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06/20/2019
HomeChietiBenedetto Croce: “un sommo atleta della cultura italiana”

Benedetto Croce: “un sommo atleta della cultura italiana”

Il viaggio di Centralmente cambia rotta e si immerge nella cultura abruzzese. Famosi  e conosciuti sono i nostri conterranei come Gabriele d’Annunzio, Ignazio Silone, Ennio Flaiano, John Fante, Publio Ovidio NasoneBenedetto Croce e tanti altri.

Oggi parleremo della figura di Benedetto Croce filosofo, storico, uomo di politica, critico letterario e uno dei principali punti di riferimento della cultura italiana nel primo e secondo dopoguerra. Nasce il 25 febbraio del 1866 a Pescasseroli, da Pasquale Croce e Luisa Spari, provenienti dalle due rispettive casate, tra le più importanti in Abruzzo, i Sipari di Pescasseroli appartenenti all’aristocrazia e al notabilato, i Croce originari di Montenerodomo. Provenendo da una famiglia di stampo conservatrice consegue gli studi presso il collegio della Carità a Napoli e successivamente al liceo Genovesi. A causa del terremoto di Casamicciola del 1883 la sua vita cambia, perde entrambi i genitori e la sorella. In seguito a questo grande dolore si trasferisce prima a casa dello zio Silvio Spaventa, a Roma, dove entra in contatto con Antonio Labriola e le sue lezioni di filosofia morale. E dopo tre anni torna a Napoli dove entra in contatto con il fervente ambiente culturale di eruditi e studiosi della Società Storica. Questi sono gli anni in cui iniziano a prendere vita studi che successivamente vengono raccolti e pubblicati. Nel 1903 fonda la rivista La Critica (consultabile online: https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica ) che gioca un ruolo importante nella sua vita, come scrive in “Contributo alla critica di me stesso” :

La fondazione della Critica segna il cominciamento di un’epoca della mia vita, quella della maturità, ossia dell’accordo con me medesimo e con la realtà”.

Nel 1910 riceve la nomina a senatore a vita del Regno d’Italia, su proposta del ministro Sonnino. Nel 1920 Giolitti lo invita a prendere parte al suo governo, ricoprendo la carica di Ministro della Pubblica Istruzione. Con l’ascesa del Fascismo e in seguito al delitto Matteotti si schiera in forte opposizione al regime, portando a pubblicazione nel 1925 “Manifesto degli intellettuali anti-fascisti”. Il filo conduttore che troviamo dall’inizio del Novecento alle opere ultime è l’essersi occupato di storia e storiografia, condizione d’impulso per i suoi studi filosofici.
Benedetto Croce vivrà pochissimo in Abruzzo, raramente si reca nei suoi paesi d’origine; a Montenerodomo solo nel 1919, in occasione della morte di Nicola Croce, figlio del cugino Vincenzo, caduto durante la presa di Gorizia. Nel novembre dello stesso anno pubblica la “Monografia su Montenerodomo” che, successivamente inserisce, insieme a quella scritta due anni dopo su Pescasseroli, in appendice alla “Storia del Regno di Napoli”. Il legame di Croce con Pescasseroli trova massima espressione nel discorso pronunciato il 21 agosto 1910 dal balcone del Palazzo Sipari.
È padre e complice di un’epoca che nel complesso è da lui poco apprezzata e molto castigata, come afferma Gianfranco Contini “uscendone da trionfatore”. L’eredità crociana agisce in maniera influente sulla critica sociologica di Antonio Gramsci, sulla critica impressionistica di Renato Serra, sulla critica ermetica di Carlo Bo e Piero Bigonciari e sulla Scuola Fiorentina.

Alla sua morte sopraggiunta a Napoli il 20 novembre del 1952, Croce viene travolto in pieno dalla cultura europea e americana, che aveva cercato a tutti i costi di tenere ai margini del discorso filosofico e ideologico, almeno in Italia. Il pensiero filosofico di Benedetto Croce non ha trovato né in Italia né nel mondo un continuatore degno.

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