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06/19/2019
HomeL'AquilaCultura L'AquilaSport e disabilità: ”Yes I can”, parte da L’Aquila la rivoluzione culturale paratleti 

Sport e disabilità: ”Yes I can”, parte da L’Aquila la rivoluzione culturale paratleti 

Accelerare nel processo di rivoluzione culturale, avviata già da diversi anni, sul tema della disabilità e in particolare sensibilizzare la cittadinanza sul rapporto tra sport e atleti diversamente abili, questi ultimi per la prima volta in gara nei Campionati nazionali studenteschi in corso di svolgimento all’Aquila.

Questo il monito, sullo sfondo dello slogan “Yes i can”, coniato per sostenere gli atleti in occasione delle Paralimpiadi di Rio del 2016, emerso oggi dal convegno “Sport e disabilità” che si è tenuto all’Aquila all’auditorium del Parco del Castello.

L’incontro, organizzato dal Centro universitario sportivo italiano (Cusi), in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si inserisce all’interno degli eventi collegati ai Campionati nazionali universitari (Cnu), che hanno preso il via proprio con l’incontro di basket a 5 Special Olympics.

Proprio sulla storia di Special Olympics e i passi avanti fatti in questi anni, è stato incentrato l’intervento di Alessandro Palazzotti, vice presidente italiano del Team Speciale, che ha ricordato come, “fino a non troppi decenni fa, le persone con disabilità erano esonerate dalla lezione più bella per uno studente, quella di educazione fisica; mentre oggi esistono le paralimpiadi e si affronta il tema sempre più spesso per sensibilizzare la popolazione”.
 
Toccante il momento in cui l’atleta aquilano Special Olympics e vice campione mondiale, Paolo Aquilio, ha consegnato un pallone rosso “speciale” in ricordo dell’evento, ad Antonio Dima, segretario generale del Cusi e a Francesco Bizzarri, docente dell’Università dell’Aquila, presidente del Centro universitario sportivo (Cus) del capoluogo e responsabile dell’organizzazione della rassegna sportiva nazionale.

“Siamo convinti che lo sport rientri nel più ampio campo della Cultura, per questo organizzare un convegno specifico su questo tema, per noi assume una valenza particolare”, ha spiegato Bizzarri.

“Il Cusi nazionale sta portando avanti il progetto ‘Sport e inclusione’, mettendosi al passo con l’Università ed è importante in questo senso promuovere ed organizzare incontri su questo argomento, soprattutto perché si inseriscono nell’ambito dei Campionati nazionali universitari, che si sono aperti, non a caso, proprio con un match che ha visto protagonisti 264 paratleti psichici, provenienti da tutt’Italia”, ha aggiunto il presidente del Cus L’Aquila.

Durante il convegno sono stati ricordati, dal vice presidente nazionale Medici dello Sport e staff medico del Cusi, Gianfranco Beltrami, alcuni dati dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane: in Italia ci sono 4 milioni e 360 mila persone diversamente abili, pari al 7,2 per cento e di questi 2 milioni e 155 mila hanno condizioni di particolare gravità, pari al 3,6% della popolazione italiana.

A portare il saluto degli operatori della sanità è stato il presidente dell’ordine dei Medici e Chirurghi dell’Aquila, Maurizio Ortu, che ha dichiarato: “Mi auguro che un giorno non si legga più la parola ‘disabilità’ abbinata ai vari ambiti, come appunto lo sport, perché ognuno di noi è un diversamente abile, io per esempio non potrei mai fare il giocatore di basket, non sono portato per quello”. 

“La disabilità non esiste, perché ammetterne l’esistenza vuol dire ghettizzare una determinata categoria”, ha concluso il presidente dell’Ordine.

La rettrice dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi ha parlato di “un’occasione di riflessione che segue altri incontri dei mesi scorsi. Da dopo il sisma c’è stata una maggiore attenzione e una voglia di partecipare a questa ricostruzione, anche da parte delle associazioni. Fare manifestazioni e fare insieme è stato un motivo di incontro. Non siamo abituati a pensare alla disabilità, ma tutti noi siamo diversamente abili rispetto al fare determinate cose: quando siamo bambini o anziani per esempio”.

