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09/22/2021
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LA QUARANTENA FINISCE ECCO IL RICORDO DELLE VACANZE AL PROFUMO DI LIQUIRIZIA

Sul quotidiano LIBERO il racconto di un’estate d’altri tempi. Immagini e sensazioni di una vacanza in Abruzzo, a Silvi Marina, fra sapori e colori. Eravamo ospiti della fresca casa di Biagio, roccioso contadino abruzzese, che usciva la mattina all’alba con la carrozza e il cavallo per il suo quotidiano appuntamento con la campagna. Il sole, salendo sull’Adriatico, accendeva luci sulle pigre vele dei pescatori, mentre noi ragazzi più mattinieri andavamo in spiaggia a respirare aria salmastra. Noi ragazzi non avevano fretta di scappare per inesistenti serate fra fumi e fracassi da sballo della movida che non c’era. Altre le attrazioni. Ancora meglio il dopocena. Nella piccola stazione di Silvi dal profumo di carbone, ogni sera si raccoglieva un gruppetto di villeggianti con noi ragazzi allegri e curiosi, che guardavamo un po’ timorosi i treni che scivolavano rumorosamente sui binari, neri e veloci. Sfrecciavano verso Nord, ma non erano carichi, come negli anni successivi, di vacanzieri stressati. Ai finestrini volti di viaggiatori un po’ tristi e, all’interno, grandi valigie di cartone accatastate, stracolme di viveri e speranze di lavoratori che stavano andando all’assalto delle fabbriche, pronte a ricominciare, a Milano e Torino. Via dal vecchio Sud, povero e dimenticato. Le strade, intanto, si riempivano di caos motoristico e si aprivano le prime autostrade. Lo chiamammo “boom” e in Abruzzo, come ovunque, cancellò la villeggiatura dei tempi di Biagio, dispensando ferie a tutti. Cominciò il turismo detto di massa. Con la mente torno all’ultima estate a Silvi, a quel lungo viaggio-avventura in carrozza iniziato all’alba dal paesino sotto il Gran Sasso e concluso al tramonto sulle rive dell’Adriatico. Ma in questi incerti tempi di pandemia, ecco le novità. Armati di metro e rispettosi delle distanze, aspettando un’estate canicolare antivirus, tra spread e divieti, stiamo forse tornando al modello di vacanze perdute. E’ scattata la rivincita del soggiorno campagnolo, che nel tempo del Coronavirus ci consente ferie sobrie. Dal resort ultimo grido, torniamo alla vacanza nella casa fra il verde. Depressi, insicuri, stressati? La pandemia e le sue paure ci stanno portando al “revival” delle vecchie villeggiature riposanti e riflessive. A causa di una crisi, quella che è dentro di noi, più forte e urticante dell’altra, tutta economica. Che finirà per farsi sentire sullo spirito e sulle tasche. Meglio il rifugio nel relax dal sapore antico.

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