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03/27/2019
HomeL'AquilaCultura L'Aquila[Recensione] “Carezze di velluto” di Sarah Waters

[Recensione] “Carezze di velluto” di Sarah Waters

Carezze di velluto (Tipping the velvet), Sarah Waters

Tea – dal catalogo Ponte alle Grazie

Trad. Fabrizio Ascari

pp. 495

€ 12,00

Pubblicato nel 1998, Il romanzo di debutto della scrittrice gallese ottiene subito un successo di pubblico e critica. Carezze di velluto, nello stesso anno dell’uscita difatti, è finalista al Booker Prize. Tre anni dopo viene adattato per una serie televisiva trasmessa dalla BBC che si aggiudica due candidature importanti al British Academy TelevisionCraft Award e al GLAAD Media Award tv. Rappresentano soltanto i primi successi di un sempre crescente consenso per Sarah Waters, nota per le storie estremamente affascinanti ed evocative ambientate nella Londra vittoriana e aventi come protagoniste donne omosessuali.

 

Era una notte gelida e bella, la cui calma assoluta contrastava con il chiasso della festa che ci eravamo lasciate alle spalle. Le strade erano coperte di ghiaccio e invase dalla nebbia. Di tanto in tanto, sentivo sbandare leggermente la carrozza e percepivo lo sdrucciolare degli zoccoli del cavallo e le sommesse imprecazioni del cocchiere. I marciapiedi scintillavano di brina e i lampioni proiettavano nella nebbia aloni giallastri. Per lunghi tratti non incrociammo altre vetture. Pareva che il cavallo, il cocchiere, Kitty e io fossimo le uniche creature sveglie in una città di pietra e di ghiaccio in preda al sonno”.

 

Nancy Astley è una giovane ragazza di Whitstable che vive come ostricara presso la taverna di famiglia. La sua passione più profonda è il music-hall, per cui ogni settimana diventa spettatrice instancabile di spettacoli e performance nel teatro del Kent. Proprio durante una delle sue serate in platea, Nancy si innamora perdutamente di un’artista che si esibisce al Palace per una settimana, Kitty Butler, con la quale serata dopo serata riesce a intrecciare prima un rapporto d’amicizia e dopo una scomoda storia d’amore. È proprio Kitty a trascinare la giovane con sé a Londra, consentendole di distaccarsi totalmente da una famiglia con aspettative di vita conformi all’epoca ottocentesca e di conseguenza completamente diverse da quelle della ragazza. Da ostricara a seguace innamorata, Nancy si rivela presto anch’essa una stella del palcoscenico di incommensurabile bravura il cui destino avverso, tuttavia, inaspettatamente la induce ad abbandonare la carriera di cantante per intraprendere quella di prostituta nelle prolifiche strade di Londra – dove il magico teatro della vita riesce sempre a procurare qualche divertimento. Mettersi al servizio del piacere non costituisce per lei un mestiere spregevole, ma un passatempo che l’avvicina alla conoscenza dei desideri nascosti delle persone. Proprio durante uno dei suoi pellegrinaggi nelle piazze della città, entra nelle grazie di una signora ricca e disinvolta che, rimanendo stregata dalla sua bellezza androgina, la prende con sé facendo di lei un’amante ricca di privilegi e pronta a soddisfare qualsivoglia godimento sessuale.

 

Non potevo farci nulla. Era tutta colpa di Diana, così sfrontata, così ardente, così diabolicamente furba. Era come una regina con la propria corte bizzarra […] Quando lei faceva un gesto, sollevavano il capo attente. Quando lei parlava, la ascoltavano. Era la sua voce, credo, ad ammaliare, quei toni bassi, musicali, che una notte mi avevano strappato ai miei vagabondaggi notturni e trascinato nel cuore del suo mondo oscuro. Le argomentazioni più fondate crollavano a un grido o a un sussurro di Diana […] Alle donne che l’avvicinavano dava le vertigini. Era come una cantante che con i suoi acuti fa tremare i bicchieri. Era come un cancro, come uno stampo. Era come la protagonista di uno dei suoi romanzi osceni: la si poteva mettere in una stanza con un’istitutrice e una monaca e in un’ora si sarebbero strappate i capelli per farci un frustino”.