Presente anche l’assessore regionale allo Sport, Guido Quintino Liris: “In queste settimane lo sport è stato centrale nell’economia dei nostri territori, che sono in via di ricostruzione e oggi abbiamo l’opportunità di farlo in modo intelligente, accessibile ed inclusivo. Vorrei portare questa esperienza a livello regionale, per un Abruzzo che sia totalmente accessibile: nelle strutture e nell’ambito del patrimonio”.
 
“L’essere diversi è un concetto molto relativo, vengo da una cultura che esalta le differenze, tutti siamo orgogliosamente diversi gli uni dagli altri, ma le opportunità devono essere uguali per tutti”, ha concluso Liris.

L’assessore allo Sport del Comune dell’Aquila, Vittorio Fabrizi, ha portato il saluto dell’amministrazione comunale e ha sottolineato come “negli ultimi anni ci sia stata una notevole crescita della sensibilità su questi temi, che per me sono di grande importanza”.
 
“Il nostro Comune si è dotato della figura del Disability Manager, una persona che si occupa a 360 gradi di far diventare la nostra una città più inclusiva. Grazie a questa crescita culturale le persone diversamente abili sono entrate a far parte di ogni ambito della vita quotidiana”, ha proseguito l’assessore.

La psicologa Sabrina Banzato ha poi presentato il “Progetto Spin-Cusi: Sport per l’inclusione” che ha lo scopo di “strutturare un’offerta diffusa e continuativa di attività motoria e sportiva per persone disabili da parte della rete Cusi, che comprende i Cus regionali dell’intera nazione. L’idea nasce con l’obiettivo di aumentare l’attività sportiva di una persona diversamente abile, dando la possibilità ad ogni territorio di avere impianti, relazioni e tecnici, che possano diffondere queste iniziative”.

Tanti e qualificati gli interventi dei relatori tra cui: la professoressa Monica Mazza, responsabile Disabilità dell’Università dell’Aquila, che ha parlato di “Disabilità Cognitive e Sport”; il professor Massimo Casacchia, responsabile Psico-Pedagogico Special Olympics, che ha puntato l’attenzione su “L’attività motoria, lo sport e dintorni: un passaporto per la vita”. 
 
“Forse le diagnosi servono poco, negli ultimi anni si è sviluppato sempre più il concetto che tutti possiamo essere disabili e la diagnosi, in questo senso, è stigmatizzante. Si è quindi cercata una classificazione, un sistema valutativo diverso. La vita è una lotta: più una persona riesce ad andare avanti senza deprimersi e più va avanti e lo sport è resilienza”, ha spiegato il professor Casacchia.

L’atleta aquilano Special Olympics Paolo Aquilio ha raccontato la sua esperienza e il suo rapporto con lo sport, sottolineando “la grande soddisfazione nel ricevere una medaglia da condividere, poi, con tutti gli atleti del team, perché gli amici sono la cosa più bella”.

 Dopo la proiezione di un video sull’attività dei paratleti nel basket è stata avviata una tavola rotonda, condotta dal professore di Educazione fisica Guido Grecchi, direttore di Special Olympics L’Aquila, a cui hanno preso parte anche Bizzarri e Antonio Rotondi, presidente del Comitato organizzatore dei campionati europei di Goalball, disciplina sportiva paralimpica per atleti non vedenti e ipovedenti, che si svolgeranno a L’Aquila dal 27 ottobre al 3 novembre prossimi.

Infine, il professor Cristiano De Palmas dell’Università di Sassari, mental coach nazionale di Tennis in carrozzina, ha sottolineato: “Io non divido mai il sano dal malato, non divido il bello e il brutto, o il corpo dalla mente, o ancora lo sport del normodotato dal diversamente abile, per me lo sport è emozione e quando guardo i paratleti cimentarsi nelle varie discipline, mi emoziono”.

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