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06/02/2020
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Linee guida per la ristorazione e la balneazione, un noto imprenditore di Montesilvano: “Se non ci uccide il Covid, lo farà la fame”

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Linee guida per la ristorazione e la balneazione, un noto imprenditore di Montesilvano: “Se non ci uccide il Covid, lo farà la fame”

Linee guida durissime, quelle che l’ormai arcinoto Comitato Tecnico Scientifico e l’INAIL hanno rilasciato nel pomeriggio di ieri per iniziare a discutere di una ripartenza del mondo italiano del turismo, tra ristorazione e stabilimenti balneari. Linee che prevedono ambienti, di fatto, tutt’altro che rilassanti per gli ospiti (si pensi soltanto all’obbligo di mascherine dall’ingresso negli stabilimenti balneari fino al proprio posto all’ombrellone, o allo spazio-monstre di 4 metri quadrati per persona imposti ai ristoranti) ma soprattutto tutt’altro che gestibili per i titolari delle imprese, almeno secondo quanto riferito ai nostri microfoni da un noto ristoratore di Montesilvano: “La nostra struttura riaprirà lunedì 18? Sicuramente non con questa normativa. Mi auguro che le associazioni di categoria si facciano sentire per quanto concerne le decisioni politiche, perché non possiamo permetterci davvero di lavorare con queste linee guida. Il nostro, tra l’altro, è un ristorante di grandi dimensioni, non adatto nemmeno al delivery, che non è il nostro lavoro: lavoriamo così, al momento, con l’asporto, ma certamente non con il delivery. Ci auguriamo che le cose possano cambiare, perché siamo consapevoli che almeno il 50% dei nostri colleghi saranno impossibilitati alla ripartenza con questa normativa o, peggio ancora, destinati alla chiusura entro un anno“.

Discorso simile per quanto concerne gli stabilimenti balneari: “Sappiamo che i balneatori cercheranno fino alla fine di aprire, la loro volontà è ferrea, ma le linee guida di ieri li condurranno ad una situazione di difficoltà senza precedenti. Per non parlare di quanto concerne gli hotel: tolto il discorso delle camere e dei posti letto, che restano gestibili, con queste normative sarà impossibile avere un numero sufficiente di ombrelloni da affittare per la struttura, che ovviamente non verrà scelta nel periodo estivo. Una decisione che creerà problemi enormi per il nostro settore, riducendolo alla fame. Ecco, ci tengo a sottolineare questo aspetto: se non ci ucciderà il coronavirus, lo farà la fame“.

Ultima battuta sulla possibilità di una responsabilità penale sulle spalle del gestore della struttura in caso di contagio: “E’ una possibilità che ci lascia a bocca aperta: come possiamo sapere dove passano i momenti liberi le persone che lavorano nelle nostre strutture? Come possiamo prenderci questa responsabilità sulle spalle, in caso di un loro contagio da Covid-19? Vogliamo che un eventuale contagio venga considerato come una malattia, non come un infortunio sul lavoro, o saremo costretti a non riaprire! Questa, purtroppo, è la triste condizione che ci troviamo davanti oggi!“.

Spoiler dal Governo, per il momento, non ce ne sono, ma si prospetta un’estate davvero difficile per il nostro settore turistico…

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