Invia alla redazione

Centralmente è il tuo quotidiano, entra a farne parte!

Invia un articolo, potresti vedere la tua firma pubblicata sul giornale.


01/17/2022
HomeLa RivistaSCUOLA DELL’INFANZIA: MOMENTO DI ADATTAMENTO CHE PREPARA IL BAMBINO AL FUTURO

SCUOLA DELL’INFANZIA: MOMENTO DI ADATTAMENTO CHE PREPARA IL BAMBINO AL FUTURO

 Il bambino entra nella scuola materna giocando.

   L’ambiente famigliare, comunque, eserciterà ancora per molto un forte richiamo, ma l’importante è che all’asilo giochi e che lo faccia o con un vecchio giocattolo portato da casa o con uno nuovo trovato in loco: ad ogni modo deve distrarsi e divertirsi! 

   Il nuovo ambiente deve provocare il bambino al gioco, deve continuare il discorso iniziato dalla famiglia, usando gli stessi mezzi, possedendolo ed incuriosendolo per farlo restare. Lo deve prendere a tal punto da annullare la potente ansia del non conosciuto.

   Il gioco scatenerà l’incontro con questo nuovo ambiente e, da questo contatto, creerà i presupposti perché lo stesso possa essere posseduto.

   Il bambino ha cambiato la condizione di vita; lascia l’ambito amico nel quale ha fatto le prime esperienze, nel quale ha maturato i dinamismi del passo e della corsa, dove ha ben equilibrato la stazione eretta, dove sa valutare tutti gli ostacoli, sa eluderli o vincerli ed incontra un contesto che non conosce e che non ha chiesto di avere.

   Viene immesso, improvvisamente, in un altro ambiente; deve vivere la propria giornata fra stimoli nuovi che creano il lui diverse risposte emotive: imbarazzo, paura, noia o baldanzosa esuberanza.

   La prima difficoltà che la scuola dell’infanzia deve risolvere è l’adattamento del bambino al nuovo luogo di vita e l’elemento di rottura è il gioco. Lo è stato prima, quando da piccolo ha cercato di conoscere e di vivere le cose nuove; lo fa adesso per associarlo ad altri.

   È il gioco a mettere in reale contatto l’uno con l’altro ed in un ambiente sconosciuto; è il gioco che favorisce l’adattamento, che fa superare le prime difficoltà.

   Questo nuovo ambiente è artefatto, composto secondo le generali esigenze della prima infanzia, creato in modo che possa offrire degli stimoli educativi e concorrere al processo di maturazione dell’unità psicofisica.

   La prima preoccupazione della scuola dell’infanzia è la possibilità di offrire un habitat nel quale la serenità, la tranquillità, il calore e la funzione educatrice siano elementi giustamente conseguenziali a quelli famigliari; devono però essere più socializzanti e obiettivi, tanto da responsabilizzare il rapporto con il mondo esterno e preparare ad un gioco in cui gli “ingredienti” animatori non siano tutti frutto di personale fantasia, ma, per far scaturire il bisogno della conoscenza, devono essere rappresentati da analogie con la realtà e presentare gli stessi problemi e le stesse necessità.

   L’asilo o  scuola materna o  scuola dell’infanzia (così chiamata dagli Orientamenti del 1991) è un corso di adattamento che prepara il bambino al futuro ed a quella scuola primaria che costituirà il primo, vero ciclo di istruzione. È un percorso riconosciuto come scuola; ha carattere facoltativo; è riservato ai bambini dai tre ai sei anni e riconosce il gioco come elemento caratterizzante. 

   Come indirizzo educativo, la scuola per l’infanzia ha fini che vogliono sviluppare nel bambino delle nuove competenze, un rafforzamento dell’identità personale, con una maggiore autonomia sociale. I soggetti coinvolti acquistano le consapevolezze imposte dal rapporto con gli altri e ne rispettano le regole; imparano a conoscere il proprio corpo e la tutela che bisogna averne sia dal punto di vista igienico che funzionale; scoprono la musica, lo spettacolo teatrale, il disegno e le prime strade tecnologiche.

   La scuola dell’infanzia (che gode delle indicazioni nazionali e delle Raccomandazioni del Parlamento europeo del 2006) rafforza, inoltre, la padronanza linguistica e permette una migliore comunicazione interpersonale, anche nella difficilissima forma grafica: non più uno scarabocchio, ma una parola. Al linguaggio del corpo si abbina la completezza di quello verbale e, anche se grossolanamente, si apprende la prima forma comunicativa scritta.

   

Nessun Commento

Inserisci un commento