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10/16/2019
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Emma Pomilio e la dinastia segreta: “Ogni epoca riflette il racconto di una storia diversa”

Emma Pomilio vive ad Avezzano e si dedica da molti anni allo studio della storia romana, con particolare interesse per la società e l’istituto della schiavitù. Per Mondadori ha pubblicato i romanzi: “Dominus” (2005), “La notte di Roma” (2008), “Il ribelle” (2009), “Il sangue dei fratelli” (2011), “La vespa nell’ambra” (2015) e “I Tarquini – La dinastia segreta” (2019). Con quest’ultimo romanzo, la scrittrice riporta alla memoria l’ascesa al trono del re etrusco Tarquinio Prisco e di suo figlio Servio Tullio. La storia narra così l’affacciarsi di Roma tra le potenze del Mediterraneo e riferisce con grande perizia la situazione geopolitica del Lazio e delle zone limitrofe intorno al 600 a.C.

 

Un acuto riso femminile sovrastò i flauti e le voci concitate di cavalieri e stallieri. Al limitare della macchia era giunto un carro coperto, seguito da un altro con i servi e i flautisti. I servi allestirono una pedana, cinque ragazze scesero, eccitate e ridenti, accompagnate dalla musica. Tutti le guardavano dalla spiaggia. L’ultima evitò la pedana e saltò a terra, tenendo con le mani le falde del copricapo. Tanaquil, dei principi Silqetenas. I boccoli le rimbalzarono scomposti sulle spalle e si impolverarono le scarpette ricamate d’oro. Rideva, contenta della prodezza, il suo riso era un tintinnio di vetri sottili.

 

La Grande Roma dei Tarquini. Un periodo storico molto importante e oscuro, coperto dalla polvere dell’antichità insieme a fatti sanguinosi, a metà tra la leggenda e la realtà. Quanto è stato difficile, questa volta, disseppellire una storia tanto imponente?

 

Certo non è stato facile rappresentare una civiltà arcaica di cui poco conosciamo, la cui storia in buona parte è leggendaria non solo perché gli storici romani l’hanno raccontata circa sei secoli dopo, ma anche perché nella mentalità arcaica il sacro e il profano non sono distinti nettamente, tanto che gli storici stessi, antichi e moderni, hanno trovato difficoltà ad inoltrarvisi.

C’è un poco edificante e sanguinoso avvenimento, riguardante i Tarquini, che gli storici antichi non hanno tramandato nella sua interezza: la conquista del potere da parte del re Servio Tullio. La parte sconosciuta alla storiografia ufficiale è venuta alla luce nel 1857 in seguito a una grande scoperta archeologica, quella della Tomba Francois di Vulci. I dati oggi a disposizione fanno pensare che il racconto della scalata al potere di Servio sia stato alterato quasi contemporaneamente e con ogni probabilità dallo stesso Servio. Agli storici antichi che scrivevano dei Tarquini, molto più tardi dei fatti narrati, è giunta una storia già rimaneggiata in senso positivo per offrire di Roma un’immagine edificante.

Eppure, chissà che non si trovi un nuovo reperto che possa dirci di più su Servio – Macstarna? Io lo spero sempre, in quel caso la storia si modificherà, e d’altronde la storia è un racconto che si modifica sempre non solo per nuove scoperte, ma anche perché ogni epoca ne dà un’interpretazione diversa.

Darei volentieri dieci anni della mia inutile vita se si potessero ritrovare le memorie di Servio Tullio, le memorie di Silla, le storie di Asinio Pollione, alcuni quaternioni mancati de La repubblica di Cicerone…

 

 

Il dominio dei Tarquini ha, infatti, rappresentato un periodo nuovo contraddistinto dall’espansione territoriale, dall’apertura massima ai commerci e alla multiculturalità, dall’insurrezione antidinastica dei Romani che nel governo ha condotto alla formazione dei poteri tirannici. Questo cambiamento è stato possibile soprattutto grazie alle forti personalità di Tarquinio Prisco e di suo figlio Servio Tullio?

 

Infatti i cambiamenti sono dovuti a loro, che si sono schierati contro l’aristocrazia, decisa a mantenere le cose come stavano per non perdere antichi privilegi. Erano dei tiranni, cioè avevano conquistato il trono in modo non legittimo, in quanto a Roma la monarchia era elettiva. Appoggiati dai nuovi ceti mercantili e dal popolo, Tarquinio e Servio erano personalità carismatiche, grandi condottieri di eserciti e intelligenti amministratori, che hanno traghettato Roma nei tempi nuovi, tra le città potenti del Mediterraneo. Quella che è giustamente definita come La grande Roma dei Tarquini è opera dei tempi che mutano ma soprattutto opera loro, questi grandi che hanno saputo guardare lontano e intercettare i segnali del cambiamento.

