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10/25/2021
HomeLa RivistaPolitica, economia e finanzaCHI HA UCCISO LA CLASSE MEDIA

CHI HA UCCISO LA CLASSE MEDIA

La frequenza con la quale la classe media viene citata da politici, economisti ed istituzioni potrebbe far pensare che essa è tenuta in debito conto e che gode di una seria e vasta considerazione. Ma non è così. Il punto di vista convenzionale la definisce per i suoi redditi, per la sua educazione o per il tipo di attività che esercita. Attributi superficiali che non tengono conto delle differenze concrete che invece esistono tra classe operaia e classe media. Certo la classe media guadagna di più, ha dei diplomi o lauree e tende ad occupare posti da colletti bianchi, ma una educazione superiore o uno stipendio più alto non  garantiscono un ruolo da classe media nel nostro sistema economico tanto che neppure una posizione da impiegato può più essere considerata come automaticamente qualificante. Fondamentalmente ciò che si rimprovera alla borghesia è di trasformare il lavoro in capitale attraverso il risparmio e gli investimenti. L’ascensore sociale che permette di passare dalla classe operaia in classe media è legato alla capitalizzazione del lavoro : infatti, quando  tempo e risparmi sono investiti per raggiungere una educazione superiore non si fa altro che  capitalizzare il lavoro futuro attraverso il quale si ottiene l’aumento della produttività e, quindi. salari e stipendi migliori. In  altri termini : ciò che distingue la classe operaia dalla classe media è la capacità di quest’ultima di saper trasformare il proprio lavoro in capitale, al contrario di quanto avviene nella classe operaia che utilizza il proprio lavoro unicamente per finanziare i suoi consumi. Sappiamo che la teoria marxista classica traccia una linea di demarcazione netta tra lavoro e capitale e la simboleggia con il seguente stereotipo : il proletario lavora nelle industrie delle quali i capitalisti sono i proprietari che, a loro volta, risultano finanziati da un monopolio di banche commerciali e d’investimento . Questo punto di vista poggia sulla considerazione che il capitalismo prosperi attraverso lo sfruttamento del lavoro della classe operaia, dimenticando una dinamica molto importante, quella del ruolo essenziale del credito, del debito e dei consumi della borghesia che,tutti insieme, generano i profitti per i grandi detentori del capitale. Infatti, coloro che lavorano con salari più bassi avvantaggiano solo i datori di lavoro e non le banche, né le imprese che vendono i loro prodotti ai lavoratori meglio pagati (classe media).Ora, posto che  il “debito” è divenuto un motore per generare profitti giganteschi, chiediamoci : quale classe bisogna tosare per fare profitti ? Non certo la classe operaia in quanto questa ha una  redditività limitata e si presta solo ad operazioni di piccolo cabotaggio come gli anticipi salariali, prestiti automobilistici, incasso di assegni etc. etc.. Ecco dunque  che la classe media con stipendi e salari più alti si presta meglio alla spogliazione  perché capace di offrire profitti a più lungo temine grazie ai debiti che è in grado di contrarre e garantire . Qualche esempio ?  Eccoli : ipoteche per acquistare un immobile, prestiti per vetture di lusso, prestiti per soggiorni turistici in montagna o al mare, prestiti per crociere, prestiti per pranzi di matrimonio, laurea, comunioni, prestiti per gli studi dei figli  etc. etc. . Per dirla in modo più prosaico : senza una classe media in buona forma, capace di contrarre debiti, che assume rischi e spende liberamente, il capitalismo moderno  va in recessione. Ricordiamoci, quindi, che gran parte dei profitti provengono da alti livelli di indebitamento e da consumi “ambiziosi” e spesso emulativi (il passo più lungo della gamba) che i lavoratori con bassi salari non si possono permettere. 

Oggi questo stato di cose sta cambiando ad una velocità supersonica  in quanto   il potere d’acquisto dei salari della classe media abbassandosi sempre di più finisce per mettere in crisi sia i consumi che le richieste di prestiti . Inoltre, ed è ancora peggio, le vie tradizionali di accesso verso la detenzione di un capitale produttivo non risultano cosi sicure come un tempo perché i diplomi o le lauree non costituisco più la garanzia di stipendi stabili e generosi. In una economia ormai dipendente dalla bolla azionaria la proprietà non rappresenta più un metodo per risparmiare quanto, invece, una scommessa, alla stregua di quanto accade nei casino quando ci si siede al tavolo della roulette. Ecco perché oggi coloro che fanno parte della classe media,  nel momento in cui diventeranno  proprietari di un capitale produttivo, sono destinati ad esser condannati ad una durevole schiavitù dalla quale difficilmente potranno liberarsi e ciò  a causa degli improvvisi crolli di valore degli investimenti che loro stessi avevano costruito su instabili palafitte di debiti. 

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