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10/25/2021
HomeLa RivistaFolklore e dialettiQUANTO COSTA LA LIBERTA’?

QUANTO COSTA LA LIBERTA’?

Tanto, poco, niente. Alcuni chi hanno speso una vita, altri ce l’hanno rimessa la vita, altri ancora ci hanno rimesso la propria e quella dei propri cari. 

Ci sono stati, e ci sono, popoli che non hanno mai smesso di lottare per averla la libertà e, poi, per mantenerla, per conservarne almeno un poco, quel tanto che conferisce dignità agli esseri umani.

Il libro “Sussidiario” delle scuole elementari degli anni cinquanta, sessanta e settanta era ricc0 di immagini e storie di eroicità umana, esempi di coerenza ideale, di comportamenti ispirati a principi di libertà. 

Pensiero e azione coerenti tra loro, così come dovrebbe essere la vita di ciascuno di noi: ispirata ad una idea, a dei principi e coerentemente vissuta.

L’intendimento di quei contenuti del “Sussidiario” era, di certo, quello di proporre esempi, modelli, comportamenti e non perché tutti dovessero votarsi a gesti eroici, ma perché avessero un’idea di come potersi muovere, l’indicazione di una direzione verso cui tendere.

Così, a naso, ricordo il piccolo Balilla, Pietro Micca, Tito Speri, Enrico Toti e altri ancora. Uno, in particolare, mi torna spesso a mente, forse per il nomignolo che lo aveva contraddistinto e mi aveva colpito: il romano Angelo Brunetti, detto “Ciceruacchio”. Una specie di capo popolo, un Masaniello laziale. Ciceruacchio era innamorato dell’idea di Repubblica Romana; per essa s’era dato da fare insieme ad altri e quando, nel 1849, si realizzò  ne fu davvero strafelice e soddisfatto.

Ci aveva creduto e ci credeva, lui, e con lui ci credevano Luigi e Lorenzo, i suoi figlioli di tredici anni. Forse il loro sogno andava oltre Roma, magari immaginavano, in prospettiva, una Repubblica Italiana e perciò quel primo traguardo era davvero meraviglioso.

Il 2 Luglio del 1849, però, la Repubblica Romana cadeva e, con essa, si frantumava un sogno a lungo carezzato.

Non veniva meno la speranza. Con i francesi di nuovo a Roma, fieri e boriosi più del solito, la passione patriottica, che ancora ardeva nell’animo di Ciceruacchio, lo spinse a seguire Garibaldi che, lasciata Roma, si era messo in marcia verso Venezia. Lo seguiva con entrambi i figlioli, speranzosi come non mai. 

A Porto Tolle, nei pressi di Rovigo, la lunga mano del potere papale-francese li raggiunse e la notte di San Lorenzo furono fucilati  per i loro ideali.

QUANTO COSTA UN IDEALE?

Gli “ideali”, credo, non costano in termini monetari perché, se avessero un prezzo, apparterrebbero alla sfera del venale”, di tutto ciò che può vendersi e comprare, di ciò che si scambia e può barattarsi a piacimento. 

Gli “Ideali” non appartengono né al mondo della compra-vendita né a quello del “baratto”, dello scambio-merci.

Gli ideali sono obiettivi, fini, che si perseguono perché hanno in se stessi il premio e la ricompensa: l’intima, pacata soddisfazione e il compiacimento per essere riusciti, senza condizionamenti esterni e senza coercizioni, ad esprimere, liberamente, un proprio pensiero, a compiere, in tutta serenità, un’azione. Pensieri e azioni che non tendono a ledere alcuno, ma solo a vivere coerentemente col proprio credere e sentire senza, per questo, mancare di rispetto al vivere e al credere degli altri.

Gli “ideali” si nutrono di libertà e si tramandano attraverso esempi di vita che sanno di coerenza, lealtà, socialità. 

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