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10/25/2021

LA NOSTRA MUSICA ?

 

Seduto, attendo il mio turno per una rapida operazione bancaria.

E’ un momento di quiete. L’operatore è veloce mentre serve il cliente che mi precede. C’è una leggerissima diffusione di musica, gradevole, che alleggerisce l’attesa.

Nella sedia a fianco alla mia si accomoda un’anziana signora, ben curata nella persona e aggraziata nei modi. E’ un attimo e ravviso in lei la signora Di Mattia.

Di Mattia, nella Sulmona degli anni 60-70 e un poco oltre, voleva dire radiodiffusione, giradischi, dischi… Voleva dire poter ascoltare le ultime novità discografiche prima di acquistarle e lo si faceva tramite i diffusori acustici collocati sopra la vetrina, all’esterno del negozio ubicato in pieno centro di Sulmona, nello spazio contrapposto al Fontanone “del Vecchio”, di fronte ai primi archi, quelli a tutto sesto, dell’acquedotto medievale e adagiato proprio ai piedi della scalinata che accede alla Rotonda San Francesco.

Un crocevia di corso Ovidio vivace, densamente frequentato nei giorni di mercato e durante il passeggio serale. Gli ultimi successi canori, i motivetti più in voga, ma anche le grandi ouverture si annunciavano da lì, senza stordire, quasi carezzando l’udito del passante.

Qualche volta, lo confesso, non disponevamo di mezzi per acquistare il disco del momento che pure ci piaceva da morire. Allora, con gli amici, ci si metteva d’accordo: uno entrava e chiedeva se fosse disponibile quel tale disco. Alla risposta affermativa, timidamente si chiedeva di poterlo ascoltare. La gentilezza del proprietario e della sua signora credo fosse davvero eccezionale e, poco dopo, le note del motivo in voga e richiesto si spandevano all’esterno soddisfacendo il nostro desiderio d’ascolto e, contemporaneamente, rendendo più romantico il passeggio degli abituali frequentatori di Corso Ovidio.

Tante volte mi son chiesto se i signori Di Mattia avessero intuito il nostro modo di fare, se avessero in qualche modo “sgamato” quell’innocuo stratagemma per poter assaporare della buona musica malgrado la povertà di risorse da destinare all’acquisto di dischi.

Oggi, osservando la signora, mi sono persuaso che quella coppia di coniugi, gentili sempre, avessero capito e come la nostra adolescenziale trovata e la nostra coraggiosa povertà… L’avevano capita, compresa e rispettata.

Perciò, fingendo di crederci, erano ben felici di regalare a noi e alla Sulmona del passeggio, innocente e distratto, quei motivi, stupendi e struggenti, che restano la colonna sonora più bella di tanta gioventù di ieri.

Ogni volta che con gli amici, o da solo, mi ritrovo a passare per quel tratto di Corso Ovidio non riesco a fare a meno di soffermarmi davanti a quella vetrina.

Faccio finta di interessarmi alle mercanzie esposte, ma, in verità, con fare disinvolto, provo a guardare in alto, lì dov’erano collocati i diffusori di suoni e provo a ricercare qualche traccia della loro presenza.

Non c’è più l’attività dei Di Mattia, è stata sostituita da altre che hanno poco a che fare con la musica. Eppure, in quelle brevi soste, mi par di sentire qualcosa che ha che fare con i suoni di un tempo e alcune immagini, per un istante, tornano nitide.

Un poco più in là, oggi, in Corso Ovidio c’è un bravo musicista che, su basi registrate, suona motivi gradevoli col sax alternato alla chitarra, motivi coinvolgenti e ben interpretati.

lo attorniano dei figlioletti, tutti biondi, speranzosi e pronti a raccogliere le offerte e ringraziare.

L’effetto musica c’è, manca l’effetto “gente”. Ce n’è di meno ed è gente che va di corsa, brucia il tempo e, all’apparenza, si confonde coi pensieri e incede distratta e silenziosa.

Anche i saluti si son fatti più poveri, generici: un cenno col capo e gli occhi, se pure accennano un sorriso, non lo lasciano più cogliere per l’impiccio della mascherina.

L’arcata dell’acquedotto medievale e la Rotonda di San Francesco della Scarpa palesemente sonnecchiano, aspettando e sperando, forse, che possa accadere ancora qualcosa.

E’ venuta meno la vitalità di momenti d’arte, di spettacolo e religiosità che li avevano resi scenari ricercati, vissuti e immortalati in immagini che si inseguono ancora su facebook nel tentativo di tener desta la memoria.

Solo il fontanone “del Vecchio” continua in quel che faceva prima. Non ha mai smesso di regalar frescura ai passanti assetati, soddisfacendoli gratuitamente in un momento di arsura e ricordando loro che tutto scorre, proprio come la sua acqua.

Prima di andar via, è stato più forte di me: ho salutato la signora Di Mattia e l’ho ringraziata per la signorilità con la quale hanno saputo, lei e suo marito, regalare emozioni attraverso quella gratuita diffusione di buona musica.

In quel grazie c’era e c’è qualcosa di più: la riconoscenza personale per aver finto, allora, di non sapere e per essere rimasti sempre “Signori” per davvero.

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