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12/08/2021
HomeLa RivistaAttualità e AmarcordIL GUERRIERO DI CAPESTRANO, SIMBOLO DELL’ABRUZZO

IL GUERRIERO DI CAPESTRANO, SIMBOLO DELL’ABRUZZO

di Daniele Rossi

L’Abruzzo terra di Santi e guerrieri. Soprattutto di guerrieri. Anzi, del Guerriero. Quello di Capestrano. 

Una statua dall’alto valore storico che, negli anni, è diventata il simbolo di questa regione. 

Il reperto che risale al VI secolo a.C. e venne  ritrovato nella necropoli di Aufinium, all’interno del comune di Capestrano, da qui deriva la sua denominazione. 

Si tratta di una scultura realizzata in pietra calcarea attribuita al popolo dei Vestini, insediatasi nei territori della Valle del Tirino. L’opera, dal 1959, è custodita all’interno del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti. 

Una sua riproduzione, a grandezza naturale, è presente proprio a Capestrano, collocata all’entrata del Castello Piccolomini. 

L’opera raffigura un guerriero,  bardato con un enorme copricapo. Quest’ultimo venne rinvenuto successivamente  e ricomposta come parte mancante della statua.

La rappresentazione del guerriero, con le braccia piegate sul corpo, protetto da una corazza e armato con una lunga spada, un’ascia, due lance ed un pugnale, ricorda fenomeni scultorei di quell’epoca ritrovati nel bacino del Mediterraneo. Molto probabilmente la scultura era collocata come cippo ornamentale sulla tomba di un personaggio di rilievo dell’epoca. 

La statua misura 2 metri e 9 centimetri, ed è sorretta da due pilastri. Su uno di questi è stata incisa una scritta in lingua italica arcaica: Ma kupri koram opsut ani..s raki nevi po..m. Letteralmente dovrebbe essere tradotta così: Me bella immagine fece Aninis per il re Nevio Pompuledio. Questa ricostruzione ci consente di conoscere il nome dello scultore, Aninis, che fu esecutore dell’opera ed il nome del soggetto rappresentato, ovvero il re Nevio Pompuledio. 

La statua venne ritrovata nel settembre 1934 in località Cinericcio in circostanze a dir poco casuali. Infatti fu un agricoltore del posto, Michele Castagna, a rinvenirla mentre era intento a lavorare il terreno della sua vigna. Insieme al Guerriero venne ritrovato anche il busto di un’altra statua, raffigurante una figura femminile. Si ipotizza che la statua con sembianze femminili fosse la compagna del Guerriero, denominata Dama di Capestrano. Queste sensazionali scoperte allertarono la Soprintendenza alle Antichità di Roma, che avviò una campagna di scavi archeologici che portò alla scoperta  di una vasta necropoli. 

Il ritrovamento  di queste realtà archeologiche, insieme ad altri rinvenimenti all’interno della Piana di Navelli, nelle località di Fossa, Bazzano e nell’area subequana, ipotizzano moduli di vita differenti da quelli finora conosciuti. Questa popolazione identificata come isolata, autoreferenziale, dedita esclusivamente alla pastorizia in realtà, come dimostrano i vari ritrovamenti, era tutt’altro che isolata ed aveva contatti di notevole importanza con un vicinato colto. 

Questa è una delle tante storie che l’Abruzzo sa raccontare.

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