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12/09/2019
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Ansia e attacchi di panico: come uscirne?

Eccoci arrivati all’ultimo capitolo della nostra mini rubrica dedicata agli attacchi di panico. Abbiamo visto cosa sono e come prevenirli, non ci manca quindi che capire come comportarci quando ci troviamo nel pieno di un attacco, quando non siamo riusciti a fermarlo in anticipo e quando siamo assaliti da tutte quelle orribili sensazioni di cui abbiamo precedentemente parlato.

Dunque ci troviamo in un posto, uno qualsiasi, stiamo sudando freddo, il nostro cuore è a mille, la testa gira, e il pensiero di una morte imminente ci assale… che facciamo?
Le alternative sono svariate così come i trucchetti per ingannare la nostra mente; Camminare è per esempio un ottimo modo per scaricare l’adrenalina in eccesso, così come pensare ad un evento rilassante è utile per tranquillizzare il corpo e la mente; Parlare con qualcuno ci permette di distrarci e richiamare alla mente una situazione che siamo riusciti ad affrontare con successo ci dà più fiducia in noi stessi.
Ma a volte neanche tutto questo riesce a salvarci, quando il panico diventa ingestibile e del tutto inabilitante infatti, c’è bisogno di ricorrere ad un aiuto esterno; ed è qui che interviene la PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE.

La PCC nasce negli anni ’60 e si fonda sull’idea che pensieri, emozioni e comportamenti siano in relazione tra loro. È inoltre al momento la terapia più rinomata e quella considerata più efficace per problemi di questo genere come dimostrato da numerose ricerche scientifiche internazionali.
La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, come suggerisce la stessa denominazione, unisce due teorie e si svolge in due momenti ben distinti.
Nella 1° fase  ovvero quella Cognitiva si punta a conoscere il modo di ragionare del paziente, i suoi schemi di pensiero, le sue idee ricorrenti, che vanno a dar vita a quelle emozioni negative che causano l’attacco di panico. È perciò necessario modificare e arricchire i pensieri rendendoli più oggettivi e positivi in modo da poter raggiungere una situazione (almeno mentale) di maggiore benessere.
Si passa poi alla 2°fase quella Comportamentale in cui il paziente, con l’aiuto del proprio psicoterapeuta, si espone a situazioni per lui solitamente difficoltose, riuscendo man mano a superarle con sempre più facilità, in quanto impara ad attivare schemi mentali nuovi che gli permettono di affrontare anche circostanze sconosciute senza farsi prendere dal panico.
Un metodo questo quindi che va a lavorare sul passato, presente e futuro di chi ne ha bisogno, dando a questi una sorta di “nuova mente” e di seconda possibilità.

È importante però per me concludere ricordando che tutto parte da noi stessi e che non dobbiamo far altro che ricordarci che: L’ATTACCO DI PANICO NON TI RENDE PAZZO E NON TI FA MORIRE. L’ATTACCO DI PANICO FINISCE. SEMPRE.

 

Lucia Rita Ronzino

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