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10/25/2021
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LA MAGIA DEL GIOCO SIMBOLICO

Dai due-tre ai cinque-sei anni, il bambino ricava dal mondo esterno gli stimoli ed i simboli per i suoi dinamismi: vive il periodo della psicomotricità simbolica.

   La gestualità e la dinamica psicomotoria vengono condizionate da una primitiva imitazione, che continua a concretizzarsi anche quando manca il motivo scatenante.

   Questa fase collega il periodo della motricità sensoriale a quello della motricità simbolica vera. Si incomincia ad avere una dinamica nuova con motivi scatenanti diversi; si arriva, così, alla fase della psicomotricità generata da simboli. Il bambino ha imparato a fingere di dormire (giocare col simbolo) ed ha imparato a “far dormire” il suo pupazzo (giocare nel simbolo).

   Il gioco simbolico prevede, come nel periodo della senso-motricità, un’imitazione, ma supera il semplice gesto imitativo per una diversa partecipazione.

   Il bambino che si divertiva, nel periodo senso-motorio, a battere le mani subito dopo che l’aveva fatto la mamma, si muoveva per il semplice gusto dell’imitazione, per il gusto del rumore prodotto, per l’esclusivo piacere del movimento.  

   Il bambino che si diverte, nel periodo della psicomotricità simbolica, a fare il canguro, dopo una visita allo zoo, non imita solo per il gusto del movimento, ma imita, innanzitutto, a posteriori; non imita in presenza del canguro, ma si muoverà, dopo, su una precisa immagine mentale, per comunicare un’idea, un simbolo, che non potrebbe mai esternare con la parola. Ha visto, ha assimilato, ha ricordato, ha espresso. Ripropone una realtà e non solo per gioco, ma per parlare col corpo, per esprimere un’interiorità.

   Il suo comportamento, quando rappresenta, è pregno di significato; vuol vivere qualche cosa che lo ha colpito. È un’attività psicofisica che non si spiega come pura imitazione o come adattamento alla realtà, ma è una rappresentazione del reale, una figurazione libera, personale, senza regole o limiti.

   Il bambino elabora ed incomincia a partecipare il mondo ed a viverlo nei suoi rapporti simbolici. Quando, dopo aver visto un autobus, cammina carponi, in diverse direzioni; si ferma e riparte e accompagna il suo moto con “rumori labiali”, esprime l’idea dell’autobus, il simbolo raccolto dal mondo esterno, con movimenti propri, con partecipazione diretta e personale.

   Così, imita un simbolo, ma lo imita a posteriori e su un’immagine mentale acquisita dall’ambiente.

   La differenza tra il periodo della senso-motricità e quello della espressione simbolica, considerando che sono tutte e due basati sulla imitazione, la ritroviamo nello spirito delle azioni stesse: nella seconda vi è partecipazione mentale, vi è un pensiero che regge l’azione, un simbolo che la guida. Il gesto non si esprime solo perché il bambino è in grado di fare certi movimenti o, per similitudine, di ripetere meccanicamente gesti e movimenti altrui (ecoprassia), ma si realizza perché ha alla base un pensiero, una sequenza dinamica che esteriorizza un’immagine mentale.

   Con il movimento, come rappresentazione interiorizzata, si entra nel periodo del gesto simbolico. 

   Il bambino vive in un ambiente che solo di rado sembra “costruito” su misura per lui e deve adattarcisi, perché i suoi interessi non trovano riscontro nella più vicina realtà. Arriva, così, ad operare in senso inverso: adatta il reale al suo “IO”, senza tecniche precise o trasformazioni rituali.

   Secondo l’intimo bisogno di muoversi, dovendo (anche se inconsciamente) aiutare la propria formazione mentale con movimenti voluti, guidati ed aggiustati ed essendo portato all’esplorazione, a toccare tutto, a sentire tutto, a scoprire tutto, formula, con il gioco simbolico, la più coerente possibilità che ha di vivere in un ambiente non proprio giusto e di concretizzare un’equilibrata formazione, adattando la realtà ai bisogni.   

   Dal momento che il linguaggio di cui è più padrone, che sente come più suo, non è quello verbale, ma quello psicomotorio, “dialoga” e si serve del movimento. Esteriorizza un messaggio interiore con espressioni psicofisiche. La bambina che ha osservato un cane zoppo e, poco dopo, cammina con vistosa andatura claudicante, gioca su un simbolo diretto e manifesta un’impressione interna, per “digerire” un’idea “curiosa”. Un adulto sarebbe arrivato, se impressionato dalla stessa visione, ad evocarla mentalmente e non pensarci più.

   Questo è il magismo del gioco simbolico.    

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