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09/20/2021
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Ambiente e psicomotricità per il benessere

“L’educazione motoria è il processo psico-somatico che, favorendo l’esercizio delle facoltà mentali e fisiche, umanizza l’uomo, lo rende partecipe dell’ambiente, gli fornisce la possibilità di giudizio e di scelta,.

   Umanizzare l’uomo, dal punto di vista della psicomotricità, significa dargli la possibilità di partecipare al suo ambiente culturale e di vivere la sua dimensione con personale e responsabile dinamica sociale. La inscindibile unità pensante ed operante, con fisiologica funzione fisica e sufficiente elasticità mentale, si umanizza nella realizzazione degli individuali dettami costitutivi e nel vivere in mutevoli condizioni ambientali. Umanizzare è, quindi, ricercare lo sviluppo della personalità.

   Educare, dal punto di vista della psicomotricità, significa funzionalizzare gli apparati; aiutare lo sviluppo della intenzionale delle dinamiche sociali; indirizzare convenienti stimoli educativi, per favorire una risposta unitaria della persona umana, sulla scorta degli patrimoni individuali.

   Gli stimoli educativi sono convenienti se, oltre che rivolgersi all’unità psicosomatica, sono chiaramente ed immediatamente recepiti; adatti all’età mentale, alla realtà fisica ed alla condizione psicologica di quella particolare età. Questi stimoli non devono scatenare finalità nuove e devono, sempre, essere presentati in coerenza con i tempi di maturazione, con le realtà ambientali, nel pieno rispetto delle costituzioni psicofisiche individuali: si “parli” sempre con il presente e, mai, cercare di realizzare, dall’esterno, il futuro.

   Nel campo della educazione psicomotoria, per creare equilibrio e benessere, dobbiamo tenere conto di due fattori primari: l’ambiente idoneo e la guida educativa calibrata sui bisogni e sulle  caratteristiche  proprie  dell’età.    

   Questi due presupposti sono tanto importanti ed “universali” che vengono indicati anche nella “seconda enunciazione della Dichiarazione dei Diritti del Bambino (Assemblea Generale delle Nazioni Unite – Nuova York, 20 novembre 1959, art. 1)”:

“Tutti i bambini, senza eccezione alcuna e senza distinzione fondata sulla razza, il colore della pelle, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche o altro genere, l’origine nazionale o sociale, le realtà economiche, la nascita o ogni altra condizione che si riferisca al bambino stesso o alla sua famiglia devono beneficiare di una speciale protezione e godere di possibilità e facilitazioni, in base alla legge e ad altri provvedimenti, così da essere in grado di crescere in modo sano e normale sul piano fisco, intellettuale, morale e sociale, in condizioni di libertà e di dignità”.

  

Nella enunciazione settima è poi detto che “il superiore interesse del bambino deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione”.

Questi principi tendono a consentire a tutti i bambini di  raggiungere un giusto equilibrio e di poter disporre della  personalità adeguata a vivere nel benessere.

   Le  indagini dell’O.N.U. da decenni  valutano  i fattori degenerativi che influenzano il naturale sviluppo in autonomia nel periodo dell’infanzia. Molti di questi fattori derivano da particolari condizioni di vita, che sono  conseguenza della eccessiva industrializzazione e dell’esasperato tecnicismo: “espressioni negative per la libertà, la individualità e la libera creatività dell’uomo”.

   L’ambiente di oggi è diverso da quello del secolo scorso o solo di cinquant’anni fa: oggi, più che mai, si studia il nostro “habitat”, perché dal suo equilibrio dipende la nostra stessa vita. Sono cambiati, senza voler considerare le cause, i normali rapporti che legavano l’uomo al suo personale habitat e sono mutate le influenze dei rapporti reciproci che regolavano la vita stessa del sistema ecologico: la morfologia e la geochimica dell’ambiente, il clima, le condizioni alimentari, la diffusione e la tipologia degli organismi vivendi, ecc. … Da tutto questo ne deriva che l’uomo deve continuamente adattarsi a situazioni che cambiano velocemente e deve sempre trovare metodi di difesa dagli aspetti degenerativi dell’ambiente che muta.

   Possiamo dedurre, quindi, quanto siano importanti la preparazione di un ambiente idoneo e la conoscenza, da parte degli educatori, di tutti i bisogni, le capacità e le tendenze dell’uomo nelle sue varie età.

   Per quel che riguarda l’ambiente sappiamo che, a seconda dei vari periodi di sviluppo, ha un significato ed un valore diverso, in quanto può imporre determinate esigenze o può essere cambiato e adattato ai bisogni del singolo o della collettività. All’inizio della vita, l’ambiente è fattore essenziale; è struttura preordinata che condiziona l’esistenza del neonato; diventa, dopo, un meraviglioso compagno di gioco, con stimoli che invitano all’esplorazione, alla ricerca, alla conoscenza. Il bambino è di fronte all’ambiente ed è preso da questa realtà fisica e culturale; sarà, poi, lo stesso ambiente, favorendo la maturazione e una diversa realtà psicologica e mentale, a suscitare nel ragazzo e nell’uomo un atteggiamento gnostico, di esplorazione.

   In ogni momento, quindi, se vogliamo indirizzare stimoli efficaci, per un’essenziale educazione della psicomotricità che porti al benessere, dobbiamo tener presente che l’ambiente arriva ad essere una componente essenziale nella vita dell’uomo, in quanto la sua struttura è legata al comportamento specifico del singolo e del gruppo, tanto da caratterizzare la dinamica gestuale”.

(*) Rif. Giuseppe Mazzocco – Educazione Psicomotoria – Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Venezia

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