Il rapporto con la viziosa Diana se dapprima subissa la coscienza della ragazza, le permette infine di ritrovare una strada da percorrere e grazie alla quale scoprire la sua identità e un futuro appagante. Sono numerose e disparate le conoscenze che Nancy intesse durante il suo instabile cammino d’iniziazione alla vita. Tra queste, spiccano molte donne che la portano per mano verso una graduale maturazione. Ogni personaggio, difatti, si rivela assolutamente fondamentale per affinare la sua natura.

 

Questo romanzo incredibilmente brillante ricalca con estrema bravura tecnica le tappe fondamentali della formazione–suddivise nella fase della giovinezza, consapevolezza di sé, perdizione e redenzione. Il distacco netto da una fase all’altra della vita di Nancy non è evidente soltanto attraverso l’evocazione storica che la Waters definisce perfettamente: prima le strade di Londra sembrano fornire un vero e proprio palcoscenico personale per la ragazza, poi di colpo divengono affollate e claustrofobiche, e ancora sudice, oscure, perverse, infinite e finalmente melodiose; poiché anche l’espressione verbale muta seguendo una maturazione turbolenta. Se nella sua vita da ostricara Nancy non conosceva affatto vocaboli gretti e arrossiva di pudicizia quando qualcuno le rivolgeva complimenti diretti, nella fase decadente- che coincide inevitabilmente con il periodo della sua conoscenza con la ricca signora – le espressioni divengono di colpo volgari, sconvolgendoci dall’innocenza che la protagonista sottolineava tanto. Il linguaggio muta, dunque, adeguandosi alle situazioni più estreme che sperimenta. Da ostricara, al centro della sua vita c’era una devozione insofferente al lavoro, quando si innamora di Kitty, invece, la passione che corrode il suo animo riesce a bruciare persino le pagine che leggiamo. La lussuria, una vita di piacere, viene votata soltanto per appagare la padrona e il suo status di ricca privilegiata. Il sacrificio, il valore del lavoro e della ricerca della serenità, com’è presumibile, arrivano con il raggiungimento di un’accettazione consapevole.

 

Sei la troia più sfrontata con la passera più abile. Se la scopata fosse un paese… be’, cazzo, tu ne saresti la regina!”

 

Se nelle prime pagine il romanzo suscita compassione e divertimento nei lettori, con il susseguirsi delle vicende rocambolesche, cambia rotta per sconvolgerli e trascinarli sulla stessa traiettoria che Nancy ha scelto di percorrere. La commozione – l’emozione più importante e ardua da suscitare – arriva nel finale, quando la protagonista cambia completamente assetto alla sua vita per ricostruire un destino che non avrebbe mai immaginato per sé. Ed è nel finale che difatti il tema del socialismo acquista la sua importanza storica, riempiendo le facciate di un’evocazione che la scrittrice rende ineccepibile attraverso sapienti affabulazioni sulla situazione sociopolitica a cavallo tra ‘800 e ‘900 – dove il capitalismo è una macchia che scolora i bisognosi ed eleva sempre i più ricchi. Nancy, pur non facendo mai della politica la sua ragion d’essere, aiuta la nuova compagna di vita in una salita difficoltosa insieme alle femministe, alla classe operaia e ai bisognosi verso l’uguaglianza dei diritti. Una ragazza, dunque, che dalla sua prima presentazione si contrappone alla donna borghese ottocentesca incentrata sul proprio focolare domestico. E proprio questo si apprezza di più nelle magnifiche anti-eroine di Sarah Waters: la scomodità della loro presenza originale e audace.

 

Valeria Consorte

 

 

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