Invia alla redazione

Centralmente è il tuo quotidiano, entra a farne parte!

Invia un articolo, potresti vedere la tua firma pubblicata sul giornale.


09/16/2019
HomeChietiOrsogna, una strepitosa Vittoria Scognamiglio chiude il “Festival Artinvita”

Orsogna, una strepitosa Vittoria Scognamiglio chiude il “Festival Artinvita”

E’ un omaggio a tutte le mamme e le donne quello con cui si è concluso ieri, domenica 12 maggio, al teatro C. De Nardis di Orsogna, il festival Artinvita.

In scena una strepitosa Vittoria Scognamiglio che per sessanta minuti ha tenuto il pubblico incollato alle sedie.  La Scognamiglio ha interpretato “Una madre” lo spettacolo che ha come protegonista Maria, la madre di Cristo.

Liberamente ispirato a “Il testamento di Maria” di Colm Toibìn e riadattato alla regia dalla direttrice del festival ArtinvitaCamilla Ahmaì Saraceni, la rappresentazione teatrale è il grido di dolore di una donna che vive lo strazio della perdita del figlio con compostezza e dignità.

Non ne valeva la pena” dirà Maria alla fine di una pièce che emoziona e rompe gli schemi tradizionali, senza essere mai eccessiva, ma al contrario regalando un nuovo punto di vista su una figura che siamo abituati a immaginare come un’icona, piuttosto che come una donna capace di provare emozioni quanto mai umane.

Una donna che, pur lasciando trasparire nel suo intimo la necessità di dover dire addio a suo figlio, prova ad impedire che il destino si compia.

Dignitosa, spaventata, rassegnata e a tratti speranzosa di poter cambiare un destino irreversibile, la Maria che ci regala Vittoria Scognamiglio è un’icona materna e femminile capace di conoscere e affrontare il proprio dolore nella sua intimità più profonda.

Tutta l’ineluttabilità di una relazione indissolubile con un figlio che  accetta un destino incomprensibile, fatto di carne e sangue. Una donna che in solitudine affronta un dolore che nessun uomo è in grado di capire: non lo possono capire i discepoli, quei “folli” che lo seguono e dai quali si aspetta un gesto di salvezza, mentre straziato Gesù percorre la via del suo calvario, le folle esaltate dai suoi miracoli, i romani che lo crocifiggono.

Quanto dura una crocifissione” dirà Maria mentre ripercorre la vita di quel figlio tanto amato e perduto. Un tempo apparentemente infinito, scandito dalla dissonanza di quelle corde quasi invisibili che attraversano il palcoscenico e tagliano lo spazio come le spine che squarciano la carne di Cristo.

La creatività del musicista Alvise Sinivia ha portato, infatti, sul palco un enorme e particolare strumento, nato dall’unione di tre pianoforti con cui sta girando l’Europa e che l’anno scorso ha presentato alla biennale di Venezia. Incanta il pubblico la voce della giovane Eloise Verreken, (in scena la cugina di Maria), che appare come un’eco lontana di un funesto presagio. Uno spettacolo che vale la pena di vedere e che non stravolge la sacralità di una storia millenaria.

Nessun Commento

Inserisci un commento