 

 

In ogni romanzo storico che si rispetti è possibile seguire una trama verticale e una orizzontale. La storia si mescola, in questo modo, agli accadimenti interni dei protagonisti che nelle loro relazioni sentimentali delineano una trama ben particolareggiata dove sesso, sangue e amore diventano una cosa sola. La tensione erotica e le emozioni degli interessati son ben marcati. È lecito domandarti se queste sottotrame abbiano favorito un cambiamento in favore di un registro linguistico più esplicito rispetto ai tuoi precedenti lavori?

 

Il buon romanziere crea una struttura che lascia poco margine alle disquisizioni inutili, dunque tutto quello che scrive è funzionale. Le sottotrame servono a definire i caratteri di chi poi prenderà delle decisioni importanti nella trama principale. Ogni scena d’amore del mio libro ha il suo perché, serve a stabilire rapporti profondi tra i protagonisti, come ad esempio quella delle nozze di Gneo Tarquinio e Marcia Seconda, costretti a sposarsi per rinsaldare l’alleanza tra le loro famiglie, importante per le sorti di Roma.                    

 “Sentiva addosso un peso enorme. Non poteva essere re, eppure doveva fare da tramite per il regno. Gli sarebbe piaciuto farlo con le armi, non andando a letto con quella prepotente che lo angariava da una vita.”

Questo è il pensiero di Gneo, ma dopo aver fatto l’amore con lei la pensa diversamente. “Capì di volerle bene, Marcia era parte integrante della sua vita, nei suoi primi ricordi c’era lei che lo faceva giocare a nascondersi, e ormai al bene si era aggiunto il desiderio, nessuno l’avrebbe staccata da lui.” Che Gneo ami tanto Marcia lo porterà a partecipare alla congiura contro Servio Tullio che per lui sarà mortale.

 

 

Le continue espansioni territoriali sono narrate in maniera minuziosa dalla tua penna che ne fa un ritratto saturo di azione e grida iraconde. Hai sviluppato in queste didascalie narrative anche una totale venerazione per la descrizione dettagliata dei costumi militari romani e degli abiti indossati dagli etruschi.

 

Le guerre di conquista erano fondamentali per Roma in questo momento. Roma era una città stato nel Lazio con un piccolo territorio: doveva confrontarsi con gli Etruschi e conquistare un porto alla foce del Tevere. Era essenziale l’efficienza dell’esercito. L’esercito come in ogni città stato rispecchiava la società, l’arruolamento avveniva secondo regole precise e secondo il prestigio della famiglia. I due condottieri Tarquinio Prisco e Servio Tullio vincono importanti sfide per Roma, e prima Tarquinio, poi Servio adeguano con le riforme l’esercito al ruolo che Roma vuole rivestire. Mi piace molto descrivere scene di guerra: una intervistatrice mi ha chiesto se dentro di me c’è un guerriero, io ho risposto che dentro di me c’è la romanziera, che osserva e studia, e deve essere in grado di descrivere la società nella sua interezza. Così se si tratta di un assedio, di una battaglia campale, di un duello, di donne al telaio, di partorienti, o ragazzini che giocano con le noci.

Anche per quanto riguarda gli Etruschi ho messo in rilievo le grandi capacità militari e il coraggio, ma ho descritto anche la ricchezza e le abitudini raffinate, la passione per l’eleganza, per i begli oggetti e abiti. Nella penisola abitavano anche i Greci delle colonie, ma credo che il popolo più raffinato e che sappia meglio godere dei piaceri della vita sia proprio quello degli Etruschi.

 

 

 

In questo quadro contraddistinto da uomini forti e potenti, anche le donne svolgono ruoli fondamentali, per non dire essenziali. Sono donne famose, oppure sono donne tradizionalmente definite tramite i loro uomini, altre sono protagoniste immaginarie nella cui figura è possibile rintracciare una verità. Ciascuna di loro avrebbe una storia inedita da raccontare.

 

Le donne erano molto meno importanti degli uomini, ma anch’esse il loro ruolo lo avevano. Nel caso di Tanaquil, la regina, moglie di Tarquinio Prisco, da alcuni storici negazionisti ritenuta una figura leggendaria, la tradizione dice che fu lei a convincere il marito a trasferirsi a Roma da Tarquinia, città che non riconosceva i suoi meriti, fu lei a predire che sarebbe stato re, fu poi lei a preparare la successione di Servio Tullio con un colpo di mano che gli aristocratici romani non potevano prevedere. Lei era una creatrice di re, secondo il modello orientale, ed era assimilata ad Acca Larenzia, divinità protettrice di Re Tarquinio. Tanaquil nella storia dei Tarquini è la chiave di volta. Certo, se non è tutto vero, qualcosa di vero c’è. Questo dimostra che con gli Etruschi le donne contavano, infatti solo delle regine etrusche conosciamo i nomi: Tanaquil, Tarquinia, Tullia. Delle regine precedenti il nome non si conosce affatto.

Ma questo non piaceva agli aristocratici che hanno sempre giudicato male le Etrusche e le hanno denigrate in tutti i modi. Dopo la cacciata dei Tarquini, hanno esaltato la figura della lanifica, la donna che filava la lana, parlava poco, non partecipava ai banchetti, e soprattutto teneva alla sua virtù. Non era bello che si parlasse di una donna per i Romani. Certo è che, a parte casi edificanti e di esempio per la società, gli storici antichi non amavano parlare delle donne, e se sono stati costretti lo hanno fatto trasformandole in avvelenatrici, o virago, o ninfomani.

