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01/17/2022
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L’Editoriale. Sport + X: la super incognita da scoprire

Cosa passa per la testa di “Junio Valerio” Agnelli il golpista?

Analogie e differenze  tra Super League e Golpe Boghese

Lo sport, nella società post-moderna, è alla fine di un ciclo storico. In questo crinale epocale, tra passato e futuro, nuove sfide richiedono nuove risposte. Lo sport rischia una mutazione e un declino incontrollabili se non si chiamano in causa le risorse umane migliori per preservarlo da un’involuzione senza ritorno

Ha suscitato lo stupore di tutti lo schiaffo che gli inventori della Super Lega del Calcio europeo hanno mollato all’etica sportiva agendo  come i padroni assoluti dello sport della pelota. Subito dopo la pubblicazione del  comunicato che annunciava la nuova competizione, i media di tutto il mondo hanno versato fiumi di inchiostro, vero e virtuale, per valutare il “golpe” sotto il profilo sportivo.  Anche in questo numero della Rivista trovate riferimenti alla vicenda sia nella rubrica Valore&Valori (M. Travaglini) che, in maniera più dettagliata, nello Sport (D. Rossi). Non sono state le critiche  della stampa e neanche le minacce dei vertici UEFA a far naufragare il Transatlantico progettato dai golpisti della lobby  ( che qui da ora in poi chiamerò Golbisti!). Nel batter di ciglia di 48 ore le manifestazioni di protesta dei tifosi dei Club inglesi,  magna pars almeno in termini numerici del “super progetto”, ma anche l’immediata bocciatura del premier Johnson (esperto in exit),  hanno costretto i loro dirigenti a chiamarsi fuori, lasciando in braghe di tela Florentino Perez, Edoardo Agnelli  & Co.

Il fatto che il progetto della Super Lega europea non sia andato (per il momento) in porto, non annulla gli aspetti di carattere morale dell’iniziativa che non riguardano solo il mancato rispetto nei confronti dei club “poveri” le cui squadre però  molto spesso riescono a conquistare più punti delle rivali più blasonate (ma anche  più indebitate!). L’enormità delle cifre messe a disposizione dallo sponsor

economico dell’intrapresa azzererebbe il fair play economico di recente introduzione, che, pur arrancando, ha cominciato a dare segnali positivi come “calmiere” nel mercato dell’indebitamento miliardario movimentato in gran parte proprio dai golbisti.

Il “fallimento” ha fatto assumere alla  vicenda economico- sportiva  i contorni della farsa, ma in realtà è rimasta in piedi, la  pesante motivazione di fondo che ha portato all’iniziativa, ossia l’esasperazione del principio del massimo guadagno  che ha spinto Agnelli e soci a imboccare la scorciatoia dell’arroganza per scavalcare l’UEFA.

Questo principio condiziona, da sempre, la gestione del professionismo nello sport  e viene applicato in spregio  dei fondamenti, valoriali,  su cui dovrebbe poggiare ogni organizzazione sportiva. Il fair play  che si pratica sui campi sportivi è un postulato  del gioco dove i punti si conquistano con l’impegno fisico e mentale , ma è incompatibile con il “gioco” che si pratica a Wall Street, a Tokio, a Londra e in tutte le Borse del mondo. Lì dove sono i punti percentuali dei listini  a dare corpo  e sostanza agli investimenti. Il lasso di tempo delle quarantottore,  in cui si è esaurita la vicenda calcistica della Super Lega, rimanda a quella che in campo politico, spinse il Comandante Borghese a rinunciare al tentativo di colpo i Stato in Italia   l’8 e il 9 di dicembre del 1970. Ricordo che, dopo il fallimento, fu

definito ironicamente il Golpe delle frasche”, per la partecipazione dei  Forestali comandati dal Maggiore Berti. A bocce ferme qualche arguto analista politico volle avanzare l’ipotesi che quella di Borghese fosse un’azione “dimostrativa”, studiata per dare lo spunto al governo in carica per introdurre leggi più restrittive sull’ordine pubblico. Si disse anche che a coprire l’iniziativa ci fossero gli Stati Uniti d’America. Riscontro  un’analogia di fondo tra le trame dei golpisti  della politica e quelle, che hanno però l’intento  di allentare le restrizioni dei i golbisti dello sport.

Si, voglio avanzare l’ipotesi che nella testa di Perez e di Agnelli sia balenata l’idea di poter rendere più blando il fair play economico. Dietro il volto da spregiudicato del presidente madrilista e  quello da bambino cresciuto troppo in fretta dello iuventino , ma  anche dietro la facciata dei club inglesi, traspare la volontà di aprire un ulteriore varco alle speculazioni  delle gigantesche banche d’affari con in testa l’americana JP Morgan.

Non appaia irriverente il paragone ma, rispettando le dovute distanze, non dimentichiamo che, purtroppo, a distanza di pochi anni dal dicembre 1970,

 le restrizioni furono introdotte in conseguenza del delitto Moro, seguito alla strage di Via Fani. 

Esistono gli strumenti  per consentire alle istituzioni Sportive europee e al nostro Sistema Paese di impedire la strage di principi morali e la conseguente  mutazione epocale che sta portando al declino? Proverò a dare una risposta su questa Rivista . Cercherò di rivelare il valore dell’incognita (X) che, provocatoriamente, figurava nel titolo della mia relazione (Sport + X, tra mito e  didattica) per il convegno dal titolo emblematico Saving sport tenutosi poco prima del primo lockdown alla Lumsa di Roma.  Da lì ho tratto  l’incipit di questo editoriale. Per il momento anticipo solo che nella metafora algebrica dell’equazione Sport +X = Sport+Fattore di moralità, il valore dell’incognita X corrisponde all’antidoto contro le contaminazioni evidenti, che il fenomeno Sport continua  a subire.

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