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11/20/2019
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L’Aquila, campagna contro la ludopatia: “Slot Free I Love AQ”

Mettere un freno alla ludopatia, promuovendo corsi di prevenzione e iniziative contro la malattia del gioco: questa la proposta dei due consiglieri comunali di L’Aquila Futura, Roberto Santangelo e Luca Rocci.

Come spiegano in una nota, i due consiglieri comunali hanno proposto al Consiglio Comunale una campagna di prevenzione volta a combattere la dipendenza da gioco, come corsi nelle scuole e la creazione di un marchio “Slot Free I Love AQ” per tutte le attività che decidono di non installare apparecchiature nei loro locali commerciali.

Come ricordano i due consiglieri, “In Italia, il gioco d’azzardo, con un fatturato annuo di 96 miliardi di euro, rappresenta la terza azienda del Paese dopo l’Eni e l’Enel. In Abruzzo, solo nel 2016, il giro di affari si attesta oltre 1,9 miliardi di euro“.

E’ fondamentale, quindi, muoversi per la prevenzione, considerando che si tratta di un settore in crescita negli ultimi anni, che segue di pari passo la crisi economica, andando a gravare sul bilancio delle famiglie:
Il gioco d’azzardo sottrae ore al lavoro, alla vita affettiva, al tempo libero, e produce sofferenza psicologica, di relazione, educativa, materiale, di aspettativa di futuro, altera i presupposti morali e sociali dei cittadini sostituendo con l’azzardo i valori fondati sul lavoro, sulla fatica e sui talenti. Risultano a rischio la serenità, i legami e la sicurezza di tante famiglie e delle nostre comunità“.

Non bisogna dimenticare, poi, la correlazione tra dipendenza da gioco e malavita.
Spesso intorno ai luoghi del gioco d’azzardo si organizza la microcriminalità dei furti, degli scippi e dell’usura, ma anche la criminalità organizzata, che in maniera diretta o indiretta, gestisce il mercato del gioco e altre attività quali estorsione e riciclaggio – spiegano Santangelo e Rocci.
La commissione parlamentare antimafia dichiara che sono oltre 50 miliardi di euro all’anno, tra gioco legale e illegale, quelli su cui le mafie ‘mettono le mani’. Crediamo che le dimensioni assunte dal fenomeno ne fanno una vera e propria piaga che ha ricadute distruttive sulla vita dei singoli cittadini e delle loro famiglie, ma ha anche un enorme costo sociale, calcolato in 5-6 miliardi l’anno solo per la cura di queste dipendenze“.

“Questa è una questione che va affrontata con una serie di azioni non solo di tipo repressivo, ma anche di prevenzione culturale e sociale nei confronti della cittadinanza e dei gestori di attività commerciali con i quali collaborare e dando un sostegno alle vittime del fenomeno“, concludono i due consiglieri.

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