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GIOCARE COL RESPIRO NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Benessere/41

di Giuseppe Mazzocco

   La scuola dell’infanzia, per l’educazione dell’atto respiratorio, non prevede una specifica ginnastica respiratoria, anche perché non sarebbe convenientemente recepita. Per il giusto ritmo e la corretta ampiezza dell’atto respiratorio, sono preziosi i giochi che favoriscono atti inspiratori ed espiratori completi e razionali, quando nel giovane corpo del bambino si è creata una certa “fame d’aria”. Dopo una corsa, per esempio, quando il ritmo respiratorio diventa quasi affannoso, è bene che il bambino impari, giocando, a controllare volontariamente le inspirazioni e le espirazioni, a mantenere un certo tempo l’apnea, a favorire la ventilazione polmonare, accrescendo la profondità dell’atto e non la frequenza. È questo che bisogna curare, ma sempre giocando.

  Dopo dinamismi veloci, quando la maestra lo ritiene opportuno, far fare il gioco della rosa e della candela. In una mano il bambino immagina di avere una rosa da annusare, nell’altra una candela da spegnere. Avvicinando una mano al naso, odorare la rosa, inspirando profondamente; avvicinando l’altra mano alla bocca, spegnere la candela, espirando lungamente. Per rendere l’esercizio più intenso, aumentare la distanza delle mani, dalla bocca e dal naso. Questo esercizio concretizza anche un altro aspetto dell’educazione respiratoria: favorisce le inspirazioni dalle vie nasali e le espirazioni dalla cavità orale; si rispetta così l’igiene respiratoria, che vuole l’aria filtrata, riscaldata ed inumidita dalle cavità nasali e facilmente espulsa dalla bocca.

   Un altro potente gioco respiratorio è quello di gonfiare dei palloncini, lanciarli per aria e soffiarci sotto per non farli cadere. Questo gioco col respiro prevede, tra l’altro, un grosso sviluppo del rapporto occhio-labbra e un potente esercizio polmonare, oltre al controllo della propria posizione perché non bisogna sbattere contro altri bambini che fanno lo stesso gioco.

   Gli esercizi di ginnastica respiratoria, fatti sempre sotto forma di gioco, devono esser sempre inframezzati ad altre attività libere, perché bisogna, prima, creare una necessità, per poi giocare col respiro.

   Per la prima forma di ginnastica preventiva, invece, per l’irrobustimento e quindi la migliore difesa contro le situazioni paramorfiche, si raccomandano giochi i cui dinamismi possano richiedere le massime escursioni articolari e la corale partecipazione del sistema muscolare, fatti in forma libera, ma razionalmente proposti e controllati. Consigliabili, per i piedi, andature sui talloni, sugli avampiedi e sui bordi, sia laterali che mediali; per le gambe, piegamenti e saltelli; per il busto e gli arti superiori, flessioni, estensioni e circonduzioni.

   La “preventiva” è quella parte delle attività motorie che prende il movimento a scopo profilattico, contro situazioni di squilibri osteo-muscolari, con condizioni di debolezza, dettate da ipotonia muscolare, lassità legamentosa, particolari situazioni articolari con l’accentuazione delle normali curve della colonna vertebrale. La situazione paramorfica ha caratteri di reversibilità, per cui, con l’attività motoria razionale e calibrata, può essere rieducata verso forme ed espressioni fisiologiche e funzionali.

   La migliore profilassi contro questi squilibri posturali è rappresentata dal vivere in un ambiente idoneo e con l’attivazione di una continua igiene motoria, che assicuri tono muscolare, funzionalità articolare ed idoneo sviluppo psicologico e sociale.   

   Per rinforzare il valore del gruppo, esercitare la coordinazione neuro-muscolare e sviluppare la destrezza, la forza e l’agilità, devono essere previsti giochi molto dinamici, a contatto fisico stretto e con ruoli precisi, ma intercambiabili.  

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