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10/21/2019
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Gabriele D’Annunzio e l’Abruzzo: un percorso oltre i secoli

“Settembre. Andiamo è tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare,
vanno verso l’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti”.

Pastori D’Abruzzo, Gabriele D’Annunzio

Il legame fra il poeta e la sua terra non può che stringersi attorno a Pescara, sua amatissima casa Natale. È da qui che inizierà il percorso di formazione dell’ autore, poeta, giornalista, drammaturgo, militare, politico.
Regione poco nota del centro Italia, in realtà l’Abruzzo, con tutti i suoi piccoli centri e borghi, nasconde un fondo di realtà storico-artistica di importante validità. Fu proprio Gabriele D’Annunzio ad apprezzare, e poi a mettere su carta, la bellezza di questa regione, partendo dalle zone di mare fino a quelle più verdi. In altre parole, in ognuno dei suoi componimenti, dai romanzi alle opere teatrali, possiamo riscontrare, quindi, numerosi spunti e riferimenti non solo ai suoi luoghi di origine e quindi quelli in cui era cresciuto e che magari era solito frequentare, ma soprattutto si prende coscienza della grande bellezza di una regione davvero tutta da scoprire, e che il poeta aveva compreso già nell’Ottocento valorizzandola e rendendola sempre presente, ora come protagonista, ora come sfondo.
La sua dimora si trova in Corso Manthonè (PE), oggi quest’ultima è allestita come un percorso tutto Ottocentesco di nove sale ove sono custoditi oggetti ed arredi appartenuti a D’Annunzio ed alla sua famiglia.
Non poco distante troviamo la “Riseva Naturale Parco D’Avalos”, nota anche come “Pineta D’Annunziana”, luogo in cui, secondo la tradizione, il poeta avrebbe tratto ispirazione per “La pioggia nel pineto” ove immagina di inseguire il volto di Ermione avvolto da una fresca pioggia, fra alberi di ginepro e tamerici. Attualmente il parco è diventato un vero e proprio cuore verde della città, con sentieri che conducono ad un lago artificiale. Curatissimo ed abbellito negli ultimi anni,  è tappa fissa soprattutto per le famiglie durante i periodi estivi.

“Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome… Dritta su quel candelabro, in silenzio, tu illuminerai col tuo volto le meditazioni della mia anima”.

L’edificio fu costruito da Ludovico II nell’anno 871 , inizialmente dedicato alla Santissima Trinità, l’anno successivo alla sua costruzione vi furono traslate le spoglie di San Clemente da cui poi prese il nome.

La vicenda letteraria a San Vito Chietino inizia con una delle storie d’amore più note del poeta ove troviamo traccia nel romanzo “Il trionfo della morte” . Il vate trascorse parte dell’estate del 1889 insieme alla sua amata Elvita Natalia Leoni detta Barbarella; sembra che fu Francesco Paolo Michetti, suo amico carissimo, anche lui Abruzzese, a trovargli tale eremo decorato da aranceti, ulivi e circondato dal mare. Arrivando lì non si può far altro che dar un volto alle descrizioni che il poeta fa del “Trabocco Turchino”:

“Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile ad un ragno colossale.”

Francavilla invece fu il luogo dove iniziò la scrittura del primo romanzo ,Il Piacere”, del ciclo I romanzi della Rosa. L’autore introduce nella cultura italiana di fine Ottocento la tendenza decadente e l’estetismo, in contrapposizione al naturalismo e al positivismo, che in quegli anni sembravano aver ormai conquistato la letteratura italiana . D’Annunzio inaugura un nuovo tipo di prosa psicologica e introspettiva, con una lingua preziosa e ricercata. La città è situata a sud di Pescara, si estende su un territorio prevalentemente collinare e costiero, molto caratteristici sono i punti panoramici ove è possibile osservare la costa da cui comincia, verso sud, la cosiddetta “Costa dei trabocchi” di cui si parlava precedentemente.

« Lungi, su ‘l cielo chiaro, la sagoma di Francavilla, netta, agilissima, tra ‘l verde; più lungi sfumate molli caligni di viola… »

Il culto dell’arte, insomma, è sempre presente in D’Annunzio; egli tenta ad ogni costo di abbagliare il lettore, trionfando soprattutto nelle descrizioni. Così i luoghi d’Abruzzo vengono catapultati in scene d’amore, di gloria, di sfarzo. Così l’Abruzzo diventa poesia.

 

 

 

Naomi Di Roberto

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