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01/17/2022
HomeLa RivistaAttualità e AmarcordGLI SCACCHI E IL SACCO DI AVEZZANO

GLI SCACCHI E IL SACCO DI AVEZZANO

Cultura e civiltà li abbiamo sempre lì sullo sfondo, in ogni nostra azione, in ogni nostro pensiero. Sono come due grandi bagagli che ci portiamo dietro lungo l’arco di tutta la nostra vita. Si pensa sempre utilizzando rapporti e legami determinati, all’interno di un contesto, quindi all’interno di un complesso di condizioni ben precise. Ma la storia è un continuo farsi, non qualcosa che troviamo stampato su un libro una volta per tutte o che semplicemente consultiamo su Wikipedia all’occorrenza. La storia vive, si riproduce, si modifica e muore con e attraverso l’uomo. A volte sono gli uomini al potere a dettare l’ordine degli eventi, molte altre volte invece sono coloro che il potere non lo hanno a influenzare le sorti del mondo, a condizionare la memoria di una città o di una nazione.

        

Risvegliare la coscienza cittadina riguardo un fatto storico quasi dimenticato non è semplice, ma l’associazione Sessantasettezerocinquantuno è riuscita nell’impresa, e per ben due volte nel giro di poche settimane.

La prima volta è stata all’ inizio giugno quando è stata riprodotta, su un muro, in Piazza San Bartolomeo, cuore antico della città, l’immagine stilizzata della Vecchia Collegiata intitolata al nostro santo Patrono, similmente a come era prima del terremoto del 1915.

L’ultima opera dell’associazione (Giulio Fiocca Presidente,  Alessandro Maurizi, Luca Cipollone e Giuseppe Mazzei, i principali rappresentanti) è stata invece la realizzazione di una scacchiera gigante costruita sulla pavimentazione della piazzetta, tra via Mazzini e via Pagani, sede anche di una storica edicola della città. La scacchiera, realizzata completamente durante la giornata del sette luglio rappresenta, metaforicamente, il sacco di Avezzano del 1363 attuato, da Francesco del Balzo duca di Andria, a discapito di Filippo II principe di Taranto.

   

Lungo il perimetro dipinto in rosso, ai lati della scacchiera, sono stati rappresentati: l’anno del sacco di Avezzano, la citazione di Buccio di Ranallo (testimonianza storica dell’accaduto) e gli stemmi delle casate che, su questo territorio, si affrontarono. I pezzi degli scacchi sono stati realizzati con l’utilizzo di materiali di riciclo.

Si torna così, grazie ai ragazzi dell’associazione, a raccontare la nostra identità, attraverso modalità nuove capaci di indagare fra le pieghe della storia.

L’obiettivo dell’associazione è quello di superare le classiche narrazioni della città di Avezzano per indagare e scoprire storie nuove, perché ancora  poco conosciute. In questo contesto di ricerca oggi si narra un fatto misconosciuto, ma al contempo si valorizzano luoghi, a volte abbandonati, e si riscoprono giochi che, nello specifico diventano vista la loro collocazione all’aperto in area pubblica, di ognuno e di tutti,  come appunto il sempre fascinoso gioco degli scacchi .

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