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09/19/2019
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Un classico latino: l’attualità di Silone e la contemporaneità della danza in quattro appuntamenti

Per la Stagione di Prosa programmata da ACS con la direzione artistica di Zenone Benedetto – venerdì 1 marzo sul palco del Tosti di Ortona nell’orario sperimentale alle 20:30 e sabato 2 marzo alle 21:00 al Maria Caniglia di Sulmona ACS Abruzzo e Molise Circuito Spettacolo – verrà presentata “Troiane” di Lucio Anneo Seneca, con la traduzione e drammaturgia di Fabrizio Sinisi, la regia di Alessandro Machia, con Paolo Bonacelli, Edoardo Siravo, Alessandra Fallucchi, Silvia Siravo, Cecilia Zingaro, Marcella Favilla, Gabriella Casali.

Si tratta di uno spettacolo di tutto rilievo che è unanimemente considerato il capolavoro di Seneca. Un dramma di straordinaria modernità che si consuma tra le rovine fumanti della città distrutta, sul confronto tra vincitori e vinti, per una riflessione sulla crudeltà della guerra.

In una Troia avvolta dalle fiamme, Seneca mette in scena un universo segnato dal lutto e dalla perdita del controllo sulle passioni, Sinisi aggiunge l’inedito dialogo tra Ulisse e Elena, mettendo in risalto la lucida ferocia e la capacità di fare il male, lo spirito “demoniaco” che alberga nel cuore degli esseri umani. Gli dèi sono ormai presenze lontane e insignificanti, l’uomo è solo davanti al rischio dell’esistenza, con la sua sofferenza e col peso della sua libertà. Le donne di Troia, regine e principesse, sopravvissute alla sanguinosa conquista della città e immerse nel lutto per la perdita dei loro mariti e padri, fratelli, figli e nipoti – guardano in faccia i nemici, i condottieri achei, con l’eroica disperazione di chi non ha più nulla da perdere e attende il solo conforto dalla morte.

Sempre sabato 2 marzo alle 21:00 è previsto un altro appuntamento da non perdere con la compagnia Teatro Lanciavicchio per la Prima Nazionale del loro ultimo spettacolo “Fontamara” al Teatro San Francesco di Pescina.
Lo spettacolo, tratto dal romanzo di Ignazio Silone, per l’adattamento e la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Antonio Silvagni, è una produzione del TSA e del Teatro Lanciavicchio con la collaborazione del Centro Studi Ignazio Silone, del Comune di Pescina e del Comune di Avezzano. La compagnia Teatro Lanciavicchio è stata durante la produzione dello spettacolo in residenza artistica con Zone Libre di ACS al Teatro Comunale di Teramo nel 2018. In scena Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza, musiche originali Giuseppe Morgante.

Cinque attori danno voce a un mondo, a un paese, ai suoi abitanti e pure ai loro carnefici. Raccontano – quasi fosse un’opera sinfonica a più voci – la storia di Fontamara, dei Fontamaresi, di Berardo Viola e di Elvira. Le voci dei protagonisti si accavallano con quelle dei personaggi minori: ogni attore deve acrobaticamente passare da un’identità all’altra. Giuvà, Matalè, il loro figlio, Marietta, Scarpone, e poi il generale Baldissera, Papasisto, Venerdì Santo, Ponzio Pilato, Betta Limona, l’impresario, il cavalier Pelino, don Baldissera, le mogli, i carabinieri, un prete venduto, un canonico disperato… un mondo si affolla sul palcoscenico attraverso una partitura ferrea, un’alternanza di presenze e testimonianze. Perché di testimoni si sta parlando: quasi fossimo di fronte a un giudice, o forse al Giudizio Universale, sono tutti chiamati a ricostruire quei giorni osceni pieni di vergogna violenza e disumano accanimento sui più indifesi.

Mano a mano che l’intreccio di sviluppa, prendono corpo le storie dei Fontamaresi e degli abusi dei poteri forti ai loro danni. Più l’ombra incombente del fascismo che si sposa con gli interessi dei latifondisti. E insieme, la storia dei due protagonisti assenti, Berardo ed Elvira: in mezzo a questo concertato di voci, solo le loro mancano. Berardo ed Elvira esistono solo nel ricordo degli altri. Eppure, qui, sono tutti fantasmi. A parte un unico sopravvissuto: il figlio di Giuvà e Matalè. Solo lui si è salvato. Da lui parte il racconto: se fossimo davvero di fronte a un tribunale, lui sarebbe il supertestimone, quello da proteggere, quello da cui dipende la riuscita o meno del processo. Lui evoca tutti i fantasmi, e i fantasmi si presentano e – a loro volta – i fantasmi ne generano altri e altri e altri ancora. Fino alla fine. Fino alla strage. Fino al genocidio. Perché di genocidio si tratta.

Sabato 2 marzo alle 18 al Teatro Comunale di Teramo, fuori abbonamento, un appuntamento per gli amanti della danza e dell’arte contemporanea: Zhehra Arslan in Foreign Play a cura di Massimiliano Scuderi promossi dalla Fondazione Zimei in collaborazione con ACS Abruzzo e Molise Circuito Spettacolo, il Mibact e la Regione Abruzzo nell’ambito del progetto Zone Libre_azioni di sostegno alla creazione contemporanea.
Zhehra Arslan è un’ artista visiva e scrittrice, nata ad Amburgo, di discendenza Circassiana. Il suo intervento cerca una sintesi tra vari linguaggi e in particolare, per questa occasione, tra il linguaggio dell’arte contemporanea e quella dell’azione teatrale, della performance, dell’happening o semplicemente di un suo lavoro applicato allo spazio del teatro come sistema organico. Dice del suo lavoro “non c’è un quadro storico lineare o omogeneo nel mio modo di pensare. C’è una continua ricerca di forme di espressione autonome nel lavoro, che a mio parere gli consente inevitabilmente di resistere alle categorizzazioni. Si può dire che la cultura diventa una forza repressiva e pone l’accento sull’importanza delle relazioni”.

L’evento è concepito all’interno di una serie di appuntamenti ispirati da una famosa opera del 1961 dell’artista americano Robert Morris intitolata “Columns”.

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