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03/02/2021
HomePubblica AmministrazioneCall center L’Aquila: Quaresimale e Imprudente, tutti riassunti entro agosto 2021

Call center L’Aquila: Quaresimale e Imprudente, tutti riassunti entro agosto 2021

 Sono salvi i 156 posti di lavoro del call center dell’Aquila dall’inizio dell’anno interessato da una vertenza occupazionale difficile che ha rischiato di degenerare in una procedura di licenziamento collettivo. Stamane, dopo una serie di incontri convocati dall’assessore al Lavoro Pietro Quaresimale e dal vicepresidente Emanuele Imprudente, è stato sottoscritto l’accordo tra i rappresentanti dei sindacati la CCNord e la Wind3, società committente, con l’impegno della prima a riassumere nell’arco dei prossimi 8 mesi tutto il personale a rischio. “L’accordo è stato possibile grazie all’impegno di tutte le parti in causa – hanno dichiarato i due rappresentanti della Giunta regionale -. La Regione ha svolto un ruolo importante di stimolo con il chiaro obiettivo di chiudere positivamente quanto prima la vertenza. In questo senso – hanno sottolineato Imprudente e Quaresimale – tutte le richieste dei sindacati sono state accolte e i lavoratori hanno potuto contare sulla mediazione quotidiana della Regione”. I lavoratori del call center dell’Aquila verranno riassorbiti in Naspi, a gruppi di 20, dopo un periodo di formazione che dovrebbe partire già dal prossimo mese di gennaio. Secondo i calcoli presentati dall’azienda, le assunzioni saranno definite entro il mese di agosto 2021 con il ritmo di 20 assunzioni mensili. “Non possiamo che salutare con soddisfazione – hanno ribadito Quaresimale e Imprudente – la decisione di CCNord e di Wind3 di non disperdere un patrimonio così importante di professionalità in un territorio che vive più di altri gli effetti della crisi. In questo particolare momento, inoltre, chiudere positivamente una vertenza occupazionale che solo all’inizio dell’anno sembrava difficile da superare, dà  speranza e fiducia non solo ai lavoratori direttamente interessati, ma anche ad un territorio ancora fiaccato da un’economia di guerra post terremoto e in costanza di pandemia”.

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