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09/23/2019
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Festival di Tagliacozzo, stagione sinfonica: ospite il grande violinista Stefan Milenkovich

La 35° edizione del Festival di Tagliacozzo inaugura la propria stagione sinfonica con uno dei più grandi violinisti di sempre, STEFAN MILENKOVICH insieme all’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretti da Dian Tchobanov.

Siamo davvero onorati – commenta Sipari – di poter ospitare un violinista così straordinario come Stefan Milenkovich, un talento assoluto famoso in tutto il mondo che ci regala la sua arte per una inaugurazione sinfonica speciale”. 

Nativo di Belgrado, ha iniziato lo studio del violino all’età di tre anni, dimostrando subito un raro talento che lo porta alla sua prima apparizione con l’orchestra, come solista, all’età di sei anni ed incominciando una carriera che lo ha portato ad esibirsi in tutto il mondo.

È stato invitato, all’età di 10 anni, a suonare per il presidente Ronald Reagan in un concerto natalizio a Washington, per il presidente Mikhail Gorbaciov quando aveva 11 anni e per il Papa Giovanni Paolo II all’età di 14 anni. Ha festeggiato il suo millesimo concerto all’età di sedici anni a Monterrey in Messico.

E’ stato vincitore di molti premi partecipando ai più importanti concorsi internazionali: il Concorso di Indianapolis (USA), il “Tibor Varga” (Svizzera), il “Queen Elizabeth” (Bruxelles), lo “Yehudi Menuhin”(Gran Bretagna), il “Ludwig Spohr” di Weimar ed il Concorso di Hannover (Germania), il “Lipizer”di Gorizia ed il “Paganini” di Genova in Italia.

Riconosciuto a livello internazionale per le sue eccezionali doti tecniche ed interpretative, ha suonato come solista con l’Orchestra Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San Pietroburgo, l’Orchestra del Teatro Bolshoj, la Helsinki Philharmonic, l’Orchestra di Radio-France, la Chicago Symphony Orchestra, collaborando con direttori del calibro di Lorin Maazel, Daniel Oren, Lu Jia, Lior Shambadal, Vladimir Fedoseyev, Sir Neville Marriner esibendosi al fianco di Placido Domingo, Lorin Maazel, Alexis Weissenberg e Sir Yehudi Menuhin.

Dedito anche all’insegnamento, dal 2002 è stato assistente di Itzhak Perlman alla Juilliard School di New York, prima di accettare l’attuale incarico di Professore di violino all’Università dell’Illinois – USA.

Suona un Guadagnini del 1783.

Direttore ospite è il Maestro Dian TCHOBANOV, Master all’ Accademia Musicale Statale (Sofia) nel 1997 e dall’Università della Musica di Vienna (Uroš Lajović – direttore d’orchestra e Konrad Leitner – correpetition) nel 2001. Allievo di Sir Colin Davies a Dresda, Fabio Luisi e Michael Halas (Direttore dell’Opera del Vienna State) è direttore ospite di RSO-Vienna, l’Orchestra dell’Arena di Verona, RSO-Praga, Budapest Festival Orchestra, Dohnanyi Orchestra Budapest, Concert Orchestra Budapest, Filarmonica di Zagabria, Filarmonica Macedone, RSO-Sofia, Sofia Opera e Ballet, Ensamble “Cantus”, B-A-C-H Chamber orchestra Yekaterinburg, Russia; Filarmonica di „Oltenia“, Craiova, Rumania etc.

Il Concerto per violino op. 77 è oggi universalmente apprezzato come una delle composizioni più riuscite di Johannes Brahms e rappresenta uno dei concerti per violino più famosi nella storia della musica. E’ considerato uno dei lavori più importanti del repertorio. I requisiti tecnici per gli assolo sono formidabili, con uso generoso di rapidi passaggi di scala e variazioni ritmiche.

I movimenti in cui si articola sono:

Allegro ma non troppo, Adagio, Allegro giocoso

Il primo movimento (Allegro non troppo) coniuga un’atmosfera intimistica con una solennità di respiro sinfonico che in questo tipo di composizione era stato ormai abbandonato (ad esempio Felix Mendelssohn nel 1844 o Robert Schumann nel 1850). Il grande tema in apertura, monumentale e di piena orchestrazione, è nel contempo agitato da rivelazioni interiori nella parte solistica.

L’apertura dell’Adagio suonata da fiati soli echeggia nostalgicamente le Serenate mozartiane, poi subentra il canto del violino con una cantabilità di stampo italiano. La bellezza della melodia principale (oboe solo) fa richiamare a Max Kalbeck “la purezza lineare del Beato Angelico”.

Il Finale (Allegro giocoso, ma non troppo vivace) è animato di un vigore brillante, secondo i modi ungheresi adottati da tutta la classicità viennese, che qui trova una delle più tarde e più coinvolgenti reviviscenze.

 

La Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56 nota con il nome di “Scozzese”, fu composta in un lungo intervallo di tempo: dal 1829, data del viaggio in Scozia del compositore, al 1842, anno della stesura finale. La prima esecuzione ebbe luogo a Lipsia il 3 marzo 1842. La pubblicazione in forma completa avvenne nel 1842.

I movimenti in cui si articola sono:

I Introduzione. Andante con moto – Allegro un poco agitato – Assai animato – Andante come I – II Scherzo. Vivace non troppo – III Adagio cantabile

IV Finale guerriero. Allegro vivacissimo – Allegro maestoso assai

Il primo tempo è introdotto da un Andante con moto di impostazione grave e solenne. La stessa atmosfera si proietta sull’Allegro un poco agitato che completa il primo movimento, in cui si impongono l’intonazione drammatica e l’orchestrazione massiccia. Rispetto ai consueti canoni sinfonici Mendelssohn inverte i due tempi centrali, premettendo lo Scherzo al tempo lento. E il Vivace non troppo – che inconsuetamente segue la forma-sonata – è uno dei tipici movimenti “magici” di Mendelssohn, nella agitazione perpetua come nella scrittura sussurrata, trasparente, nell’intreccio delle voci strumentali. Una sorta di recitativo dei violini immette nel tempo lento, in forma di Lied, un Adagio dove la melodia innodica, intensa e plastica, viene accompagnata da pizzicati e trova un netto contrasto nella seconda idea, in minore e esposta dai fiati, quasi marcia funebre.

Aperto da uno scoppio folgorante, il finale, Allegro vivacissimo, è un movimento di grande forza drammatica, internamente percorso da una straordinaria energia ritmica, che lascia comunque spazio alla seconda idea, nitidamente scandita dai fiati. Interessante è che questo movimento subisce una subitanea conversione nella conclusione; subentra infatti un Allegro maestoso assai, con un tema innodico in maggiore che si eleva in apoteosi, ottenendo il doppio risultato di offrire una chiusa di grande effetto e di riaffermare quella logica di varietà nella continuità che è una delle principali ragioni d’essere della mirabile partitura.

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