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09/18/2021
HomeAttualitàL’ABRUZZO A DUE VELOCITA’ E LA STAZIONE FS CHE CURA LE AIUOLE E IGNORA I TRENI

L’ABRUZZO A DUE VELOCITA’ E LA STAZIONE FS CHE CURA LE AIUOLE E IGNORA I TRENI

 

di Marcello Martelli

Sono anni che, in solitudine, “martelliamo” sul chiodo fisso della ferrovia, ricordando un vecchio progetto dimenticato con al centro l’ex ramo secco Teramo-Giulianova. I treni sono tornati di moda in tutto il mondo e il trasporto su rotaia è “questione di civiltà” non più rinviabile. Ma per noi la Storia è rimasta ferma ai tempi del re delle Due Sicilie. Né serve sottolineare che le costruzioni autostradali hanno penetrato il cuore della regione, non hanno però spezzato l’isolamento delle terre marginali. “La rete ferroviaria secondaria abruzzese, se anche concepita nella seconda metà del secolo scorso -sottolinea l’esperto-, risulta ancora oggi insostituibile”. Non è cambiata in particolare la forza di penetrazione del treno per la trasformazione e lo sviluppo del territorio. Eppure, non abbiamo fatto nulla per dare una prospettiva sicura al futuro della città e del territorio, ancorati come siamo ad una visione di corta veduta, curando le aiuole e ignorando i treni. Arretramento dell’attuale stazione o interramento? Dopo tanti anni persi, non abbiamo ancora dato risposta e perdiamo tempo dietro le bazzecole.

Per tenere “in sonno” il progetto del prolungamento della rete ferroviaria verso il centro storico con fermate a Piazzale S. Francesco (a servizio dell’università), come da progetto approvato dall’Amministrazione Provinciale nel 2008, munito di studio di fattibilità e recepito dal PRIT regionale. Un tema più che mai attuale, ora che le autostrade sono paralizzate dal traffico e anche il governo Draghi conferma che la “civiltà viaggia in treno”. Mentre gli studenti dell’Ateneo di Teramo sollecitano più attenzione per i trasporti, non è accettabile che il progetto dell’Alta Velocità dell’Imperatore D’Alfonso, nel privilegiare la Grande Pescara, debba riscrivere la cartina abruzzese per punire ed emarginare la provincia indifesa. Ai nostri “big” addormentati non ci stancheremo mai di ricordare che il capoluogo in demolizione può ricominciare dalla riqualificazione dello scalo locale (ma non bastano aiuole e parcheggi!) e della infrastruttura ferroviaria, con un progetto che possa fare da volano allo sviluppo dell’intero territorio.

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