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05/30/2020
HomeCalcioEnzo Di Vora, un friulano a Perano dal cuore giallo-verde

Enzo Di Vora, un friulano a Perano dal cuore giallo-verde

Intervista a Enzo Di Vora, un friulano DOC con un cuore che batte per il Perano

In un momento come questo, in cui siamo costretti a rinunciare anche al nostro calcio, possiamo apprezzare ancora di più la passione e l’impegno di tanti dirigenti che ogni domenica si adoperano affinché le nostre squadre dilettantistiche possano scendere in campo. E tra questi c’è il signor Enzo Di Vora, dirigente e primo capitano nella storia del Perano Calcio. Lo abbiamo intervistato telefonicamente per farci raccontare la sua storia e la sua passione per il calcio e per il Perano.

Enzo Divora nasce nel 1947 a Cercivento, un piccolo paesino di poco meno di 700 anime situato nell’Alta Carnia in Friuli. Una terra di sport e di calcio, che ha dato i natali a diversi personaggi illustri come Enzo Bearzot, Dino Zoff e Primo Carnera tra gli altri. A diciotto anni per lui arriva il momento di lasciare la sua amata terra per il lavoro, continuando però a coltivare una grande passione e cioè quella del pallone.
-Com’è arrivato qui in Abruzzo e come si è si è avvicinato al calcio?
“A diciotto anni dovetti lasciare Cercivento per andare a lavorare con una ditta che si occupava della costruzione di strade. Così fui trasferito in Calabria, precisamente a Cosenza, dove lavorai come impiegato nel cantiere della Salerno-Reggio Calabria. Contemporaneamente, però, ebbi modo anche di giocare a calcio, militando anche con il Rende. Qualche anno dopo arrivai qui in Abruzzo dove dovevamo costruire la Fondovalle Sangro. Anche qui ebbi modo di continuare a giocare, militando nelle file del Montemarcone (che poi sarebbe diventato Val di Sangro) nella stagione 1968/69 e con l’Atessa nella stagione seguente. Poi però, a causa del lavoro, dovetti chiudere l’attività agonistica perché non riuscivo ad allenarmi e nel frattempo mi ero anche sposato con mia moglie che è di Perano.”
-A Perano, però, cominciò una nuova vita nel calcio per lei, giusto?
“Sì, ricominciai a giocare con il Perano, quando la squadra ripartì dalla Terza Categoria. Ciò perché potevo giocare senza allenarmi, dati i miei impegni di lavoro. Tra l’altro all’epoca gli allenamenti si facevano alle due del pomeriggio e per chi come me lavorava dalla mattina alla sera era molto difficile trovare del tempo libero. Successivamente giocai anche nel Santos Perano e chiaramente sempre a livello amatoriale. Fu così che si sviluppò la mia modesta carriera calcistica.”
-La passione per il pallone e per il Perano però non l’ha mai abbandonata e lo dimostra il post che le ha dedicato la società sulla sua pagina Facebook…
Beh, pulire il campo è una cosa che faccio solitamente  perché mi sento di farlo. È giusto che il nostro impianto sportivo sia mantenuto in condizioni decenti, specie per i nostri tifosi che ogni domenica ci seguono numerosi e credo che sia una delle cose che qualsiasi buon dirigente debba fare. Sono due anni che sono dirigente del Perano a tempo pieno. Lo ero stato anche in passato, ma in maniera meno impegnativa per motivi di lavoro e per qualche “pit stop” per motivi di salute.”
– Qual è stata la più grande soddisfazione della sua esperienza nel calcio?
“Certamente la cosa che mi rende più fiero della mia carriera calcistica è stata quella di aver contribuito alla fondazione del Perano nel 1977-78 ed aver avuto l’onore di esserne il primo capitano. All’epoca costruimmo la squadra per il campionato di Terza Categoria puntando esclusivamente su elementi della nostra zona. E c’è un ricordo che rimarrà impresso nella mia memoria: quando, durante una sfida contro il Sant’Eusanio, vincemmo 4-0 subendo tre rigori. Io giocavo come portiere, due rigori li parai io e l’altro lo sbagliarono gli avversari. Fu una cosa incredibile!”

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