Mi piace ricostruire la vita delle donne nei miei romanzi, è giusto che oggi si faccia, anche le donne avevano i loro doveri nei confronti della società e vivevano una vita non facile. Nel mio precedente romanzo narro la storia di un’aristocratica ottima poetessa che doveva comporre in segreto, perché mai la sua famiglia conservatrice avrebbe approvato una tale attività sovversiva.

 

 

Delinei in maniera molto intima e particolareggiata le personalità di Tanaquil, Ocrisia e Velia. Quanto c’è di corrispondente alla storiografia ufficiale per la regina e quanto c’è della tua fantasia colma di tatto negli affascinanti personaggi di Ocrisia e Velia?

 

Per la regina non ho inventato molto di più di quanto racconta la tradizione. Invece, di Ocrisia la tradizione ha trasmesso solo il nome e la provenienza latina. Velia, poi, è un personaggio di mia invenzione. Queste donne hanno molto in comune, sono aristocratiche, il che significa che hanno ricevuto un’eredità di conoscenze dalle loro famiglie, dal vaticinio alle proprietà delle erbe. Sono molto orgogliose del loro sapere e tutte hanno una grande parte nella vita del grande re riformatore Servio Tullio.

 

 

Il culto degli Dei è onnipresente in qualsiasi decisione determini il futuro di Roma. Non è un caso, infatti, che le donne di Tarquinio Prisco e di Servio Tullio siano delle veggenti. Come ben sappiamo, tuttavia, spesso il titolo di agire in funzione degli Dei legittimava anche molte scorrettezze e atrocità; qui si collocano Atto Navio e altri personaggi che si macchiano di tradimento.

 

Il potere della religione è stato sempre grande e di supporto per i governi, come succede anche oggi. Nella Roma dell’epoca, i patrizi si servivano del loro sapere (un sapere orale che si tramandava di padre in figlio) per controllare la città, essere al di sopra anche del re, una parte diversa della società e per indirizzarne le scelte.

 

Aveva percepito qualcosa di quel ragazzo, una volontà irriducibile, una forza d’animo e un coraggio senza pari, ma queste qualità dovevano essere portate alla luce, aiutate a comparire. E comunque al momento Servio era oppresso da una paura senza nome, da preoccupazioni troppo grandi per lui, pur se appariva così forte, grosso e pronto a scattare e combattere all’ultimo sangue. Ma cosa doveva difendere quel ragazzo? Quale segreto celava? Si sentiva molto incuriosita da lui, nonostante fosse diffidente e superba, certa di una sua superiorità per nascita e per la capacità innata di comprendere le motivazioni altrui. Avrebbe voluto aiutarlo.

 

Servio Tullio è stato il sesto re di Roma, identificato anche con il nome di Macstarna. A lui si devono la riforma militare con l’inclusione della plebe nell’esercito, la suddivisione della popolazione in classi e la divisione dell’impero in tribù urbane, oltre a molto altro. Seguiamo la crescita del suo personaggio come se stessimo leggendo un vero e proprio romanzo di formazione. Se dovessimo parlare dell’attaccamento ai personaggi faresti una scrematura piuttosto consistente?

 

I personaggi sono tutti importanti, non servono solo a fare colore, a descrivere la società; ogni personaggio è un tassello, se cade crolla l’intera struttura. Certo, Servio è il più importante, tutto quello che viene prima è propedeutico, serve a introdurre questo grande personaggio tanto amato dai romani, che tanto ha dato a Roma, fu ucciso barbaramente e sepolto in luogo sconosciuto; ma il popolo, fino ancora ai tempi dell’impero, si recava a fare offerte nella sua casa sull’Oppio mantenuta intatta, che gli uccisori avevano avuto paura di distruggere. Anche di Romolo, il fondatore, si conservava la casa sul Palatino; Servio fu il rifondatore, colui che ha impresso a Roma il volto che avrebbe conservato per la durata della repubblica.

 

 

Ieri e oggi, un confronto. Quale insegnamento dovrebbero ricavare i lettori dalla conoscenza della dinastia dei Tarquini?

 

Io direi che anzitutto questo libro dovrebbe essere di esempio per i nostri governanti, di qualunque colore e credo, perché i Tarquini, nella mia interpretazione – come dovrebbe essere per i reali che da piccoli vengono educati al loro compito -, hanno anteposto il bene di Roma al bene personale, hanno sacrificato se stessi e i loro figli per la salvezza di Roma, si identificavano con Roma. D’altronde la mia interpretazione non è poi tanto peregrina, poiché un tale sviluppo a una città può imprimerlo solo chi la ama molto. Un altro insegnamento è quello della multiculturalità, con i Tarquini Roma, che era già multietnica, acquisisce molte forze per espandersi e combattere.

 

 

Valeria Consorte

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