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02/26/2021
HomeSanitàAnticorpi monoclonali: Latina-Washington, andata e ritorno

Anticorpi monoclonali: Latina-Washington, andata e ritorno

Antonello Venditti cantava: “certi amori non finiscono…fanno dei giri immensi e poi, ritornano.” La citazione calza a pennello quando si parla della produzione di anticorpi monoclonali. La premessa è d’obbligo per cui andiamo indietro di qualche mese, quando ad ottobre scorso dall’America giunge la notizia che il presidente Trump era risultato positivo al coronavirus: la sua guarigione lampo era stata, però, la vera notizia. Sembra infatti che il tycoon del Paese a stelle e strisce sia stato curato con un “elisir miracoloso” che risponde al nome di Anticorpi Monoclonali.

Circa un mese fa gli Usa, il Canada e la Germania hanno acquistato migliaia di dosi e stanno curando i pazienti evitando così ricoveri e ulteriori contagi. Il farmaco in questione è il bamlanivimab o Cov555 è prodotto dalla multinazionale Eli Lilly che durante la sperimentazione, nello specifico in fase 2, è in grado di ridurre la carica virale, sintomi e di conseguenza il rischio di ricovero. Non solo: abbassare la carica virale significa non contagiare altre persone, per cui si va a colpire il virus nel suo punto di forza! Da come si evince, la fase 3 è in atto oggi negli USA ma la produzione degli anticorpi è stata messa in atto prima del termine della sperimentazione affinché potesse essere usato il prima possibile.

Ma allora perché mai non vengono distribuiti anche qui in Italia?

Ed è qui che si entra nel paradossale: il monoclonale sopra citato, tanto per dirne uno (ovviamente non è l’unico) è prodotto dalla BSP Pharmaceutical di Latina che rifornisce la stessa Eli Lilly ha una sede a Sesto Fiorentino, che appena pronto affronta voli internazionali e addirittura intercontinentali! Quindi, diverse nazioni usano i monoclonali e in Italia no, nonostante sono autoctoni. Il problema si potrebbe parzialmente spiegare in quanto risulta che l’EMA, l’agenzia europea dei medicinali non autorizza l’uso di farmaci ancora in fase di studio, ma esiste anche una normativa europea del 2001 che consente ai singoli paesi dell’Europa di acquistare questi medicinali: non abbiamo informazioni certe al riguardo, ci piacerebbe introdurre un contraddittorio su questo tema, e comunque ciò non spiega ancora perché in Italia questo non avviene. Le ipotesi sono tante, di certezze ce ne sono poche, tanti sono gli scienziati, virologi e immunologi che si chiedono il perché di questi ritardi.

Pochi giorni fa, sembra che l’AIFA abbia dato l’ok per la sperimentazione ed entro il 1 febbraio 2021 andranno inviate le candidature dei protocolli di sperimentazione. Finalmente c’è una data e sicuramente ci sono i mezzi, non resta che sperare che questa importante arma nella lotta al Covid venga presto approvata anche in Italia.

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