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07/03/2020
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Chiesa di Cristo Re: il monumento indispensabile a seguito del terremoto marsicano del 1915

La chiesa di Cristo Re, in ricordo del XIX centenario dell’umana redenzione, è sorta in poco tempo e su richiesta di su Eccellenza Monsignor Gaudenzio Manuelli. Per l’arcivescovo la realizzazione di questo monumento fu indispensabile per l’incremento edilizio a seguito del terremoto marsicano del 1915. Quando Mons. Gaudenzio Manuelli concepì fra i primi in Italia l’idea nobilissima di elevare, al centro del modernissimo quartiere dei Giardini, una chiesa dedicata a Cristo Re ed in ricordo dello storico avvenimento della conciliazione fra il Vaticano e lo Stato, egli pensò ad un Tempio che avesse i caratteri della modernità.

Per effettuare questa idea bisognava risolvere due problemi: quello del luogo, che fosse adatto e centrale, e quello tecnico, cioè l’edificio sacro doveva essere degno de L’Aquila. Il primo problema fu risolto facilmente grazie all’allora Podestà, l’On. le Adelchi Serena che, plaudendo con entusiasmo all’iniziativa dell’arcivescovo, cedette il terreno necessario in cambio di alcune concessione che il Comune aveva ricevuto dall’autorità ecclesiastica. Per risolvere il secondo problema, invece, fu chiamato l’architetto Riccoboni, sopraintendente all’arte medioevale e moderna, il quale, seppe cogliere perfettamente il momento storico- psicologico dell’ambiente aquilano e, pur facendo un’opera moderna, non perse di vista l’antico. I lavori iniziarono nel mese di Luglio 1933, la prima pietra fu benedetta alla presenza di S.E il Prefetto, di tutte le autorità civili, politiche e militari, del clero della città e del popolo.

La facciata di Cristo Re è alta metri 16,60 è a coronamento orizzontale, caratteristica comune a tutte le chiese aquilane che l’architetto volle mantenere. Suddivisa in tre parti verticalmente per mezzo di lesene e in senso orizzontale in tre ordini, nella parte centrale si incastona il portale di massicce proporzioni, riparto da un protiro a timpano leggermente aggettante e sorretto da due colonne cilindriche di pietra. Il portale, che in seguito sarà completato con una lunetta in basso rilievo fiancheggiata da due statue raffiguranti l’annunciazione, è fornito di robusti battenti rivestiti di rame sbalzato. Al di sopra, per tutta l’altezza dei due ordini superiori, si apre un finestrone con una vetrata . Più in alto, sotto il cornicione terminale, due armoniose e grandi figure di angeli in altorilievo, librati in volo, reggono trionfalmente il simbolo della regalità, opera dello scultore Ulderico Conti. Sull’architrave del primo ordine si legge la dedica : HONOR-CHRISTO REGI-GLORIA; su quello del finestrone A.D. MCMXXXIV. Sulla facciata laterale, due cappelle formanti avancorpo, lasciano al centro uno spazio dove due colonne sorreggono l’architrave che si riallaccia a quello del primo ordine della facciata centrale. Gli stipiti sono decorati con candelabre di gusto moderno ricavate in nicchia: l’architrave reca al centro il monogramma di Cristo, cui è sovrapposto il Calice, e la scritta: XIX SAECLO A REDEMPT CHRISTI. Nella lunetta è incastonato un bassorilievo con la simbolica rappresentazione dell’agnello divino e delle pecorelle che si dissetano alla fonte sotto l’ombra delle palme.

L’interno è suddiviso in tre navate ma quella centrale predomina per altezza e vastità. Il concetto architettonico è semplicissimo: semicolonne cilindriche addossate a pilastri, reggono un poderoso architrave che gira tutt’intorno e dividono la navate centrale da quelle minori. Sull’architrave e sulle pilastrate si impostano quattro arcate longitudinali per ogni lato, e più sopra altri quatto arconi in senso trasversale reggono il tetto con le travature a vista. L’altare è eseguito in travertino. Il tabernacolo a forma di tempietto classico ai lati del quale vi sono le quattro figure degli evangelisti.

 

Oltrepassato il campanile, provvisto di quattro campane, si presenta l’abside al centro del quale vi è una maestosa statua in bronzo del Cristo Re, alta circa 4 metri, sullo sfondo di una croce in travertino ed alabastro; la statua — che avrebbe dovuto essere collocata sulla vetta del Corno Grande, ma il tentativo di portarla sul Gran Sasso d’Italia fallì e l’opera venne dirottata in Cristo Re — fu donata alla città da Benito Mussolini, che ne commissionò la realizzazione all’artista Ulderico Conti per una somma di 30 000 lire.

 

Cristina d’Armi

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