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09/18/2021
HomeLa RivistaAttualità e AmarcordA PROPOSITO DI ABBANDONO SCOLASTICO

A PROPOSITO DI ABBANDONO SCOLASTICO

 

La scuola è l’istituzione che ha il compito di educare e formare cittadini  attivi in grado di fronteggiare in modo sicuro la realtà in cui vivono. L’esperienza scolastica incide,quindi,profondamente sullo sviluppo del soggetto, sul processo di acquisizione delle abilità cognitive e sociali, nonché sul processo di costruzione dell’identità. Le statistiche, però, ci informano che molti ragazzi italiani abbandonano molto presto la scuola e lo fanno ancora prima di aver conseguito un titolo di studio superiore ritrovandosi, così, con la sola licenza media ed un’obiettiva difficoltà a trovare lavoro…e non solo!
Questo fenomeno va sotto il nome di “dispersione scolastica”, termine col quale si indica quell’insieme di fattori che comportano ritardi, “ripetenze”, rallentamenti o abbandoni in uno specifico iter o circuito scolastico. Il soggetto che abbandona la scuola non acquisisce gli strumenti utili per rispondere alla continua richiesta di sapere dettata dalla nostra società, non è in grado di padroneggiare le nuove tecnologie. Ciò creerà una crscente discrepanza tra coloro che “sanno” e coloro che “non sanno”.Non si può parlare di interpretazione univoca dell’abbandono, ma si deve ricorrere a un modello sistemico:è necessaria, cioè una visione integrata dei vari fattori che interagiscono tra loro.
Elenco di seguito alcune variabili:
– l’ignoranza e la disoccupazione parentali;
– l’assenza di un ambiente educativo ricco e stimolante;
– l’assenza di adeguati spazi e tempi di formazione;
– la necessità familiare di un’attività lavorativa prematura;
– la distanza dalla scuola e la mancanza di adeguati servizi di trasporto;
– le inadeguate strategie formative e didattiche;
– una scelta inadeguata del percorso di studi.

Il sistema scolastico dovrebbe spaziare su tre aspetti:
1. Insistere sulla formazione e l’aggiornamento degli insegnanti. Molti docenti sono ancora  legati a vecchi metodi educativi  e a seguono programmi obsoleti. La legge prevede  gli insegnanti alla formazione in servizio, ma l’obbligatorietà suscita spesso reazioni negative  Una figura educativa così importante deve possedere competenze in campo psicologico per poter comprendere a fondo gli  alunni nelle loro dinamiche personali e nel loro contesto di vita. Sarebbe opportuno affiancare agli insegnati alle prime esperienze sul campo uno specialista che li supporti in questo difficile compito
2. Modificare le strategie formative e didattiche.
La scuola non dovrebbe trasmettere solo le conoscenze di base ma orientarsi anche sui temi della vita quotidiana e dell’ambiente economico, sociale e culturale locale e nazionale. La didattica utilizzata nelle scuole è chiusa rispetto ai problemi della vita contemporanea, costringendo troppo spesso i ragazzi a risolverli fuori dal contesto educativo.

3. Promuovere un’adeguata azione di orientamento.
Una scelta sbagliata del percorso di studi deriva da un inadeguato orientamento, che talvolta  è addirittura inesistente, e spesso rende  la vita tra i banchi insopportabile, fino alla “fuga”. 

L’orientamento è un’attività trasversale all’azione formativa e deve  mirare ad individuare un percorso di studi su misura per ciascuna persona, nel rispetto delle sue caratteristiche, delle sue propensioni e del le sue  aspettative. 

La scelta del percorso di studi è difficile poiché lo studente nella piena adolescenza, in vista dell’inserimento nella scuola superiore, si trova spesso ad affrontare da solo cambiamenti che richiedono un notevole investimento di energie cognitive e psicologiche. La complessità dei sistemi e l’incertezza per il futuro, tipici della nostra società, rendono la scelta ancora più difficoltosa. 

L’insuccesso svalorizza l’identità, mina l’auto-stima e l’auto-efficacia percepita. L’insuccesso a scuola condiziona la  vita sociale e lavorativa. Lottare contro la dispersione scolastica è indispensabile poiché interrompe il  percorso formativo perde l’occasione giusta per conquistare gli strumenti senza i quali rischia di rimanere schiacciato dai fenomeni sociali di cui non comprende il senso e il significato. Rischia di scivolare in un inesorabile smarrimento di fronte all’inarrestabile mole di informazioni che lo assalgono, nonché di alimentare una profonda sfiducia in se stesso e verso le proprie risorse. Ovviamente la soluzione del fenomeno della dispersione non può trovare posto solo nella scuola, ma è necessario il coinvolgimento di tutto il contesto socio-educativo in cui sono inseriti i ragazzi a rischio. dalle famiglie e al sistema politico e culturale del territorio. terriiitterritorioresenterebbe,a mio avviso,già un grande passo…                      

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