HomeAttualitàSpeciale  Elezione Quirinale(2) ADDIZIONE  O  SOTTRAZIONE ?  

Speciale  Elezione Quirinale(2) ADDIZIONE  O  SOTTRAZIONE ?  

Speciale  Elezione Presidente (2)

ADDIZIONE  O  SOTTRAZIONE ?  

di   Enea DI IANNI

Giorni d’ansia. Il popolo è in spasmodica attesa, le alte sfere politiche macinano, con dovizia di eloqui, confronti, dichiarazioni, assensi fittizi, dinieghi apparenti. Troupe di giornalisti incalzano inseguendo personaggi di spicco che fingono, vistosamente, di evitare telecamere e microfoni che poi, in altri momenti o magari solo dietro l’angolo, ricercano. Fortunatamente non mancano mai quelli meno in vista che si ritrovano, così, a vivere momenti insperati di visibilità e si concedono, benevoli e sorridenti, alle interviste. Noi, da casa, seguiamo il tran tran sperando di riuscire a chiarirci le idee e poter sapere chi sarà, se ci sarà, l’eletto, il prescelto e se il buon senso avrà avuto partita facile o, invece, sarà, ancora una volta, il frutto di un’operazione matematica, la prima operazione matematica che abbiamo appreso a scuola: l’ “addizione”.

Quando ce l’hanno insegnata, l’addizione, ce l’hanno sempre posta accanto alla sottrazione: “Se Pierino e Pierotto hanno una mela ciascuno, quante sono, in tutto, le mele?” E noi, da bimbi, in coro, rispondevamo pronti: “Abbiamo in tutto due mele!”. Al “Bravi!”, enfaticamente profferito dalla maestra, seguiva naturale un sorriso di compiacimento. Lei, la maestra, poi continuava:“Se Pierino prende la mela di Pierotto, quante mele ha in tutto Pierino?” E noi, ancora una volta, lesti e ad alta voce: ”Due !…Pierino, che aveva già una mela sua, se si piglia  quella di Pierotto,  ha due  mele!”Così ci veniva insegnata l’addizione, un’attività legata al “prendere”.

Più in là, con la teoria degli “insiemi” riuscimmo a comprendere, forse meglio, il senso di proprietà circoscritto entro le nuvolette che delimitavano contenuti identici per genere e non per quantità.

Crescendo abbiamo appreso dalla vita che il prendere si associa ed alterna senz’altro al dare e quando accade spontaneamente è bello, crea rapporti umani solidali di alternanza nel senso che se chi prende è colui o colei che riceve, il dare non può che essere colui o colei che, liberamente, spontaneamente si priva di qualcosa per un’utile finalità.

Il Vangelo, nel “Discorso della Montagna”, non ha bisogno di troppe spiegazioni: alla base del dare e del ricevere c’è il bene, c’è lo star bene con se stessi e con gli altri. Star bene insieme e reciprocamente soddisfatti.

In questa ottica il dare e il prendere muovono da due volontà che si incontrano e, liberamente, si determinano nella disponibilità di privarsi di qualcosa e di ricevere quel qualcosa. Se viene meno questa dualità di voleri condivisi, lo scenario diventa altro: l’addizione si fa sottrazione e la soddisfazione dell’uno genera il dispiacere dell’altro. Il dispiacere crea sempre malessere e il malessere genera sentimenti negativi, accende voglia di rifarsi, cioè di sottrarre all’altro il mal tolto e andare oltre, continuando a mal togliere.

L’anima della vita, cristianamente intesa, considera il bene (ben essere e ben fare) base e aspirazione comune a tutti gli esseri viventi e lo fonda, tale bene, nella “moltiplicazione” degli sforzi per rendere sempre più bello il creato, per mantenerlo integro e salubre, ossigenato, colorato e multiforme affinché tutte le creature, ma proprio tutte, possano “con-dividere” tutto con tutti. Sugli stessi principi si fonda anche la “democrazia”, il governo del popolo.

Si parte con la divisione dei poteri che ha, come finalità, la garanzia del bene comune, del benessere di tutti. I cittadini, come popolo, si uniscono (addizione) in gruppi (famiglie, parentadi, amicizie, sport, hobby, comunità, città…) che  mirano a conseguire il benessere con percorsi differenti e nel rispetto di principi comuni e condivisi (unione = addizione, addizione = forze, potenzialità che si accrescono, simoltiplicano”).

Al vertice, tutti quelli che rappresentano i cittadini hanno in comune il mandato conferitogli dai singoli che, organizzati in “gruppi” (Partiti, Movimenti etc.), li hanno scelti attraverso procedure chiamate “elezioni democratiche”. Convergono tutti lì, ad un passo dal vertice, i capi popolo e, nello specifico delle elezioni del Capo dello Stato, dovrebbero ricercare l’intesa (la grande addizione!) per procedere all’individuazione di precise caratteristiche,  assolutamente necessarie oggi e qui, nel nostro tempo, per individuare e scegliere il cittadino, o i cittadini, da votare per la carica di Presidente della Repubblica italiana.

Dovrebbero…! Già, c’è un condizionale presente che rinvia, nel caso in questione, ad un altro condizionale, questa volta passato, ad un “avrebbero dovuto”. Si, avrebbero dovuto pensarci per tempo perché di tempo ce n’è stato. Però, non è accaduto, non è accaduto quasi mai e non accade oggi anche perché c’è un’altra regola, non esplicitata, ma sottintesa, che è quella della contrapposizione piuttosto che della condivisione.  Non quella che fa leva sull’ “addizione”, sull’uno più uno fa due, ma quella della “divisione”, del ridurre forza all’uno altrui tentando, così, di indebolirlo frazionandolo.

E allora poco importa che si stia vivendo da due anni una non facile pandemia, ancor meno che ci siano state e ci siano attività, esercizi e lavoratori privi di risorse e provati da un languore che sfinisce, da povertà e rabbia che crescono, da quarantene ed isolamenti che toccano tanta povera gente. E ancor meno importa che c’è una Scuola imbrigliata nel dover decifrare regole su regole, che sanno di “azzecca garbugli”, regolette e postille di disposizioni-regolamenti scritti e riscritti per confondere la logica della gente comune, quella della “semplicità”, e offendere i principi-base che danno valore e senso ad ogni comunicazione: chiarezza di forma, semplicità di linguaggio, essenzialità di contenuto, facilità di comprensione per tutti.  Nell’attesa che qualche novello o rodato “Kingmaker” (“Incorona Re “ o forse soltanto “Manipolatore”) riesca a pilotare i passeggeri del transatlantico parlamentare sottraendoli al giocherellare coi voti… Sì, perché loro, i beneficiari di laute indennità e diarie, di rimborsi e benefici, di immunità e privilegi, giocano e lo fanno con i nomi di Amadeus, Alberto Angela, Claudio Lotito, Bruno Vespa, cittadini e professionisti rispettabilissimi nonché tutti in regola con i requisiti previsti dall’art. 84 della Costituzione per essere eleggibili a Capo dello Stato.

Non è, questo, tempo di giocare, lo fanno poco anche i bimbi, privati, come sono, degli abituali spazi di incontro! Credo sia tempo di tornare davvero all’ “addizione” smettendola, finalmente, di “sottrarsi” alle proprie responsabilità umane, professionali e politiche.

Post Tags
Nessun Commento

Inserisci un commento