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07/14/2020
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La quarantena ai tempi della Peste e quella ai tempi del Coronavirus

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”, con queste parole Alessandro Manzoni introdusse il XXXI capitolo del romanzo “ I Promessi Sposi” dedicato alle vicende amorose e non poco travagliate di Renzo e Lucia.

 I fatti narrati in questo paragrafo tornano d’attualità, in chiave di lettura per la realtà contemporanea.

Il 2 marzo 2020, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. firmava il primo DPCM riguardante le misure di contenimento per evitare la diffusione del virus. Successivamente, dato il propagarsi dell’epidemia, la Lombardia e altre 14 province del Piemonte, Veneto, Emilia e Marche sono state chiuse: niente funerali e matrimoni, scuole chiuse e spostamenti ridotti all’indispensabile. Purtroppo questa misura di contenimento e prevenzione ha creato un panico generale che ha portato molti cittadini a scappare dalle proprie abitazioni per recarsi in case di proprietà al di fuori della zona rossa, cosi come accadde anni orsono “trovarono paesi chiusi da cancelli all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti scappati e attendati alla campagna, o dispersi”. Questo “fuggi fuggi” altro non fa che aggravare la situazione poiché il virus in molti casi è asintomatico ed in questo modo viene tramesso inconsapevolmente ad un numero notevole di persone. “Anche nel pubblico quella caparbietà di negar la peste andava naturalmente cedendo e perdendosi, di mano in mano che il morbo si diffondeva, e si diffondeva per via del contatto e della pratica; e tanto più quando, dopo esser qualche tempo rimasto solamente tra poveri, cominciò a toccar persone più conosciute” come il segretario del Partito Democratico nonché  presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti,  risultato positivo al Covid-19 e sottoposto a quarantena domiciliare insieme alla propria famiglia.

Oggi come allora “i magistrati, come chi si risente da un profondo sonno, principiarono a dare un po’ più orecchio agli avvisi, alle proposte della sanità, a far eseguire i suoi editti, i sequestri ordinati, le quarantene  prescritte da quel tribunale” ma si sa, spesso l’orecchio fa da mercante e molte persone, sia giovani che meno giovani, invece di limitare gli spostamenti si sono riversate in strada per fare baldoria. Più che temerari verrebbe da definirli stolti, privi di amor proprio e degli altri.

In merito a quanto detto, sono state fatte numerose interviste alle quali  è stato risposto in modo a dir poco superficiale “abbiamo 25 anni dobbiamo goderci la vita” o “noi il coronavirus lo sconfiggiamo con l’alcool” ed ecco che torniamo indietro nel tempo, questa volta facendo riferimento alle parole di Boccaccio che nel Decameron narrava di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che lasciarono Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città “altri affermavano il bere assai e il godere, e l’andar cantando attorno e sollazzando, e il sodisfare d’ogni cosa allo appetito che si potesse, e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi, esser medicina certissima a tanto male”.

Dato il “fallimento” delle precedenti disposizioni, Il Presidente Conte è stato obbligato a firmare un nuovo decreto con disposizioni più rigide, come la sospensione delle attività didattiche fino al 3 aprile, la sospensione di attività sportive, il divieto di assembramento in luoghi sia pubblici che privati, il divieto di spostamento eccetto se motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità come per motivi di salute. Tra i vari provvedimenti è stata prevista anche la sospensione delle visite nelle prigioni, ciò ha creato tumulto da parte dei detenuti: durante le insurrezioni alcuni di loro sono evasi.

Tornando al Manzoni, nei suoi versi, vuole dimostrare il ripetersi della storia e, dell’errore umano in particolare. Egli evidenzia come dietro l’enorme diffusione del contagio vi siano delle precise responsabilità umane. L’autore, nel ricostruire i fatti inerenti alla peste,  ricerca i rapporti di cause ed effetto tra i vari eventi e mette così in luce l’elemento comune a tutti gli errori compiuti in quel frangente: l’irrazionalità.

La Medicina del 1600 non era all’avanguardia come quella dei giorni nostri, tanto che non fu possibile sconfiggere il morbo con un approccio scientifico. Oggi grazie all’impegno, alla passione e alla dedizione di medici, biologi, chimici e scienziati, la situazione è ben diversa: un team di donne italiane è riuscito ad isolare il virus e questa impresa potrebbe aiutare a creare un vaccino per sconfiggere questo male. Ulteriore riprova sono gli oggetti precauzionali come guanti in lattice o mascherine per respirare, al tempo, come ribadito anche nel romanzo di Renzo e Lucia, venivano adoperate sostanze aromatiche per allontanare i contagi. Di questi inutili rimedi ne parlò anche il Boccaccio descrivendo la peste che colpì Firenze.

Nella Marsica morì circa un terzo degli abitanti, e in un paese come Trasacco, i morti furono 711 su 1.066 residenti. Numerose le vittima anche nell’aquilano tra cui Buccio da Ranallo, poeta e scrittore italiano in lingua volgare.

L’evolversi della tecnologia, ci sta permettendo di lavorare e studiare da casa rimanendo sempre aggiornati sull’evolversi della situazione. Dobbiamo ringraziare per questa fortuna che abbiamo senza trasformarla, però, in un’arma a doppio taglio: con la rapida diffusione di false notizie si creano inutili allarmismi “si potrebbe però tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare. Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell’altre insieme che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire” concluse Alessandro Manzoni.

 

Cristina d’Armi

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