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04/20/2021
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Didattica a distanza e “distanza” della didattica

Crisi” nell’accezione medica, a seguito dell’evoluzione semantica, indica un notevole ed improvviso cambiamento, proprio ciò che la pandemia ha portato con sé in ogni dove, compreso nell’ambito scolastico e, nello specifico, in quello pedagogico-didattico-formativo. E’ pur vero che il cambiamento è garante della sola incertezza del proprio risultato e di una identica sequenza che si evidenzia nel termine “Riforma”, termine da tanti anni in voga nel palinsesto del mondo dell’istruzione. Benché di riforme se ne siano proposte molte ed attuate altrettante, negli ultimi cento anni la scuola italiana è impostata allo stesso modo e, col sopraggiungere del Covid-19, si è dato ancor più spazio all’ultima delle inutili trovate: la digitalizzazione. Un modo per fingere che le cose stiano cambiando, o meglio, cambiando sì, ma nel modo più negativo possibile. La realtà è che nulla si è mosso, si è soltanto rafforzato il declino e lo smarrimento dell’istruzione. L’insegnamento, che lo si voglia o no, impone un unico imperativo categorico: “la motivazione pedagogica”! Quella che la Montessori definiva “osmosi mentale” (l’influenza reciproca che gli individui esercitano l’uno sull’altro), è la capacità che muove alla base della didattica. Non vi sono obiettivi di apprendimento, né competenze o paroloni vari, né tanto meno sussidi tecnologici che possano agire se all’apice di tutto non vi è il riconoscimento del ruolo della pedagogia. Il secolo scorso ci ha inorgoglito di figure di pedagogisti (M. Montessori, C. Freinet, don Milani, per citarne solo alcuni…) che hanno illuminato il mondo dell’istruzione e della scuola attraverso l’arte della didattica, coloro che hanno tramandato il principio dell’apprendimento costruendo il percorso formativo dei propri allievi partendo dall’ambiente, come una delle prime necessità, per dar vita, poi, a metodologie didattiche. L’ impronta pedagogica dei suddetti non ha mai sviluppato una didattica standardizzata; in altre parole, essi hanno dimostrato che la bravura nell’ insegnare  sta nella capacità di volgere l’ambiente e le modalità didattiche in modo tale da permettere ad ogni alunno di poter apprendere, sviluppando pienamente le proprie capacità.

Daniele Novara, pedagogista-educatore, in una riflessione sottolinea come il termine “lezione” non compaia nei programmi ministeriali italiani, almeno in quelli della scuola primaria e secondaria di primo grado. “Come mai” – si chiede – “una pratica didattica non prevista fino ai quattordici anni, rappresenta il dispositivo più comune e scontato utilizzato dai docenti?  Non sto sostenendo che le lezioni siano sempre tutte uguali, ma è indubbio che la pratica della lezione frontale sia la più diffusa nella scuola italiana: come mai? ”.

Sappiamo benissimo che la base su cui costruire le esperienze scolastiche è fatta di laboratori, attività, spazi a misura dei ragazzi, uscite didattiche. Tutto ciò, ovviamente, si circoscrive dentro un unico termine: socializzazione, il che vuol dire una scuola che permetta di imparare dagli stessi compagni, coetanei, e nella quale il docente risieda in cabina di regia ed il protagonismo venga affidato ai discenti che hanno tutto il diritto di muoversi, agire, sbagliare, sorridere e divertirsi, e, così agendo, sviluppare le diverse competenze. Niente a che vedere con la lezione frontale che garantisce un insieme di figure-manichini, seduti allo stesso modo, pronti ad agire similmente a marionette. Questo è ciò che la scuola italiana negli ultimi cento anni ha voluto che fossimo; così ci ha saputo educare, senza darci una spiegazione plausibile. Semplicemente standardizzandoci! Con l’arrivo, ahinoi, della pandemia beh… si è aperta una vera crisi e ci si attendeva un cambiamento…! Era ciò che ci aspettavamo accadesse anche in ambito di istruzione e invece? La didattica digitale, introdotta già da qualche anno, tra LIM, tablet e accessori simili, aveva evidenziato danni di non poca importanza. Tra i tanti, vi è il legame tra scrittura a mano libera e connessioni neuronali. Tastiera e tecnologia touch, introdotte in tenera età, garantiscono tutt’altro che benefici! Pertanto, dopo l’equivoco della didattica digitale (intesa come sostituzione della didattica comune), si è avuta la geniale idea di una “Didattica a distanza”, semplicemente il prosieguo del madornale errore di attribuire il significato di insegnare, fare didattica, favorire apprendimenti, a qualcosa che tutto è fuorché scuola.

E come lo si è fatto? Attraverso la metodologia peggiore che già ci aveva deformati in precedenza: la lezione frontale e, come se il danno già arrecato non bastasse, stavolta pure con l’aggravante di svolgerla dietro uno schermo. Come dire che al peggio non vi è mai fine! E questa sì che è vera crisi.

di Nicola Di Ianni

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