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11/29/2021
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Festa del 2 Giugno: ecco il discorso del sindaco di Teramo, D’Alberto

Di seguito, il discorso del sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, in occasione della Festa della Repubblica: “Il 2 giugno, la Festa della Repubblica Italiana, è una giornata celebrativa che segna la storia del nostro Paese: oggi, settantacinque anni fa, gli italiani, donne e uomini, furono chiamati ad esercitare una scelta particolarmente significativa, il referendum del 1946 consentiva di poter decidere quale dovesse essere la forma di stato tra monarchia e repubblica.

Si trattò della prima votazione a suffragio universale, il primo condiviso segnale di partecipazione civile, di responsabilizzazione e di coinvolgimento per decidere il destino dell’Italia dilaniata dall’esperienza fascista.
La contemporanea elezione dei membri della Costituente, diede il via alla nascita della Carta costituzionale: il documento fondativo che custodisce e tramanda principi e valori posti alla base della nostra convivenza.

Con l’orizzonte rappresentato proprio da tali principi, voglio, nella solennità di questa giornata, ringraziare tutte le donne e gli uomini del mondo sanitario, del volontariato e delle Forze Armate, per l’impegno profuso e la dedizione con la quale ci hanno supportato nel corso dell’emergenza pandemica; una presenza vitale per ciascuno, per il Paese intero, una straordinaria prova di maturità e di coscienza civile e civica, non difforme, nelle finalità, da quella del referendum del 1946.

Purtroppo riscontriamo cambiamenti rispetto a quel tempo, quando la politica veniva declinata e concepita nell’alto valore del bene comune e le istituzioni erano vissute e percepite come riferimenti certi ed autorevoli. Oggi, rimane nella sua marmorea bellezza la cattedrale di leggi che è il pilastro della nostra convivenza, ma si afferma sempre più l’idea che la politica sia solo esercizio di un potere disaffezionato, generando nel cittadino una percezione delle istituzioni come distanti, non attente alle attese ed ai bisogni di tutti: troppi gli accadimenti contrari allo spirito originario e troppa la sensibilità civica piegata agli interessi delle parti.

In tale contesto, non privo di emozione, anche come Presidente ANCI Abruzzo, esprimo estrema gratitudine e vicinanza ai Sindaci, quelle figure che assolvono ad un ruolo di centralità nella complessa architettura amministrativa e politica del nostro Paese.

I Sindaci ed i Comuni, istituzioni ed enti di prossimità, cardini capillari dell’intero sistema repubblicano, che più rappresentano, raccolgono ed interpretano le reali necessità della popolazione cittadina; i Sindaci che durante l’emergenza sanitaria, al di là delle dimensioni territoriali di appartenenza, sono stati il legame tra il sistema governativo e l’intera comunità che in tutta la sua fragilità ha avuto necessità di risposte immediate e tempestive, tese a recuperare la speranza e la fiducia perse.


La volontà ora è di non consentire, come già avvenuto al verificarsi degli eventi sismici e come sta avvenendo per la pandemia, che si affermi la distruzione. Al contrario, non vi è alcun tipo di ripartenza, né alcun tipo di ricostruzione, se non si torna a recuperare fiducia nelle istituzioni, nella politica; deve affermarsi l’atteggiamento propositivo che ci ha consentito di costruire la vita repubblicana e ci ha condotti sin qui.


    Tutto quanto si può realizzare con l’impegno ed il lavoro quotidiano, dapprima proveniente da noi che dentro la politica agiamo ogni giorno e che delle istituzioni siamo l’anima, fornendo esempi e attuando la pratica.

    Sono pochi i giorni che ci separano dalla conclusione di un anno scolastico particolarmente complesso nella sua gestione che è comunque proseguito, coniugando le diverse modalità di tenuta, garantendo, per tutti, il diritto all’istruzione; diritto che permane come inviolabile, così come l’istruzione che è leva determinante per lo sviluppo ed il progresso della società nella sua totalità, in grado di incidere fortemente sul benessere delle comunità.

Nei lunghi mesi di pandemia, la scuola ha continuato a produrre conoscenza, nonostante le infinite difficoltà, lo smarrimento, nonché il comprensibile disorientamento degli studenti e delle famiglie.
Aver acquisito tanta sicurezza e consapevolezza nell’affrontare un momento di emergenza troppo lungo ci impone una riflessione sull’opportunità di ripartire insieme nel costruire un modello di scuola e di società partecipata, solidale e inclusiva che non lasci alcuno in posizioni non di primo piano.
Voglio richiamare il pensiero di Piero Calamandrei nella parte in cui interpreta la scuola come un organo costituzionale, una meravigliosa riflessione dove evidenzia che “la scuola è al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione, organo vitale della democrazia”. È da ritenersi assolutamente significativo il parallelismo tra l’organismo costituzionale e quello umano, laddove la scuola corrisponde agli organi che hanno la funzione di creare il sangue, che rinnova giornalmente tutti gli altri organi e porta, battito per battito, il rinnovamento e la vita.

In occasione del settantacinquesimo anniversario della Repubblica, riconosciamoci nel valore irrinunciabile della scuola quale luogo elettivo, dove cittadini di domani potranno formare le loro competenze e costruire un futuro più sereno. La scuola per la tenuta della Repubblica, la scuola come motore della democrazia, generatore di pura libertà, di vera uguaglianza, spazio in cui la felicità si deve affermare come diritto. Un diritto alla felicità che, seppur non scritto come nella Costituzione americana, è scolpito tra i valori ed i principi della nostra carta costituzionale; e perseguirlo diventa un dovere per le istituzioni, eliminando gli ostacoli al suo raggiungimento, perché vi sia l’affermazione della persona con le sue inclinazioni, le sue volontà, le sue possibilità, e ciascuno possa vivere per ciò per cui è nato.

Desidero concludere il mio intervento, interpretando a nome di tutti i concittadini teramani che qui ho l’onore di rappresentare, il sentimento di infinita gratitudine e di profondo apprezzamento per l’operato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il cui settennato volge al termine: il Suo è un esempio di alta politica, di profondo senso delle istituzioni, di italiano tra gli italiani, di Presidente che ha saputo e voluto conferire al Paese il prezioso supporto delle qualità dell’uomo, nonché della competenza quale rappresentante delle istituzioni, della saggezza del padre.

È un 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana, che deve accompagnarci verso la rinascita materiale e spirituale delle nostre comunità.

È un 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana, che celebra la grandiosità della democrazia quale meraviglioso sistema voluto dai nostri Padri per consentire ad ogni persona di avere pari dignità, sempre e comunque.

Grazie a loro e buona Festa della Repubblica Italiana a tutti Noi”.

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