Invia alla redazione

Centralmente è il tuo quotidiano, entra a farne parte!

Invia un articolo, potresti vedere la tua firma pubblicata sul giornale.


11/29/2021
Homesalute benessereIL VOCABOLARIO MOTORIO E L’AUTONOMIA GESTIONALE DELLA PRIMA INFANZIA

IL VOCABOLARIO MOTORIO E L’AUTONOMIA GESTIONALE DELLA PRIMA INFANZIA

 

   Il primo ambiente, il corpo uterino materno, assiste alla genesi ed ai primi sviluppi auxologici del feto, fino alla minuziosa formazione del nascituro, ai suoi organi di senso, ai suoi apparati, ai suoi primi movimenti. Questo primo spazio fa conoscere al bambino i primi suoni: il battito cardiaco, la voce materna, gli altri rumori organici e gli permette i primi inconsci movimenti.

   Il bambino concretizza, quindi, le sue prime espressioni motorie già nella vita prenatale e nell’ambiente che lo ha visto nascere.

   Subito dopo il parto i suoi movimenti sono quasi convulsi, caotici, frenetici ed incontrollati; quando i suoi occhi incominciano a mettere a fuoco, le sue orecchie a scegliere suoni e rumori ed il suo senso tattile a farlo dialogare con le cose che lo circondano, i suoi gesti, anche se sempre involontari o dettati da particolari condizioni, si fanno più coordinati e concretizzano alcuni bisogni o esprimono determinati stati d’animo. 

   Il bambino affamato, che si allatta al seno materno, evidenzia fin dalle prime poppate la sua ansia di bere, con movimenti delle braccia e delle gambe affrettati, convulsi, fatti con ansia; man mano che la fame viene calmata, i movimenti si fanno più dolci; esprimono soddisfazione, pacatezza, beatitudine. Quando, poi, arriva la sazietà, se si insiste nel voler dare la poppata, i movimenti, da infastiditi, si fanno collerici e dissenzienti.

   Il bambino, quindi, sin dalla nascita, parla con il proprio corpo: si esprime con i movimenti ed esteriorizza le proprie necessità, le sensazioni e gli umori con il linguaggio gestuale.

   L’unità psicofisica, nella prima età, si manifesta rozzamente, ma chiaramente. Il rapporto psiche-soma è più immediato nel bambino che non nell’adulto; è più sincero e più concreto in quanto, nel bambino, mancano i filtri delle reazioni che l’adulto ha acquisto con le esperienze, con i contatti con l’ambiente, con la sempre più completa maturità, con i freni inibitori etici e sociali. Se un adulto ha sonno, è annoiato, può non dimostrarlo; il bambino no! Le espressioni motorie, quindi, a livello di prima e seconda infanzia, sono i dati più completi per conoscere il fanciullo, per capirlo, per poterlo educare. 

   L’educazione, per promuovere l’armonico sviluppo psicofisico, deve tenere sempre ben presente due punti essenziali: il bambino come unità psicofisica e l’ambiente che lo circonda.

   Dallo studio di queste due realtà, prende le mosse l’educazione della psicomotricità, attraverso il movimento.

   Il movimento educativo è, naturalmente, quello volontario, fatto su precise immagini guida ed equilibrato dai ripetuti e guidati controlli. Le correzioni motorie devono usare, all’inizio, delle immagini visive, in base alle quali le aree della corteccia cerebrale ordinano la prima esecuzione, mentre le successive ripetizioni fanno in modo che alla memoria motrice visiva si affianchi la memoria chinestesica, derivante dall’esperienza fatta. 

   Il tipo, la forma, la durata e l’intensità del movimento, su precise indicazioni del sistema nervoso e sotto il controllo della volontà esecutiva, vengono realizzati dalla contrazione muscolare. Un’idea motoria, però, non mette in moto solo un fascio di muscoli, ma provoca l’organizzata contrazione di masse agoniste, la graduale e corrispondente decontrazione di quelle antagoniste, l’azione di contrazione statica posturale, il sostegno al movimento con una condizione psicologica che vuole il movimento e lo vuole in quella particolare intensità e forma.

   Educare il movimento col movimento, quindi, per generare un vocabolario motorio e posturale che permetta al bambino di muoversi coscientemente ed in autonomia.

Nessun Commento

Inserisci un commento