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12/08/2021
HomeLa RivistaEducazione e AmbienteNon c’è Cingolani che tenga: L’UOMO GIUSTO NEL POSTO SBAGLIATO OPPURE L’UOMO SBAGLIATO NEL POSTO GIUSTO?

Non c’è Cingolani che tenga: L’UOMO GIUSTO NEL POSTO SBAGLIATO OPPURE L’UOMO SBAGLIATO NEL POSTO GIUSTO?

Mi stavo accingendo a scrivere un testo dedicato al totalitarismo delle strutture del tempo nella nostra società, le quali ci impongono ritmi sempre più veloci, generando stress e riducendo la nostra libertà. Una tirannia di cui non ci accorgiamo e che ci sembra invece naturale, come quella di un criceto che gira sulla ruota. Visto da fuori è un assurdo, ma lui non se ne accorge. Un tema per me decisivo, ed ancora un problema i limiti, su cui ritornerò presto. Ero impegnato in queste riflessioni quando, ancora una volta, sono stato incalzato dall’attualità. Un altro esempio di questa cronica mancanza di tempo dovuta all’accelerazione delle società tardo moderne. Troppe notizie, troppe urgenze, troppe scadenze. 

Allora, cambiando tema, la mia attenzione è stata attratta dall’intervento di Greta Tunberg all’incontro dei 400 giovani rappresentanti di tutte le nazioni del mondo riuniti a Milano per lo Youth4climate, che è stato l’incontro preparatorio del Pre-Cop26 che si è svolto sempre a Milano con la partecipazione di 50 Ministri dell’ambiente, il tutto in preparazione della Conferenza ONU sul clima che si terrà a Glasgow dal 6 a 13 novembre. Appuntamento mondiale decisivo per ridefinire gli impegni di tutti i principali governi sulla de-carbonizzazione, con lo scopo di ridurre drasticamente le emissioni globali di gas serra. 

In questi anni siamo passati dal negazionismo della crisi climatica alla sua sistematica sottovalutazione e aggiramento furbastro, per poi approdare oggi alla necessità non di ridurre, ma di azzerare le emissioni entro il 2050. La scienza non mente, ha detto Greta Tunberg e i numeri che la scienza produce ci prospettano la catastrofe ambientale. Il suo discorso, che è passato come l’attacco al “bla bla” dei politici al potere, che parlano ma non fanno, che promettono ma non mantengono, cambiando tuttalpiù solo il linguaggio con forme vergognose di green-washing, di camuffamento linguistico fatto di green economy, di capitalismo verde, di sviluppo sostenibile. Parole, parole. Le parole non sono le cose; i fatti, diceva qualcuno, hanno la testa dura, e le emissioni climalteranti continuano ad aumentare e tutti i grandi attori finanziari continuano ad investire nel carbone e nel petrolio, a costruire oleodotti e gasdotti, come se niente fosse. 

Il discorso di Greta, che è diventata una vera e propria icona e che molto probabilmente verrà candidata anche quest’anno al premio Nobel per la pace, è stato di nuovo penetrante, e il consenso che lei suscita sta a dimostrare che c’è oramai una presa di coscienza irreversibile tra i giovani, a cui gli adulti sembrano invece indifferenti. Il potere non può decidere che cosa sia la speranza. La speranza è dire la verità ed impegnarsi ad agire di conseguenza. Ed ha concluso con un ripetuto appello alla giustizia climatica: quando? E la risposta è stata: ora! 

E il nostro Ministro Cingolani, che poi era anche il padrone di casa dell’incontro di Milano? Al di là dichiarazioni ufficiali, quello che pensa veramente, la verità l’ha detta in un fuori onda che ha fatto ovviamente il giro dei social. “Non c’è Greta che tenga!”, ha esclamato parlottando con un suo collaboratore. Accusando i giovani ambientalisti di saper solo criticare e di non sapere fare proposte. Come se spettasse a degli adolescenti risolvere i problemi creati dagli adulti al potere. Sono i governanti che devono trovare le soluzioni, subito, senza false promesse e colpevoli dilazioni.

Non mi piace fare polemiche, di solito preferisco ragionare ma Cingolani appare davvero l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Non ha nessuna idea di che cosa sia la questione ambientale e della sua urgenza, in cambio accusa di posizioni ideologiche gli ecologisti. Sembra ignorare che le vere e sole energie rinnovabili sono il solare e l’eolico, e continua a parlare di metano e di cattura della Co2, e addirittura di nucleare. La sua idea fissa sembra quella di voler sempre prendere tempo, ricordare che la transizione non si può fare in fretta. Ma, da un altro punto di vista, ovvero quello dei grandi gruppi industriali, degli inquinatori, dei produttori globali di rischio per la salute e l’ambiente invece, il Ministro della Transizione ecologica, potrebbe essere proprio la persona giusta al posto giusto, per gestire il cambiamento in modo tale che nulla cambi. Solo che la tragica lezione del Gattopardo, se era sbagliata ieri, oggi appare suicida e autodistruttiva. Anche l’economia vivrà l’emergenza climatica e non si potranno fare buoni affari in un mondo alle prese con un inquinamento devastante ed un clima impazzito. 

A smentire ancora una volta e puntualmente il Ministro Cingolani sono venute le proposte fatte dai giovani delegati di 198 paesi al termine del meeting. L’abolizione dell’industria legata ai combustibili fossili deve iniziare rapidamente e immediatamente con la totale eliminazione al più tardi nel 2030, assicurando una transizione decentralizzata e giusta. E poi, nessun attore non statale, inclusi gli organi ONU, la moda, lo sport, le arti, l’imprenditoria, ecc. può accettare investimenti o lobbyng dell’industria fossile. I giovani chiedono poi una significativa rappresentanza giovanile all’interno dei processi decisionali – non il paternalismo accondiscendente ma sostanzialmente immobilista che mostriamo anche nel nostro paese – all’interno dei processi decisionali e nella stesura delle politiche climatiche. Incassando anche il consenso di Papa Francesco, che si è complimentato con loro per aver espresso una visione “capace di mettere in crisi il mondo degli adulti”. Per queste ragioni, non c’è Cingolani che tenga! 

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