia di fenomeno si pone il riferimento (dipendenze da sostanze, da gioco, affettive, e così via). All’abuso di cocaina, si possono collegare alcuni comportamenti problematici in ambito affettivo come ad esempio lo stalking, in cui la separazione o il rifiuto da parte di un partner determina reazioni che mostrano l’incapacità di sopportare l’assenza della persona desiderata e la fenomenologia del ritiro sociale, indicata con il termine giapponese Hikikomori.

La dipendenza dall’altro è un problema che all’interno di una relazione amorosa può degenerare fino a varcare i limiti del rispetto della propria vita, di quella degli altri e del matrimonio, in quanto, ad esempio, le separazioni ad alta conflittualità, sempre in aumento, nelle quali i coniugi non riescono a superare il trauma separativo, sono dovute proprio alla dipendenza emotiva. Il conflitto interminabile che si viene a creare da queste difficili situazioni, comporta alti costi sociali per i figli e per gli adulti stessi. Molti delitti intrafamiliari trovano la loro genesi nella imminenza di un evento separativo a testimonianza della difficoltà ad affrontare il distacco da un “oggetto” posseduto e un tempo amato.

La dipendenza affettiva risulta essere un rapporto complementare impostato sulla differenza fra i partners: uno che sta al di sopra, cioè  colui che ordina, dirige e critica;  l’altro, che sta al di sotto, che obbedisce e chiede.

Di solito, “quello che sta al di sotto” è il partner che è più coinvolto da un punto di vista emotivo e sentimentale e, per questo, ha “meno potere contrattuale” e sente maggiormente i bisogni di fedeltà, devozione, amore e assistenza. I suggerimenti, le puntualizzazioni, i consigli, i comandi, le critiche sono preferiti invece da colui che “sta al di sopra”.

In questi casi la responsabilità non è da attribuire solo al partner che prende il sopravvento sull’altro, ma il crearsi di determinate dinamiche è una conseguenza dei comportamenti di entrambi, poiché l’altro che asseconda lascia che queste si presentino. Infatti non si può definire chi siano i “buoni” o i “cattivi” a meno che i comportamenti del partner che “sta al di sopra” non soffochino la personalità dell’altro, a tal punto da creare in lui una condizione di dipendenza o a livello emotivo o a livello intellettuale. La violenza e il desiderio di vincere sull’altro  ha sempre, o quasi, un volto maschile. Infatti, i dati dimostrano che gli omicidi in ambito familiare o affettivo sono il 27,9% del totale degli omicidi compiuti da parte di uomini, di questi, l’83,8% hanno come vittime le donne, che sono uccise soprattutto dal partner o ex partner (61,3%). Fra i partner, nel 70,0% dei casi l’assassino è il marito, mentre tra gli ex prevalgono gli ex conviventi e gli ex fidanzati.

Focalizzando l’attenzione sui condannati per omicidi in ambito relazionale violento, si nota il maggiore peso della componente maschile, che è pari quasi alla totalità dei condannati (98,3%) contro l’1,7% delle donne.

La storia ci insegna che le donne sono dotate di forte spirito di iniziativa e d’azione, proprio quanto gli uomini, ma la differenza è che esse preferiscono la rivoluzione, quella benevola, quella volta a far sentire anche il proprio canto, tra le urla dell’uomo. Forse l’uomo cerca la forza lì dove non riesce a trovarla, mentre la donna non sente la necessità di esprimerla selvaggiamente.

Ma cosa lega la dipendenza affettiva e la tossicodipendenza? Secondo noi la risposta va ricercata negli istinti e nel bisogno umano di soddisfarli. Prendendo in prestito la teoria di un grande autore come Maslow, sappiamo che l’uomo necessita di soddisfare, ancor prima di quelli sociali e del sé, i propri bisogni primari – – rappresentati dalla respirazione, dall’alimentazione, dal sesso, dal sonno e dall’omeostasi. A questi si affiancano quelli di sicurezza che prevedono la protezione di sé e dei propri averi.

Nel soddisfacimento di questi bisogni si può alternativamente ricorrere all’uso di droghe, che in maniera quasi immediata agiscono sul sistema neuronale che regola tre degli istinti fondamentali dell’individuo: cibo, sesso e desiderio di uccidere, ovvero vincere su qualcun’altro.

L’assunzione di cocaina determina una serie di effetti sia a livello psicologico che fisico. Tali effetti compaiono dopo pochi istanti dall’assunzione ed hanno una durata variabile da alcuni minuti a poche ore. In generale l’assunzione di basse dosi (circa 100mg) determina miglioramento dell’umore, euforia, insonnia, aumento dell’attività psicomotoria e la sensazione di lucidità di pensiero.

E’ incredibile pensare che Freud, fin dai tempi della psicanalisi, osservò come la cocaina facesse provare sensazioni di euforia e felicità, pari a quelle di chi per provarle doveva faticare non poco. 

La dipendenza affettiva in grado di fornire le stesse sensazioni di una sostanza psicotropa non è quantificabile, come non è possibile stabilire dopo quanto tempo  si giunge ad una overdose da dipendenza emotiva. Però risulta forte la correlazione tra le conseguenze che entrambe queste dipendenze producono sull’individuo fragile e alla ricerca di sicurezze.

Il consumo di cocaina a lungo termine è associato a deterioramento cognitivo: coloro che ne fanno uso prolungato vanno incontro ad un quadro sintomatico simile alla schizofrenia, fino a casi estremi di allucinazioni e depressione.  (continua)

Proseguiremo il nostro discorso su questo stupefacente nel prossimo numero di Centralmente-La  Rivista della Domenica, dove parleremo degli effetti farmacologici e… amorosi.

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