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09/22/2021
HomeCalcioSUPER LEAGUE: il colpo di stato maldestro delle Grandi del Calcio

SUPER LEAGUE: il colpo di stato maldestro delle Grandi del Calcio

Alla fine si è concluso tutto con un nulla di fatto. E meno male, verrebbe da dire. Già, perché le grandi del calcio europeo ci avevano seriamente provato. Un tentativo di colpo di stato in piena regola. Del resto il periodo di recessione caratterizzato dalla pandemia ha mietuto vittime illustri, tra queste c’è il sistema calcio, che veniva già da anni travagliati da un punto di vista economico. Bilanci in rosso e fallimenti societari in tutte le categorie erano suonati come un campanello d’allarme. Il Covid ha ridotto drasticamente le entrare, con in media il 30% delle sponsorizzazioni in meno e il mancato incasso dovuto alle partite a porte chiuse. Così il mondo del calcio ha tentato nella maniera peggiore di costruirsi una nuova prospettiva. La Super League avrebbe dovuto essere la competizione europea del futuro, in grado di sostituire la vecchia Champion’s 

League. Dodici squadre, tra le più blasonate d’Europa, pronte a darsi battaglia. Tra queste figuravano anche le nostre Juventus, Milan e Inter, con il presidente bianconero Andrea Agnelli in prima linea. La banca statunitense Jp Morgan era pronta a stanziare un budget di 3,5 milioni di euro. L’Uefa però si è messa subito sul piede di guerra promettendo battaglia per i club “ribelli”, minacciando l’estromissione immediata dalle competizioni europee in corso e da quelle nazionali. È stato proprio questo a far recedere i club dai loro propositi rivoluzionari. Di fatto si era cercato di creare una vera e propria oligarchia, estromettendo i club minori con meno risorse. Del resto nel calcio ormai comandano solo gli interessi economici. Se ne facciano una ragione i romantici e i nostalgici, ancora legati al calcio di una volta. Tra diritti televisivi e sponsorizzazioni la Super League era in grado di garantire un enorme volume d’affari e rilanciare un settore in piena crisi, che rischia il collasso. Sulle società gravano spese enormi, legate soprattutto ai cospicui ingaggi dei calciatori. Costi che in questo momento le società non possono più sostenere. 

E allora sarebbe lecito chiedersi, perché non andare ad abbattere il monte ingaggi dei tesserati per ridurre i costi di gestione? Perché non mettere dei paletti sui contratti che vengono sottoscritti? Invece si era scelta una soluzione in grado di ridare ossigeno alle società e allo stesso tempo non scontentare i calciatori. Il tutto a discapito delle società più piccole, che non avrebbero avuto più l’opportunità di emergere nel grande calcio. Non ci sarebbe stato più spazio per le provinciali e per quelle squadre che partendo dal basso in passato hanno saputo rendersi protagoniste di vere e proprie imprese sportive. Pensiamo per un attimo all’Atalanta, che con un budget ridotto ha saputo emergere fino ad arrivare agli ottavi di Champions. Se si vuole rivoluzionare il mondo del calcio bisogna necessariamente garantire il rispetto di un’etica, che fino a prova contraria rimane sempre alla base di qualsiasi disciplina sportiva. Evidentemente c’è chi non la pensa così. E anche se in fondo la Super League si è dissolta da un giorno all’altro, resta lo sconcerto per il solo fatto di averci provato.

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