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12/08/2021
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IL MAGISMO INFANTILE:QUANDO LA PAROLA E’ AZIONE

La dimensione psicofisica del bambino che gioca e trova nel gioco l’equilibrio del momento, per creare le premesse di una progressiva fase di sviluppo e di maturazione, è legata al magismo infantile. A prescindere dalle diverse interpretazioni del pensiero magico dell’infanzia e partendo dal presupposto che labili influenze di pensiero magico si riscontrano nell’età matura, si può affermare che, in un particolare momento del periodo infantile, la psicomotricità è frutto di una mentalità magica.

Il pensiero magico infantile è la possibilità, psicologica e morale, che permette al bambino l’adattamento a realtà che sfuggono o non possono essere spiegate e capite dalle facoltà psico-mentali. Il bambino ha, così, il potere di partecipare il mondo, la realtà e, nel rispetto di una forte credenza, di adattare l’inspiegabile alla propria sfera.

La funzione del magismo infantile (e di quello, seppur lievissimo, dell’età adulta) è il superamento dei limiti e dell’impotenza dell’uomo di fronte a barriere insormontabili.

Se le possibilità, psicofisiche e mentali di determinate età, risultano insufficienti per garantire certe esigenze o dei desideri, il pensiero magico crea delle illusioni o degli artifici che fanno superare il tassativo limite dell’uomo, nella credenza di dominare pienamente ed efficacemente determinate forze, altrimenti non assoggettabili.

Quando un bambino, nel buio della sua cameretta, si copre con una coperta per difendersi da un mostro, attribuisce a quel gesto una efficacia assoluta: il mostro non c’è più e, quindi, ripeterà quel movimento, in situazioni analoghe, per allontanare qualsiasi altra apprensione. In questo caso, il bisogno di essere tranquillo genera una motricità simbolica che l’aiuta a superare lo scoglio della paura.

Vi è anche la possibilità che questa gestualità non sia conseguenziale ad una necessità, ma esprima già, con la sua realizzazione, il superamento di una difficoltà o la concretizzazione di una reale soddisfazione o il gusto del solo divertimento. Un bambino che, in una sala d’attesa, cammina sulle linee divisorie delle mattonelle, lega al gesto il gusto del gioco.

Sembra logico, quindi, che la dinamica gestuale dell’infanzia vada vista anche attraverso le osservazioni sul magismo infantile e che l’educatore psicofisico debba tenere in alto conto il pensiero magico e l’influenza che può avere sulle risposte motorie dei ragazzi.

Il magismo infantile ha il suo culmine tra i due-tre ed i sei-sette anni, ma resta come funzione condizionante anche nell’età successiva. L’adulto che si rischiara la gola, quando sente parlare un oratore con voce stanca, o che “corregge”, con un movimento di flessione laterale del corpo, la traiettoria di un pallone che non entra in rete o tira su col naso in presenza di una persona raffreddata è spinto a queste azioni magiche da una latente inquietudine. Il magismo è a metà strada fra il pensiero puro e l’azione volontaria: è uno stadio pre-simbolico fra parola e realtà.

L’attività motoria razionale, per far superare il puro magismo, è la possibilità di far vivere il bambino in un contesto più esatto; dargli padronanza psicomotoria più completa ed un controllo più pieno dei propri mezzi.

Con il gioco di gruppo, il bambino perde il monologo psicomotorio del magico ed acquista la ricchezza dinamica di un comportamento più umano, per le funzioni sociali che incomincia a svolgere; con i rapporti più reali fra i personali limiti e le proprie disponibilità; con la cosciente consapevolezza delle proprie forze e con la piena accettazione dei propri limiti: diventa amalgama col gruppo e riesce a vivere anche le sconfitte senza voler, magicamente, superare tutte le barriere in chiave psicologica.

Il bambino, cioè, con i giochi notturni, con le escursioni all’alba o al tramonto, con la vita all’aria aperta, in tenda ed a contatto con la natura, accetterà l’idea del buio senza più quella dell’uomo nero. Avrà, del buio, la giusta dimensione fisica che, per le esperienze fatte, gli sarà anche cara.

Il lavoro di gruppo, inoltre, e l’intreccio di sensazioni e di emozioni che la pratica della collettività gli offrirà, faciliterà l’ingresso nella scuola e nel mondo dello sport.

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