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09/18/2021
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LAVORO IN PRESENZA O SMART WORKING

Oggi parliamo del “rientro al lavoro”.

Potrebbe sembrare un argomento molto leggero che magari non richiede neppure troppa attenzione. Eppure in questi giorni non poche aziende ed enti si trovano in grande difficoltà nel cercare di conciliare l’esigenza di tornare al lavoro con le paure dei lavoratori. In questo momento è ancora troppo forte la paura del contagio covid, che stride con le necessità di un lavoro che deve riprendere a tutti i costi anche in presenza. Fino al periodo antecedente  l’epidemia del Covid19 in Italia quello che viene definito Smart working, nonostante la legge sul lavoro agile fosse in vigore ormai dal 2017 e avesse indicato  l’uso degli strumenti tecnologici fra le condizioni fondamentali, era rimasta un’attività molto marginale e poco ricercata dai più.

La particolarità dello Smart Working è proprio quella di richiedere una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, caratterizzata dalla assenza di vincoli orari e spaziali: è un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. Come spiegarsi che all’improvviso questa modalità di lavoro, definito “lavoro agile”, è divenuta così diffusa e soprattutto difficile da sostituire? La pandemia che ormai ci accompagna da quasi 2 anni ci ha catapultati da un giorno all’altro in una situazione di lock down.

Non abbiamo avuto scelte. Siamo stati tutti costretti, da un giorno all’altro, ad inventarci una modalità di lavoro del tutto inusuale fino a quel momento: il lavoro agile è diventata la modalità di lavoro ordinaria. Sono passati poi mesi e mesi, con l’alternanza di periodi in zona rossa, zona gialla, ancora zona rossa e… come sempre, ci siamo abituati ad una modalità di lavoro da casa che sicuramente ha i suoi vantaggi. Ma a ben pensare e al di fuori dell’emergenza dettata dal Covid, lo smart working non può essere l’unica modalità di lavoro, occorre recuperare la dimensione del “lavoro in presenza”. Ed è proprio su questo aspetto che, il 17 giugno 2021, è intervenuta una legge che ha cominciato a parlare di una modalità lavorativa molto diversa e cioè il lavoro è diventato “lavoro misto”. Con tale termine si intende un’organizzazione del lavoro che alterna periodo di smart working a periodi di lavoro in presenza. L’organizzazione del lavoro deve garantire che le attività ordinarie riprendano a svolgersi con regolarità e che il cittadino non debba assolutamente risentirne.  Ecco allora che i lavoratori hanno dovuto iniziare a convivere con una modalità mista, cioè giorni in presenza, in cui si va in ufficio e si svolge la propria attività lavorativa, e giorni in cui si lavora in remoto, cioè da casa. L’alternanza fra la modalità lavorativa in presenza, con quella in remoto, ed infine con quella mista, ha  portato a effetti  molto diversi. Molti hanno apprezzato la possibilità di lavorare a casa e gradito  la comodità di non dover raggiungere il posto di lavoro ogni giorno, con orari fissi. Addirittura si è sviluppata una particolare forma di residenzialità, perché alcuni lavoratori hanno preferito spostarsi in zone più tranquille, più vivibili da un punto di vista ambientale, ed hanno riscoperto la vita in campagna, in piccoli borghi, al mare, nelle isole… dovunque cioè fosse possibile, lavorare a distanza, grazie alla fibra. Si sono avute anche reazioni esattamente contrarie: talune persone hanno vissuto con ansia, fino allo stress, il dover lavorare obbligatoriamente a casa, senza la possibilità di incontrare colleghi, scambiare con loro opinioni e ricevere consigli. Sicuramente sono stati avvantaggiati da questa modalità di lavoro coloro che, avendo figli in età scolare, hanno potuto conciliare i loro tempi di lavoro con le esigenze legate ai lunghi periodi di didattica a distanza.

Ma questa situazione così complessa e difficile ha messo tutti davanti a un bivio:

Nel momento in cui la pandemia, piano piano, si è affievolita e, grazie alla forte campagna di vaccinazione, la vita ha cominciato a riprendere con una certa regolarità il lavoro si può svolgere in ufficio, con le dovute precauzioni ma senza particolari rischi pandemici.

E’ nata quindi  la possibilità di utilizzare la modalità mista, che consente di alternare il lavoro “a casa” ,evitando il disagio e le spese per l’uso dei mezzi pubblici, e, in alcuni giorni della settimana, con quello in ufficio per incontrare i colleghi, discutere di lavoro, progettare insieme. Recuperare cioè quella dimensione collegiale tanto importante nel lavoro di oggi.

Lo smart working “forzato” in molte situazioni, ha avuto risvolti per alcuni lavoratori non marginali sotto il profilo  economico e quindi poco graditi, come il venir meno della possibilità di usufruire dei buoni pasto.

Può sembrare una cosa di poco conto, ma se si riflette sull’ammontare giornaliero del buono pasto di circa sette euro, si arriva a valutare una diminuzione della retribuzione dai  1000 ai 1500 euro all’anno. Ci sono state però aziende ed enti pubblici virtuosi che, grazie ai fondidella finanziaria 2021, hanno concesso ai propri dipendenti un ristoro per i buoni pasti non erogati nel 2020.

Nel giro di qualche mese c’è stata quindi  una sorta di rivoluzione. Siccome non si può tornare indietro , oggi possiamo soltanto cercare di ottimizzare gli aspetti migliori di questa esperienza, con l’auspicio che le nuove modalità lavorative riescano a trovare il necessario equilibrio fra le esigenze di vita personali e quelle del mondo del lavoro.

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