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11/29/2021
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UNO SCOMODO EQUILIBRIO, A PARTIRE DAL LIBRO DI TOZZI

Lo scenario lo conosciamo fin troppo bene. Un invisibile virus tiene in scacco sette miliardi di Sapiens, un organismo semplice e primitivo, è più intelligente dei sapientissimi umani. E’ quello che è accaduto nella storia con le pandemie, è quello che accade con il Coronavirus, è quello che accadrà con altre pandemie. In quelle del passato e in quelle del futuro. E’ di questo che parla il libro del ricercatore e divulgatore scientifico Mario Tozzi, un libro godibile e pieno di informazioni, tra storia e scienza, dalla prima all’ultima pagina. Un libro che rende facile e comprensibile un argomento altrimenti complicatissimo.

I virus sono antichissimi. Non sappiamo da quando esistono perché sono troppo piccoli per lasciare delle tracce fossili, ma i batteri, forme di vita ben più complesse hanno 3 miliardi e 800 milioni di anni, e i virus sono ancora più antichi. C’erano prima di noi, ne esistono miliardi di specie, non possiamo e non dobbiamo eliminarli, per cui dobbiamo conviverci. Noi non siamo al centro dell’universo, e la natura è un gigantesco organismo autoregolato unico. Questa è la tesi del libro.

Il testo di Mario Tozzi parte dalla pandemia per fare un discorso sul nostro rapporto con la natura selvaggia in generale. Sappiamo come è andata. 

Un pipistrello che ha visto ridurre il suo habitat selvaggio, ha contaminato con la saliva pezzi di frutta di cui si ciba, questi sono caduti a terra e sono stati ingeriti dal pangolino malese. 

Quel pangolino è finito dove non sarebbe mai dovuto essere, in un mercato affollato di una delle tante megalopoli cinesi. Altro che fuga dal laboratorio, il problema dei contagi e dei salti di specie riguarda l’habitat naturale che noi abbiamo distrutto. Gli umani hanno bruciato la casa di migliaia di specie di esseri viventi e questi sono diventati dei profughi e dei rifugiati. Un tempo vivevano nelle loro aree selvatiche senza venire in contatto con gli umani, oggi non più. Questa è stata anche la storia dell’HIV, di Ebola e della Sars o aviaria.

Un altro aspetto che emerge dalla lettura è che i virus, come tutti gli esseri viventi, sono intelligenti. La vita è intelligente, possiede le sue strategie di sopravvivenza. Non possiamo pensare di ucciderli tutti e di sterilizzare il mondo. Dobbiamo trovare il modo di conviverci.

In questo libro troviamo un’idea che è fondamentale per il discorso sui limiti al quale è dedicata questa rubrica. Abbiamo più volte scritto sugli antagonisti del limite, la velocità, la tracotanza, lo sviluppo illimitato. Qui troviamo invece messo a fuoco in maniera efficace uno dei sinonimi più importanti del senso del limite, ovvero l’equilibrio.

Certo l’equilibrio non è il compromesso e forse neanche il “giusto mezzo” di Aristotele, ma è qualcosa che va saggiamente mantenuto in maniera dinamica mai definitiva. Non è qualcosa di comodo, non è una confort zone come si dice oggi, almeno se lo è per gli altri esseri viventi, non lo è per noi. Ma la scelta è una sola, lasciare zone di natura intatta dove la vita può esprimersi liberamente e indipendentemente dall’azione umana.

È chiaro che la crisi del Covid e la crisi climatica sono collegate al rapporto tra uomo e natura. Ma noi ci siano concentrati sulla nostra impreparazione, sulla crisi del sistema sanitario, e così via. “Ma, scrive Tozzi, “questo significa occuparsi degli effetti, non delle cause. Un tipico comportamento dei sapiens” (p. 4). Eccolo il nocciolo del ragionamento. La nostra intelligenza è come sempre condizionata dal breve termine. Eppure noi saremmo capaci di una visione più ampia e veritiera. Le pandemie sono uno degli effetti del nostro rapporto sbagliato, rapporto predatorio, con il resto della natura. Ma, alla fine, “non deve essere l’aspetto puramente ambientale a spingerci verso una gigantesca riconversione ecologica delle attività produttive che comporti zero consumo di suolo e un limitato utilizzo di risorse naturali, ma soprattutto la salvaguardia della salute umana e dei viventi”.

In questo libro troviamo però messo in evidenza un altro aspetto importante che è emerso durante la pandemia. Il ruolo della scienza e della conoscenza scientifica nelle società contemporanee di cui l’autore esalta il ruolo decisivo, senza cadere però nello scientismo. I social, le fake news, l’analfabetismo funzionale, che consiste nel saper leggere e scrivere ma in maniera solo strumentale, senza sapere arrivare in fondo ad un’argomentazione rigorosa, senza saper riassumere un testo complesso e tantomeno un articolo scientifico, sono oggi un problema grave e rappresentano un pericolo. In una piccola nota finale, l’autore ringrazia il direttore di una radio privata che ha sostenuto posizioni negazioniste durante la pandemia, con il quale lui ha polemizzato a lungo in molte trasmissioni. Tozzi lo ringrazia perché “è proprio grazie a quelle discussioni che sono stato costretto ad approfondire meglio concetti e cercare dati migliori per dimostrare che aveva e ha torto”. Quasi a dire che anche i cretini hanno una loro funzione. Anche se, come recitava un motto di spirito famoso, quando sono milioni cessano di essere cretini e diventano un problema sociale.

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