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09/22/2021
HomeLa RivistaUN SOLDATO MALATO: LO STATO TUTELI I SUOI SERVITORI. “Vado a morire davanti a Palazzo Chigi”.

UN SOLDATO MALATO: LO STATO TUTELI I SUOI SERVITORI. “Vado a morire davanti a Palazzo Chigi”.

Verdura lavata male. Frutta maturata nelle zone a rischio o, più semplicemente, l‘ossigeno sono solo alcuni tra molteplici veicoli delle nanoparticelle,  agenti patogeni cancerogeni, responsabili di malattie come la Sindrome dei Balcani.

Con un unico drammatico elemento comune: il risultato finale. “Appena le nanoparticelle dei metalli pesanti arrivano negli organismi vanno dove vogliono. Nel fegato, nei polmoni e persino nello sperma. Quindi, si ammassano e non c’è più nulla da fare”. A spiegarlo, per la prima volta,è stata una dottoressa, responsabile di un progetto di ricerca sulle nanoparticelle. Ed è in questo modo che si sono ammalati molti dei nostri militari in missione.

Vestirò per l’ultima volta la divisa, che amo tanto” ci dice “indosserò la sciarpa e la sciabola. E mi lascerò morire davanti alla sede del Governo, qui a Roma”. Marco, (nome di fantasia), maresciallo dei Granatieri, parla con dolore. E non solo per il cancro, che lo sta divorando da anni, da quando scortava i convogli militari in Somalia. No, il dolore che traspare dalle sue parole e dai suoi discorsi deriva anche dal fatto che si sente tradito dal grande amore della sua vita: l’esercito. “Con me porterò solo una Bibbia e una croce. Poi mi incatenerò davanti a Palazzo Chigi. Smetterò di bere e di mangiare. Reciterò il Rosario, in silenzio,  attendendo la morte”, spiega l’ex Granatiere. Inscenerà quella che potrebbe essere la sua ultima protesta per rivendicare pensione e risarcimenti. “Ho vinto tutti i processi. I giudici mi hanno dato ragione. Ma ora aspetto da quasi un anno che mi venga dato ciò che mi spetta”. Marco ne ha bisogno per vivere. Spende, per continuare a sopravvivere, circa 2000 euro al mese. “Vivo di elemosine” sospira. Dell’aiuto degli altri, del buon cuore della gente normale, di chi magari soffre come me. Il cancro lo sta divorando da diversi anni :“Ho contratto il male laggiù, in Africa. “Avevo scariche di dissenteria”, dice, Ma i medici che mi visitavano non riuscivano a diagnosticare il male che aveva cominciato a divorarmi”. Allora era poco più di un ragazzino. Ma era già sergente (con i gradi di maresciallo in tasca), orgoglioso di servire la Patria e aiutare chi stava male. Non sapeva che quella missione, vissuta con tanto entusiasmo, gli stava procurando la morte. L’ha saputo solo quando, dopo un blocco totale del suo organismo, già minato dal cancro, gli furono trovate dieci metastasi al fegato. In quel momento scoprì che aveva contratto una delle cinque forme più rare ed incurabili di tumore di tutto il pianeta. Da allora ha perso il posto di lavoro: “Riformato perché non più in grado di svolgere il mio lavoro. Cacciato dall’Esercito con un calcio,usato e gettato via”.  In medici e professori ha speso cifre folli: “Uno di loro” riferisce “per una visita di dieci minuti, per dirmi che non c’era niente da fare, mi ha preso un milione e seicento mila lire di allora”. Solo in visite ha speso di tasca sua circa 18mila euro. Ora, dopo aver fatto cure da cavia per istituti specializzati, “ma sono ancora vivo grazie a loro”, non si cura più. “Qua in Italia non c’è più nulla da fare. Potrebbe tentare di entrare in qualche istituto specializzato all’estero. Ma, sottolinea che  per i test gli servono 60mila euro, ma “non ha un centesimo”. Così Marco va a morire davanti ai politici che “si sono dimenticati di me”, dice “ e dovrebbero pensare  a tutti i ragazzi in divisa che, ogni giorno, maneggiano sostanze cancerogene senza saperlo, e rischiano di ammalarsi”. Il maresciallo Marco ha bisogno di aiuto economico e di volontari. Ormai è allo stremo delle forze e non ha più un centesimo. “Busserò a tutte le porte, deciso a tornare a casa con ciò che mi spetta o dentro una cassa da morto”. Poi partirà armato del rosario e del coraggio, indossando la divisa che ama tanto, si incatenerà da qualche parte e attenderà la morte pregando la Madonna che passi a prenderlo. La nostra speranza però è che possa sentire ancora le note dell’alzabandiera e che la sua esistenza solitaria non finisca accompagnata da quelle del silenzio, in una solitaria notte estiva capitolina.

                                                                                          

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