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09/22/2021
HomeLa RivistaCultura&Arte…NEL RIMPIANTO DEL SAGGIO “LE MATITE DI UN POPOLO BARBARO”

…NEL RIMPIANTO DEL SAGGIO “LE MATITE DI UN POPOLO BARBARO”

         Fra le bancarelle di un mercato dell’usato, a Verona, mi è capitato fra le mani un libro dal titolo impegnativo STORIA DELLA XILOGRAFIA IN ITALIA NEL SECOLO XX. Incuriosito dalla data della pubblicazione, 2020, dopo la solita noiosa contrattazione, con il venditore che, visto il mio interesse, me lo decantava come una edizione rara, di nicchia, quasi introvabile nelle librerie, per una somma di dodici euro e cinquanta me lo sono aggiudicato.

Intanto la confezione del libro: solo paragonabile ad una brutta edizione dei primi anni ’50, costruito senza cura alcuna nell’impaginazione e della grafica interna e di copertina. Ho letto poi attentamente il tutto non trovando nei contenuti niente che, a proposito della xilografia, non fosse già stato scritto e meglio, ma soprattutto non trovando le affinità che questo linguaggio espressivo ha avuto  con le varie contemporaneità e tantomeno con la nostra, risultando così una mera elencazione di incisori, più o meno importanti, che si sono dedicati a questa tecnica incisoria. Le correlazioni con l’espressività contemporanea e quindi l’uso che si fa, attualmente, della xilografia,  insieme alla sua funzione di linguaggio espressivo autonomo o volutamente contaminato da altre tecniche, pure nella sua produzione di pezzi unici,  sembrano essere totalmente sconosciuti, o volutamente ignorati, dall’autore del volume.

     

Per ciò che attiene la veridicità e la qualità dell’informazione fornita nel testo, che riguarda la situazione nazionale della pratica xilografica nel suo insieme, non entro nel merito poiché non ne  ho se non una informazione superficiale.  Per ciò che attiene quanto e da chi prodotto, nella xilografia in Sardegna, possiedo invece una conoscenza profonda ed articolata. Mi ha quindi  colpito, non favorevolmente, la scarsa informazione che ne viene fornita insieme alla superficialità dilettantistica con la quale l’argomento e gli artisti (a parte qualcuno degli artisti  storici), i pochi presenti e non sempre rappresentativi della realtà attuale, viene trattato. L’unica citazione corretta  di qualche importanza, riguarda la figura di incisore di Gabriella Locci, fondatrice e presidente di CASA FALCONIERI, alla quale l’autore dedica due pagine con foto.

Sassari con Stanis Dessy e Iglesias con Remo Branca che, sostanzialmente, sono state la patria di una applicazione sistematica delle tecniche xilografiche, con il parto ed una proliferazione di allievi di tutte le età contaminati dal fascino che, la xilografia esercita e di cui, vede ancora oggi sopratutto Sassari, considerarsi davvero l’unico centro in Sardegna in cui. questa tecnica inscisoria viene sistematicamente praticata. Il gruppo che abitualmente se ne occupa e del quale l’autore, del volume su citato, non ha mai inteso parlare, che si identifica sotto la sigla di ARTHA è uso, da cinquanta anni, fare ricerche sperimentali nell’ambio dell’incisione in generale e della stampa piana in particolare, attraverso opere che utilizzano la xilografia pura (Marco Ippolito, Emma Lazzaroli) oppure contaminazioni con fondi realizzati a monotipo (Gabriella Corso), la sperimentazione dell’unione di più tecniche incisorie, xilo-calcografiche, digitali e di stampa piana, anche serigrafica, per la produzione di pezzi unici o moltiplicati (Paola Dessy, Giovanna Secchi, Angelino Fiori, Roberto Puzzu). Paola Dessy, menzionata nel volume con dodici righe contate,  è stata docente, per quaranta anni, di disegno dal vero ed incisione presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari instradando, con il suo papà Stanis, centinaia di giovani verso l’arte della xilografia. Incisore silografico e calcografico di grande pregio, vincitrice di premi prestigiosi,  e fra i primi artisti sardi che si sono dedicati alle contaminazioni fra tecniche incisorie miscelando fra loro calco-xilo-fine art. Paola Dessy è stata inoltre la fondatrice, con la sua associazione Stanis Dessy, coadiuvata dal critico e storico dell’arte, Caterina Virdis Limentani, di INCISIONI ITALIANE, una manifestazione di carattere internazionale dedicata all’incisione e alla stampa in tutte le sue forme espressive, tradizionali e contemporanee, che ha mostrato l’opera di centinaia di artisti incisori e di percorsi contemporanei intrappresi. 

   

  

Le fonti alle quali l’autore fa riferimento sono sicuramente autorevoli  ma non certamente le più qualificate in quanto, qualcuna di queste si è occupata di incisione solo occasionalmente, ed in generale tutte si  palesano cariche di retaggi  provinciali ,nella definizione delle poetiche utilizzate dagli artisti  forse… ma solo forse, adattabili ancora a qualcuno degli incisori storici . L’universitario milanese, pur depositario di una conoscenza non comune della pratica dell’incisione xilografica, solo di rado riesce a cogliere i segni della contemporaneità, come si legge fra le fonti utilizzate dall’autore del libro e che sono tratte  dal testo elaborato per la mostra di Giovanni Dotzo, che sapendo di muffa ricorda, molto da vicino, tutte le migliaia di luoghi comuni scritti a proposito della produzione artistica in Sardegna con accenni marcati, ad una sorta di arcaismo, che ci perseguita come una maledizione e che, se in Germania la stessa fenomenologia espressiva caratterizzata dal segno che produce bianchi in netto contrato con i neri viene letta e definita Espressionismo, costituendo un momento importante dello sviluppo della storia dell’arte moderna, per noi viene appunto e genericamente chiamata ARCAISMO, e che insieme alle  altre genericità, l’autore di Storia della xilografia in Italia, fa improvvidamente sue. 

    

Le altre fonti storiche citate si sovrappongono pedestremente a quanto già detto. In realtà gli unici saggi storico-critici che possono essere presi in considerazione, perché esaustivi della realtà dell’incisione in Sardegna, passata e presente, sono quello di Marco Magnani e Giuliana Altea, LE MATITE DI UN POPOLO BARBARO; le documentazioni fornite dalla lettura dei cataloghi delle ormai decine di esposizioni organizzate dalla CASA FALCONIERI di Cagliari; i saggi critici di Caterina Virdis Limentani, nei quaderni di Incisioni Italiane e per ultimo, nel tempo, il saggio  di Beatrice Dotzo nel catalogo della mostra NAVIGARE FRA I SEGNI,  tenuta a Pisa nel Museo della Grafica, nonché la presentazione, della medesima Beatrice Dotzo, per la mostra allestita alla fondazione IL BISONTE di Firenze …A DUE PASSI DA ATLANTIDE.

 

   

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