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10/25/2021
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Suoni, luci e colori: i giocattoli per arrivare alla parola

  Il parto ci consegna un bambino con un sistema cardio-respiratorio in piena efficienza funzionale; un apparato respiratorio che risulta subito perfetto (anche se rodato in ambiente non aereo, ma con polmoni pronti e diaframma già sensibilizzato da qualche singhiozzo); un insieme di organi di movimento che è in grado di produrre gioco articolare e, quindi, dinamica espressiva.

   La prima attività motoria si riduce al calco della posizione fetale, con movimenti vivaci, ma incontrollati e rozzi; le espressioni dinamiche intrauterine avevano la delicata funzione di esercitare l’apparato di movimento, di permettere le prime contrazioni, di azionare le leve articolari. Subito dopo la nascita, liberatosi dall’imbracatura della placenta, il neonato ha la possibilità di sgambettare liberamente e di provare il movimento con piena dinamica articolare. I movimenti sono concretizzati dalle gambe, dalle braccia e dai muscoli mimici del volto. Dopo circa un mese dalla nascita, dalla posizione prona alza la testa ed incomincia a girarla lateralmente, mentre gli altri movimenti risultano non coordinati e privi di scopo immediato.

   Questi movimenti, ancora di natura riflessa, predispongono l’apparato locomotore e mimico espressivo a manifestazioni intenzionali; questi riflessi della prima infanzia si manifestano in base alle diverse posizioni in cui può trovarsi il bambino e sono concretizzati da incoscienti contrazioni muscolari, non ancora sotto il controllo del sistema cerebrale. Le reazioni toniche riflesse, alle diverse prove posturali che lo specialista esegue per valutare il grado dello sviluppo del bambino sono sette (sollevato dal decubito supino, distende tronco ed arti inferiori; sollevato dal decubito prono, per il riflesso di Landau, alza il capo ed estende il tronco e gli arti, ecc.…) Queste motricità, man mano che matura l’equilibrio del tono muscolare e si affina l’influsso del sistema nervoso centrale, lasciano il posto a reazioni volontarie controllate.

   In questo primo periodo i movimenti propedeutici che l’accorto amore materno può far compiere perché il bambino possa muoversi “meglio”, sono riassumibili in movimenti passivi, delle braccia e delle gambe. Si creano così, attraverso l’esecuzione di movimenti passivi, le basi funzionali del movimento volontario legato allo sviluppo delle qualità percettive. Le stesse posizioni (prona, supina e seduto sul braccio), in cui vengono tenuti i bambini di questa età, favoriscono lo sviluppo dei primi, rozzi riflessi posturali e disciplinano le espressioni “caotiche” delle braccia e delle gambe, nelle dinamiche di gioia e di dolore.

   “Ginnastica” passiva, per il rodaggio articolare, e prima educazione dei sensi, con gli stimoli visivi, sonori e tattili che l’ambiente invia costantemente.

   I movimenti sono, ancora, di natura non propriamente volontaria o di tipo coordinato. Quando lo sviluppo e, quanto meno, il controllo nervoso superiore incominciano a coordinare l’espressione motoria non è, però, dimostrabile, anche perché non esiste un confine netto fra l’incosciente ed il cosciente. Certo è che all’atto volontario si arriva dopo che diventano sufficienti le capacità sensoriali; all’età di quattro mesi, il neonato incomincia a partecipare l’ambiente e ad allungare le mani verso giocattoli variopinti o a provare costantemente, dalla posizione prona a sollevare il capo e le spalle.

   E’, quindi, il rapporto oculo-manuale che favorisce l’espressione motoria della presa. All’età di sette mesi si impreziosisce il lavoro delle mani con la dinamica digitale, mentre al rapporto occhio-mano si associa, sempre più frequentemente, la bocca. Tutto è portato alla bocca, quasi che la conoscenza di un particolare oggetto, oltre che con la vista, si possa fare con il gusto.

   In questo periodo, gli stimoli educativi, per lo sviluppo della psicomotricità, sono rappresentati, più che mai, da suoni, da luci e da colori, mentre il movimento, in genere, non è più completamente passivo, ma si incomincia a “pretendere” una risposta motoria intenzionale e controllata. Anche il modo di tenere il bambino in braccio è diverso: non più la mano dietro la nuca o tutto il braccio dietro la schiena; la presa sotto-ascellare non prevede il sostegno della testa e non considera più il braccio sul dorso.

   I riflessi posturali vengono, così, educati, con espressioni naturali, all’equilibrio, al gioco sinergico muscolare ed alla prontezza. Man mano che cresce, il bambino “prova” la posizione seduta, il camminare con quattro appoggi, la posizione di “in ginocchio” e, successivamente, quella bipede. La deambulazione risulta, ancora per molto, goffa ed impacciata in quanto il bambino ha, prevalentemente, educato gli arti superiori e, nei grandi movimenti, cerca sempre la contrazione degli estensori rachidei.

   In questo periodo dobbiamo favorire gli spostamenti a quattro appoggi e tutti i movimenti volontari; dobbiamo fare in modo che il bambino sia libero di muoversi come e dove vuole; la posizione di “partenza” deve essere quella quadrupedica o supina o seduta e, in ogni caso, deve essere assunta volontariamente e volontariamente deve essere variata.

   Incomincia, intanto lo sviluppo del linguaggio e, con esso, la possibilità di inserirsi in prima persona nell’ambiente che lo circonda; man mano che il patrimonio lessicale si amplia e le dinamiche espressive si affinano, il bambino acquista la possibilità di memorizzare e di ripetere; incomincia a distinguere la forma, ad astrarre ed a formarsi una dimensione personale che, prevede l’atto esplorativo, che in forma ludica  si allargherà sempre più.

   Ormai il bambino ha una fisionomia propria ed essenziale; i movimenti sono sicuri, voluti e precisati; l’intenzionalizzazione è sufficiente per qualsiasi espressione psicomotoria e la fantasia risulta tanto fertile da “provocare” il commercio ludico in dinamiche coordinate e fluide.   

   

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